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Sartoretti: «Bruninho, un vero leader»

di Francesco Cottafava
Sartoretti: «Bruninho, un vero leader»

Volley. Il direttore generale dell’Azimut: «È un esempio da seguire per i compagni, specialmente nei momenti di difficoltà»

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Esistono ancora i leader nella pallavolo moderna? Quanto è determinante il ruolo del leader all’interno delle vittorie di una squadra? Ha risposto a queste domande Andrea Sartoretti, direttore generale dell’Azimut Modena, intervenuto ieri pomeriggio su Radio 1 nella trasmissione “A tutto tondo”, condotta da Giacomo Valenti. Un parallelo tra la nazionale italiana degli anni 90, la “Generazione dei fenomeni”, e la pallavolo attuale, con l’incoronazione di Bruno a leader indiscusso dell’Azimut Modena. «La mia prima convocazione in nazionale risale al 1993, una squadra straordinaria che aveva già vinto un mondiale e due europei. Si respirava una voglia di vincere fuori dal comune, nessuno mollava un centimetro e c’era l’attenzione su ogni particolare. Velasco, il cittì a quel tempo, era bravissimo ad instaurare nella testa del gruppo l’idea del sacrificio, fondamentale per ottenere dei risultati». Sartoretti prosegue analizzando l’importanza di avere un gruppo unito e disposto a remare sempre dalla stessa parte: «Può succedere di avere in rosa un giocatore fastidioso e antipatico, ma questo deve essere un assoluto fenomeno. Finché è determinante per raggiungere i successi, in un modo o nell’altro lo si può accettare, ma appena scende di livello il gruppo non lo accetta più. Avendo giocato 20 anni, vissuto una cinquantina di spogliatoi diversi, posso tranquillamente affermare che il gruppo è imprescindibile per arrivare a vincere qualsiasi titolo». Tutta la sua esperienza da giocatore adesso è confluita all’interno di Modena Volley. «Ovviamente, essendo il direttore generale, il mio compito è quello di costruire la squadra, ma non lo faccio mai da solo. Mi piace coinvolgere il primo allenatore e tutto lo staff tecnico. Mi confronto sempre anche con la nostra presidentessa. Qui a Modena stiamo cercando di costruire la società e la squadra con le caratteristiche che aveva la nazionale della “Generazione dei fenomeni”. C’è sempre bisogno di un leader. Noi a Modena abbiamo Bruno, un vero leader. Non vuol dire essere il più bravo o quello più pagato, ma è colui che si mette in gioco per primo, colui che da l’esempio in qualsiasi situazione. Sono tutti bravi se le cose sono facili, ma il leader eccelle in qualsiasi momento, specialmente nelle difficoltà, che in un anno sono sempre tante. I leader, come Bruno, vengono riconosciuti dai compagni, che ti vedono come un esempio da seguire negli allenamenti ed in partita».

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