Mayer: «Modena, sono tornato a casa»
Ieri primo allenamento da mister dell’ex leader della Longobarda: «Le incertezze societarie non mi preoccupano»
MODENA Il ritorno di Mauro Mayer. In un periodo avaro di buone notizie per i tifosi del Modena, il ritorno del capitano della Longobarda è già, di per sé, una buona notizia. Torna come allenatore della squadra Allievi, ma, si sa, spesso da cosa nasce cosa, quindi che la storia si ripeta almeno come corsi e ricorsi. Già perché Mayer non è stato solo uno dei più autorevoli componenti (147 presenze, 3 gol) di quella squadra gialloblù che da queste parti ancora, pur se soltanto nell’amarcord, fa sognare tutti, ma fu la pietra d’angolo sulla quale Doriano Tosi costruì la Longobarda. Fu il primo giocatore che il diesse del Modena acquistò, innanzitutto per puntellare la formazione prelongobardica che traballava, poi per farne appunto uno dei pilastri della squadra delle due promozioni consecutive: «Arrivai a Modena nel mercato invernale, dalla Ternana in B, quindi scendendo di categoria, ma Tosi mi aveva garantito che, dopo esserci salvati, per la stagione seguente sarebbe stata costruita una squadra molto ambiziosa. Mi fidai di quella promessa. Anche perché venivo dall’esperienza nella Ternana, dove avevo trovato le stesse difficoltà iniziali, era in C2, ma con la quale, dopo che la squadra era stata rivoluzionata, erano poi arrivate due promozioni consecutive. E a Modena la storia si è ripetuta».
Una storia che aveva proiettato Mayer fino in Serie A, un traguardo che, ammette con sincerità, non pensava di raggiungere: «Non credevo che ci sarei arrivato, ho sempre badato a dare il meglio di me, avevo giocato in B, già una soddisfazione, e la A non era certo una fissazione per il sottoscritto».
Una categoria che poi il Modena e Mayer hanno perso in modo molto amaro e, pur se sono passati tredici anni, nelle parole dell’ex capitano gialloblù si coglie ancora una punta di rimpianto: «In quel secondo anno molte cose andarono male, a cominciare da alcuni infortuni gravi, compreso il mio. Un peccato, se ci fossimo salvati sono certo che poi come società e come squadra ci sarebbe stato un consolidamento tale da consentire al Modena almeno quell’alternanza tra A e B che, ad esempio, l’Empoli da anni riesce a gestire con buoni risultati».
Se alimenta la nostalgia, il rimpianto non cancella però quello che la Longobarda ha fatto: «E’ stata una bella favola, ma una favola vera, non ce la siamo sognata, l’abbiamo vissuta».
Dal passato al presente: perché Mayer lascia una società come il Venezia in grande ascesa, reduce da due promozioni consecutive, per un club il cui futuro, a essere ottimisti, è avvolto da una fitta nebbia? «A Venezia ho allenato per due anni gli Allievi, con soddisfazione, ma quando ho saputo che rientrava un precedente allenatore dei lagunari, ho pensato subito al Modena. I contatti con Davide Marcurio prima e con Maurizio Bratomi poi hanno avuto l’esito che speravo. Quindi, eccomi qui. Per me è un ritorno a casa, visto che ho vissuto per anni a Modena. Non mi preoccupano le incertezze sul fronte societario e ho la certezza di tornare in un posto di cui apprezzo tutto».
Dopo un triennio alla guida degli Allievi del Sassuolo e un biennio con gli Allievi del Venezia, Mayer è uno specialista di questa categoria. «Specialista è eccessivo, ma un po’ conosco questa fascia d’età. Nella quale non ci si può limitare ad allenare la tecnica e la tattica, trasmettendo l’ansia del risultato, ma si deve cercare di diventare un punto di riferimento per i ragazzi, una sorta di insegnante».
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