Ma non tutti esultano «Troppe interruzioni, non eravamo pronti»
Pistoni, Gabrielli e Roversi tra i dirigenti più perplessi «Servono dei paletti, si rischia di favorire l’ostruzionismo»
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Non tutti però gli addetti ai lavori da noi interpellati si sono dichiarati pienamente favorevoli all’introduzione delle cinque sostituzioni in campionato (e dopo che, lo ricordiamo, lo scorso anno tale modalità è stata sperimentata nelle Coppe). Eccessiva frammentazione dei secondi tempi, potenziale utilizzo di tale opportunità in chiave ostruzionistica ma anche la tempistica di tale cambiamento, a un mese o poco più dall’inizio dei campionati e a “mercato” quindi già effettuato, le principali critiche mosse.
«Potrebbe anche essere – attacca Maurizio Pistoni, dg della Sanmichelese – un’idea giusta, ma se venissero posti dei paletti (che in realtà, almeno al momento, non sono previsti): le interruzioni dovrebbero essere due-massimo tre per ogni squadra, accorpando i cambi, altrimenti la partita finisce per essere troppo spezzettata. Immaginiamo ad esempio il caso di dieci sostituzioni distinte nell’ultimo quarto di gara: si rischierebbe di assistere e partite praticamente già finite con largo anticipo».
Ancora più critico Enrico Gabrielli, diesse del Ganaceto matricola di Promozione: «Se come sembra si dovesse concedere alle due squadre di effettuare cinque sostituzioni l’una separata dall’altra, non sarebbe più calcio; la gara nei secondi tempi verrebbe continuamente interrotta. Con tre interruzioni per squadra come avviene ora sarebbe un po’ meglio, ma rimane un problema: cinque cambi potrebbero cambiare notevolmente il modo di interpretare la partita da parte di una squadra, che potrebbe anche essere tatticamente e tecnicamente capovolta. Tutto ciò mi starebbe bene se fosse stato stabilito con largo anticipo, in modo da consentire a tutte le società di allestire rose più ampie e adatte a tale situazione. Le molte che non l’hanno fatto, potrebbero trovarsi svantaggiate. I cinque cambi possono andar bene nelle prime fasi di Coppa, quando permettono di ruotare maggiormente i giocatori dopo la preparazione estiva, ma in campionato no».
Questa infine l’analisi dettagliata di Giorgio Roversi, storico diesse del Concordia: «È in un certo senso il completamento del passaggio dai 16 ai 18 giocatori in panchina, svolta che con soli tre cambi possibili risultava un ibrido. Per gli allenatori che la sapranno usare bene, si tratta inoltre di una bella opportunità di cambiare l’impostazione della gara e modificare l’andamento tecnico-tattico delle partite. È però un’arma a doppio taglio: può essere utilizzata a scopo offensivo, se si deve recuperare il risultato, ma anche difensivo per proteggerlo col rischio di sconfinare nell’ostruzionismo». (momo)
«Potrebbe anche essere – attacca Maurizio Pistoni, dg della Sanmichelese – un’idea giusta, ma se venissero posti dei paletti (che in realtà, almeno al momento, non sono previsti): le interruzioni dovrebbero essere due-massimo tre per ogni squadra, accorpando i cambi, altrimenti la partita finisce per essere troppo spezzettata. Immaginiamo ad esempio il caso di dieci sostituzioni distinte nell’ultimo quarto di gara: si rischierebbe di assistere e partite praticamente già finite con largo anticipo».
Ancora più critico Enrico Gabrielli, diesse del Ganaceto matricola di Promozione: «Se come sembra si dovesse concedere alle due squadre di effettuare cinque sostituzioni l’una separata dall’altra, non sarebbe più calcio; la gara nei secondi tempi verrebbe continuamente interrotta. Con tre interruzioni per squadra come avviene ora sarebbe un po’ meglio, ma rimane un problema: cinque cambi potrebbero cambiare notevolmente il modo di interpretare la partita da parte di una squadra, che potrebbe anche essere tatticamente e tecnicamente capovolta. Tutto ciò mi starebbe bene se fosse stato stabilito con largo anticipo, in modo da consentire a tutte le società di allestire rose più ampie e adatte a tale situazione. Le molte che non l’hanno fatto, potrebbero trovarsi svantaggiate. I cinque cambi possono andar bene nelle prime fasi di Coppa, quando permettono di ruotare maggiormente i giocatori dopo la preparazione estiva, ma in campionato no».
Questa infine l’analisi dettagliata di Giorgio Roversi, storico diesse del Concordia: «È in un certo senso il completamento del passaggio dai 16 ai 18 giocatori in panchina, svolta che con soli tre cambi possibili risultava un ibrido. Per gli allenatori che la sapranno usare bene, si tratta inoltre di una bella opportunità di cambiare l’impostazione della gara e modificare l’andamento tecnico-tattico delle partite. È però un’arma a doppio taglio: può essere utilizzata a scopo offensivo, se si deve recuperare il risultato, ma anche difensivo per proteggerlo col rischio di sconfinare nell’ostruzionismo». (momo)
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