Sonia sulle tracce dei Duchi di Savoia
di Filippo Franchini
Prima volta per la Del Carlo sui sentieri del Monte Bianco: un’avventura di 120 chilometri. Misley al traguardo della UTMB
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«La soddisfazione più grande è giungere al traguardo con il sorriso sul volto ed i brividi lungo la schiena: quand’è così, ogni impresa assume rilievo assoluto».
Quel sorriso, a diversi giorni di distanza dal traguardo di Chamonix, non si è ancora spento sul viso di Sonia Del Carlo. Legittimo, se si pensa che l’impresa ha i contorni di 120 chilometri attraverso i sentieri escursionistici del Monte Bianco, del Beaufortin, dell'Alta Tarantaise e della Valle d'Aosta, conditi con qualcosa come 7.200 metri di dislivello positivo.
Si legge TDS, “Sur les Traces des Ducs de Savoie”, un lungo viaggio interiore, una sfida con se stessi, che parte da Courmayeur e sfida montagna, buio, meteo e le proprie debolezze per poi straripare di gioia a Chamonix, dopo aver affrontato il percorso all’inverso dell’UTMB, Ultra Trail du Mont Blanc.
«E’ un’esperienza incredibile - assicura la formiginese portacolori del Team Mud&Snow, con l’adrenalina ancora in circolo - una corsa che non ha eguali, per organizzazione e fascino. Quello che la rende unica è il calore della gente del posto, il coinvolgimento di un’intera comunità in un evento che trascende la competizione».
1.251 concorrenti all’arrivo della TDS 2017, 140 sono state donne. Sonia Del Carlo ha concluso in 27ª posizione la sua impresa sui 119 km, dopo 24h49’40”, conquistando una splendida quarta piazza fra le 13 italiane classificate.
«E’ stata molto dura, ma avevo motivazione altissima, sapevo di potercela fare ed ho avuto soprattutto la fortuna di poter contare su tanti amici al mio fianco, che mi hanno fatto superare gli inevitabili momenti di crisi sul percorso. E’ stata la mia prima esperienza nella TDS, dopo che l’anno scorso mi ero cimentata nei 100 chilometri della CCC, che girano in senso opposto, ricalcando il sentiero del Giro del Monte Bianco: un passaggio graduale, che mi ha consentito di affrontare con più esperienza e consapevolezza un tracciato decisamente più selvaggio, in cui le salite sono impegnative, ma soprattutto lunghissime».
Sfida solitaria, lunga 24 ore, in cui la notte lascia spazio al giorno attraverso 120 km di salite e incognite meteo.
«Era la mia distanza maggiore di sempre, fortunatamente il tempo è stato clemente. Correre in montagna per me è decisamente più stressante di quando sono sull’asfalto: su strada stacco la spina e mi rilasso, fra i monti occorre stare attenti al percorso, all’appoggio sul terreno e tutto è una continua sorpresa. Allo stesso tempo, il trail è libertà, la mente spazia e distanze che sarebbero impensabili su strada diventano alla portata fra i monti».
Due sole basi vita, al 50° ed al 96° km, avamposti in cui ricaricare le batterie verso il miraggio del traguardo.
«Le aspetti come un’ancora di salvezza: io ho avuto la fortuna di poter contare su Gaia Venturelli e Veronica Russo, amiche che mi hanno fatto assistenza, aiutato nel cambio abiti, un pasto caldo, parole giuste soprattutto. Sapere di avere mio figlio, cui va sempre il mio primo pensiero in gara e tanti amici a seguire il live trail davanti al pc, gli “amici del martedì sera” con cui corriamo a Spezzano sui percorsi sterrati a fare il tifo ed i compagni del Team Mud&Snow in gara insieme a me mi ha dato una forza incredibile. La sorpresa più grande me l’hanno fatta poi due amici speciali, Manuela Dallavalle e Paolo Balestrazzi, che hanno anticipato il loro arrivo a Chamonix apposta per me: è stata un’emozione unica vederli al traguardo».
Davvero una squadra speciale, il Team Mud&Snow di Casona di Marano. Una “famiglia”, come la definisce Sonia, che fa del trail un credo e del gruppo un requisito. A guidarlo sul campo, il condottiero Francesco “Checco” Misley, che ha iscritto il proprio nome fra i finishers del percorso sovrano, i 170 km dell’UTMB. Per lui, crono da 33h44’14”, per la 287^ piazza assoluta, 15° italiano. Con lui Francesco Pedroni, che, purtroppo costretto al ritiro, è ugualmente rimasto per fare assistenza all’amico nelle basi vita. Onore anche all’unica modenese in gara, Elisa Bordin, terza italiana assoluta in 36h24’32.
Nella TDS, bravissima anche Francesca Braidi, al traguardo in 132^ piazza, dopo 32h24’28”, mentre Rita Montorsi e Sara Dal Seno hanno portato a termine a braccetto la OCC in 13h11’15”, sulla distanza di 56 km (3500 D+), dove bravissimo è stato Christian Modena, 25° assoluto in 5h57’28”, terzo italiano. La ciliegina sulla torta l’ha posata, da par suo, Giulio Piana. Il fuoriclasse fananese ha infatti chiuso al 18° posto assoluto i 100 chilometri della CCC, primo italiano in 11h50’23”, nella gara vinta in 10h24’30” dallo statunitense Hayden Hawks.
Quel sorriso, a diversi giorni di distanza dal traguardo di Chamonix, non si è ancora spento sul viso di Sonia Del Carlo. Legittimo, se si pensa che l’impresa ha i contorni di 120 chilometri attraverso i sentieri escursionistici del Monte Bianco, del Beaufortin, dell'Alta Tarantaise e della Valle d'Aosta, conditi con qualcosa come 7.200 metri di dislivello positivo.
Si legge TDS, “Sur les Traces des Ducs de Savoie”, un lungo viaggio interiore, una sfida con se stessi, che parte da Courmayeur e sfida montagna, buio, meteo e le proprie debolezze per poi straripare di gioia a Chamonix, dopo aver affrontato il percorso all’inverso dell’UTMB, Ultra Trail du Mont Blanc.
«E’ un’esperienza incredibile - assicura la formiginese portacolori del Team Mud&Snow, con l’adrenalina ancora in circolo - una corsa che non ha eguali, per organizzazione e fascino. Quello che la rende unica è il calore della gente del posto, il coinvolgimento di un’intera comunità in un evento che trascende la competizione».
1.251 concorrenti all’arrivo della TDS 2017, 140 sono state donne. Sonia Del Carlo ha concluso in 27ª posizione la sua impresa sui 119 km, dopo 24h49’40”, conquistando una splendida quarta piazza fra le 13 italiane classificate.
«E’ stata molto dura, ma avevo motivazione altissima, sapevo di potercela fare ed ho avuto soprattutto la fortuna di poter contare su tanti amici al mio fianco, che mi hanno fatto superare gli inevitabili momenti di crisi sul percorso. E’ stata la mia prima esperienza nella TDS, dopo che l’anno scorso mi ero cimentata nei 100 chilometri della CCC, che girano in senso opposto, ricalcando il sentiero del Giro del Monte Bianco: un passaggio graduale, che mi ha consentito di affrontare con più esperienza e consapevolezza un tracciato decisamente più selvaggio, in cui le salite sono impegnative, ma soprattutto lunghissime».
Sfida solitaria, lunga 24 ore, in cui la notte lascia spazio al giorno attraverso 120 km di salite e incognite meteo.
«Era la mia distanza maggiore di sempre, fortunatamente il tempo è stato clemente. Correre in montagna per me è decisamente più stressante di quando sono sull’asfalto: su strada stacco la spina e mi rilasso, fra i monti occorre stare attenti al percorso, all’appoggio sul terreno e tutto è una continua sorpresa. Allo stesso tempo, il trail è libertà, la mente spazia e distanze che sarebbero impensabili su strada diventano alla portata fra i monti».
Due sole basi vita, al 50° ed al 96° km, avamposti in cui ricaricare le batterie verso il miraggio del traguardo.
«Le aspetti come un’ancora di salvezza: io ho avuto la fortuna di poter contare su Gaia Venturelli e Veronica Russo, amiche che mi hanno fatto assistenza, aiutato nel cambio abiti, un pasto caldo, parole giuste soprattutto. Sapere di avere mio figlio, cui va sempre il mio primo pensiero in gara e tanti amici a seguire il live trail davanti al pc, gli “amici del martedì sera” con cui corriamo a Spezzano sui percorsi sterrati a fare il tifo ed i compagni del Team Mud&Snow in gara insieme a me mi ha dato una forza incredibile. La sorpresa più grande me l’hanno fatta poi due amici speciali, Manuela Dallavalle e Paolo Balestrazzi, che hanno anticipato il loro arrivo a Chamonix apposta per me: è stata un’emozione unica vederli al traguardo».
Davvero una squadra speciale, il Team Mud&Snow di Casona di Marano. Una “famiglia”, come la definisce Sonia, che fa del trail un credo e del gruppo un requisito. A guidarlo sul campo, il condottiero Francesco “Checco” Misley, che ha iscritto il proprio nome fra i finishers del percorso sovrano, i 170 km dell’UTMB. Per lui, crono da 33h44’14”, per la 287^ piazza assoluta, 15° italiano. Con lui Francesco Pedroni, che, purtroppo costretto al ritiro, è ugualmente rimasto per fare assistenza all’amico nelle basi vita. Onore anche all’unica modenese in gara, Elisa Bordin, terza italiana assoluta in 36h24’32.
Nella TDS, bravissima anche Francesca Braidi, al traguardo in 132^ piazza, dopo 32h24’28”, mentre Rita Montorsi e Sara Dal Seno hanno portato a termine a braccetto la OCC in 13h11’15”, sulla distanza di 56 km (3500 D+), dove bravissimo è stato Christian Modena, 25° assoluto in 5h57’28”, terzo italiano. La ciliegina sulla torta l’ha posata, da par suo, Giulio Piana. Il fuoriclasse fananese ha infatti chiuso al 18° posto assoluto i 100 chilometri della CCC, primo italiano in 11h50’23”, nella gara vinta in 10h24’30” dallo statunitense Hayden Hawks.
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