Gazzetta di Modena

Sport

LA RESA DEI CONTI 

Dal patto con Casari allo stadio: autostrada per l’inferno

Dal patto con Casari allo stadio: autostrada per l’inferno

Sfrattato dal Braglia per non aver pagato il mutuo e per averlo lasciato al Comune, che se lo è ripreso di fronte alle sue inadempienze, in condizioni disastrose. Il Modena inizierà il campionato in...

2 MINUTI DI LETTURA





Sfrattato dal Braglia per non aver pagato il mutuo e per averlo lasciato al Comune, che se lo è ripreso di fronte alle sue inadempienze, in condizioni disastrose. Il Modena inizierà il campionato in esilio e la colpa non è di Muzzarelli o Guerzoni, ma di Antonio Caliendo. Che non otterrà nessuno sconto dall’amministrazione comunale. Due cessioni virtualmente annunciate e saltate sul filo di lana perchè per lasciare Modena, il proprietrario del club gialloblù non raccoglie i cocci che ha disseminato nella sua gestione, evita la certificazione del debito chiesta da Carmelo Salerno attraverso un concordato in tribunale e si ostina ad andare avanti alla spera in Dio che, però, sembra aver abbandonato Modena. Penalizzato in campionato per i ritardi nei pagamenti di Irpef e Irap (e non è colpa del Fisco.... ) lo affronterà con una squadra che Capuano, tecnico factotum alla quale era stato promessa una formazione importante, sta cercando di allestire a costo zero perchè non c’è trippa per gatti. Arriverà un manager per cercare di riorganizzare e ristrutturare una società allo sbando: Caliendo si defilerà, con tanto di dimissioni, ma la proprietà resterà sua e sarà sua anche l’immagine di un Modena che ha perso credibilità nel calcio italiano - convincere un giocatore a indossare la gloriosa maglia gialloblù è impresa titanica - e che lunedì ha subito un’altra mazzata con l’intervento dello stesso Caliendo a Sport Italia. Un teatrino imbarazzante con l’ammissione di scelte fallimentari, tecniche e gestionali, che hanno portato il Modena in serie C, distribuite anche tra ds e mister, ma firmate in calce da Antonio Caliendo. Ma è come sparare sulla Croce Rossa. La situazione attuale, infatti, è frutto di un peccato orginale: il patto tra Roberto Casari e lo stesso Caliendo (bramava per avere il club) che fece fuori Stefano Bonacini col fido Giuntoli e tutti i soci di Ghirlandina Sport, nomi di spicco dell’imprenditoria modenese come Marchesini, Morselli, l’ing. Ferrari e i fratelli Galassini, si è rivelato scellerato. I modenesi c’erano, ma il patron di Cpl, che in precedenza aveva dato un paio di robuste spallate a Livio Cavagna e soprattutto a Romano Sghedoni che Amadei aveva già annunciato come suo futuro socio, li ha sacrificati sull’altare di Caliendo, della burla Commini e di una rivoluzione epocale fasulla. Il declino del Modena nasce lì, nonostante il nobile tentativo di un centinaio di tifosi di far saltare quell’accordo. Il peccato originale si è trasformato in un peccato mortale che ha portato il calcio geminiano alle soglie dell’inferno. La perdita del Braglia, della propria casa, è solo l’ultimo atto. (p.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google