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Il Modena è uno zombie, morto anche sul campo

di Paolo Vecchi
Il Modena è uno zombie, morto anche sul campo

Travolto dal Renate, Caliendo assiste al funerale della sua gestione

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INVIATO A FORLí. The end. Scorrono impietosi i titoli di coda sul Modena di Caliendo, un film dell’orrore calcistico, e verrebbe da dire che per fortuna, pur nel dramma che sta vivendo il Modena, la partita col Renate era a porte chiuse. Perché lo scempio che si è consumato sul campo è rimasto negli occhi di pochi intimi e di chi ha guardato la partita al computer che probabilmente ha spento dopo pochi minuti del secondo tempo, quando le “pantere” di Roberto Cevoli, in vantaggio al 3’ minuto, hanno trovato il raddoppio e poi la terza rete. Il ritorno di Capuano in panchina non è servito a nulla: il Modena è un pugile suonato e i pugni degli avversari sono una conseguenza, il gancio fatale per finire l’incontro. Il massacro dei gialli e del calcio modenese ha un responsabile: Antonio Caliendo che ha raso al suolo una storia di 105 anni. Il Modena non ha più il suo campo, è un apolide costretto a giocare a cento chilometri di distanza, senza nemmeno un tifoso al seguito perché gli chiudono pure le porte del Morgagni di Forlì. E che sarà anche penalizzato di quattro punti. Con che faccia Caliendo può presentarsi negli spogliatoi, come può anche solo guardare in faccia e azzardarsi a dire qualcosa a un tecnico e a giocatori che ogni giorno debbono subire i problemi creati dalla proprietà che si ostina a rimanere in sella contro tutto e tutti? Invece di guardare il campo, assistendo al funerale della sua gestione, avrebbe dovuto girarsi indietro e puntare l’attenzione su Carmelo Salerno che era seduto qualche fila più in alto. Se è vero che si è riaperto un discorso, Caliendo molli tutto e lasci che sia mister Safim a provare a ricostruire qualcosa partendo dalla ceneri create da quel disgraziato patto a tre Commini-Casari-Caliendo. E che ieri il Renate ha cosparso sul corpo di un Modena ormai esanime.

Capuano si riprende il suo posto in panchina e ripropone la squadra del derby con Manfredini in porta, Polverini tra Ambrosini e Sosa in difesa e Carraro mediano basso alle spalle di Giorno e Capellini. Calapai e Popescu esterni, Galuppini dà man forte a Maritato. 3-5-2 per il Modena, 4-3-3 per il Renate allenato da Roberto Cevoli, una colonna della Longobarda di De Biasi. I brianzoli si presentano con Di Gregorio tra i pali e una difesa quattro che prevede da destra Anghileri, Di Gennaro, Teso e Vannucci. A centrocampo Pavan basso rispetto a Simonetti e Palma, Gomez è il riferimento in attacco per Ungaro e Lunetta. Desolazione al Morgagni che ospita solo accreditati, invitati dai due club, mogli, figli e fidanzate. Per completare uno scenario allucinante dopo tre minuti il Modena è già sotto. Ambrosini sbaglia un passaggio in uscita, Gomez intercetta, vince un contrasto con Carraro e regala un’imbucata splendida per Lunetta, infilando il pallone tra Ambrosini e Polverini e smarcando così il compagno al cospetto di Manfredini. L’esecuzione di Lunetta è letale. Il Modena prova a reagire, ma le “pantere” del Cevolone vanno a mordere i garretti dei gialli, alzano il tasso nervoso del match e non concedono un mezzo spazio in fase difensiva. Il Modena ci prova in stato confusionale centralmente, si appoggia su Calapai e Popescu, ma davanti non arriva un pallone decente e nemmeno una giocata individuale di una delle due punte. Due tiri-cross di Giorno e Popescu, gli unici pericoli creati dalla formazione di Capuano. Che non trova il bandolo della matassa e subisce anche la seconda rete del Renate annullata, però, per un fallo di Gomez su Manfredini nel colpire di testa.

Subito due cambi nel Modena al rientro in campo con Badjie per Giorno e Louzada per Ambrosini, ma ci pensa Polverini a vanificare ogni potenziale speranza di rimonta quando al 53’ regala a Gomez la palla del raddoppio. Appoggio sbagliato a Sosa, l’ex Sassuolo del Renate intercetta: 0-2. Capuano inserisce anche Momentè e Castagna, Modena che non ha un’idea di come stare in campo e si espone allo spietato balletto delle “pantere” che al 71’ trovano il tris con Teso con un colpo di testa su calcio d’angolo in anticipo su Sosa. E’ la disfatta, il crollo di una squadra che ha anche cercato nelle prime partite di avere una reazione nervosa, pur perdendo con Sambenedettese, Vicenza e Reggiana, a tutti i problemi che a pioggia le sono caduti addosso, ma che con il Renate ha ceduto di schianto. Quarta giornata, zero punti, agonia al massimo livello. Caliendo, basta.

@PaoloVp305 . ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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