Gazzetta di Modena

Sport

Una citta sotto rete modena volley
LA STORIA

Morandi: dalla Panini a campione nelle bocce

di Giacomo Molteni
Morandi: dalla Panini a campione nelle bocce

«Sogno di far coppia con Dall’Olio. “Pupo” il più adatto per caratteristiche io bocciatore e lui novello puntista»  

5 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Dagli scudetti del volley a una seconda giovinezza sportiva nel segno delle bocce. E’ la singolare parabola di Roberto Morandi, uno dei campionissimi della prima grande Panini anni ’60-’70 (vedi scheda a corredo dell’intervista), da alcuni anni (2012) datosi appunto alle bocce presso la bocciofila “Cavallino” di Maranello.

Storia singolare la sua, in realtà, sino a un certo punto mel mondo dello sport: Franco Bitossi, icona del ciclismo italiano di quegli stessi anni (i non giovanissimi non avranno dimenticato la grande beffa a pochi metri dal traguardo del Mondiale 1972 a Gap da parte di Basso), si è laureato qualche stagione fa campione italiano Over 60.

Morandi però in corsia non gareggia con gli...over, ma con chi capita, giovanissimi inclusi. E lo fa bene, visto che in questa stagione appena conclusa ha ottenuto, punteggi conseguiti alla mano, la promozione dalla categoria C alla B. Una grande soddisfazione per chi vive con grande passione questa nuova avventura.

«Sarei finito inevitabilmente con gli over – spiega – se avessi voluto continuare a giocare a pallavolo anche oltre un certo limite di età. Ci sono competizioni per rappresentative Over 50, anche Over 60, qualche mio ex-compagno le ha bazzicate. Ma è un’attività a forte rischio di traumi, mentre io volevo conciliare l’adrenalina dell’agonismo con qualcosa di più soft».


Problemi che Morandi non aveva certo da giovanissimo. Partito con l’atletica leggera su indicazione del prof. Santunione al Liceo Tassoni, vinse un titolo italiano Allievi di salto triplo. Alla “Fratellanza”, l’istruttore Bandoli lo voleva avviare al decathlon. La svolta quando il suo docente di educazione fisica cambiò, da Santunione al mitico Anderlini, che gli fece scoprire la pallavolo.

«Nel ’66 – ricorda – ebbi due convocazioni contemporanee per manifestazioni di rilievo, dalla Fidal e dalla Fipav. Avevo inizialmente scelto la prima, ma poi dopo la seconda volta che allenandoci correndo per Modena passammo davanti al vecchio Palamolza, tempio del volley di allora, cambiai idea…».

Fu il preludio di una carriera gloriosa, coniugata con seri studi universitari (“Mio padre era di quelli all’antica, che diceva ‘se vuoi giocare a pallavolo…”) e laurea in ingegneria. In corso. Ma facciamo un salto. Da dove saltano fuori le bocce?

«Da un lato – racconta Morandi – erano un ricordo d’infanzia, quando abitavo alla Crocetta e i miei nonni mi portavano a vedere giocare sui campi della Villa d’Oro. Poi una scoperta casuale, cinque anni fa: ”gancio” un mio compagno di volontariato alla Croce Blu, Domenico Righi, che giocava e mi propose di provare. Come detto, cercavo una disciplina che nonostante i 60 anni compiuti, non pochi anche per il tennis cui nel frattempo mi ero dedicato, mi consentisse di fare ancora dell’agonismo, perché io sono cresciuto alla scuola del prof. Anderlini che diceva che nello sport dai campi bisogna uscire con la maglietta sudata e i gomiti frusti… E mi è piaciuto, anche se ho dovuto abituarmi… a perdere. Ai tempi della Panini, onestamente, vincevamo quasi sempre, la sconfitta a volte era …vincere 3-2. Nelle bocce invece basta non dare il meglio e si perde con chiunque».

 

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15870777:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15870777:1650045081/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Tra pallavolo e bocce le affinità sportive, apparentemente, sono poche.

«Nel volley – spiega Morandi – prevale la componente dell’immediatezza, se salti per schiacciare o unisci le mani per alzare hai una frazione di secondo per decidere che scelta fare. Nelle bocce determinante invece è la grande capacità di concentrazione. E poi ci sono tante sfumature, come la capacità di capire la diversità dei vari campi e superfici, mentre nel volley in ogni palazzetto che vai il parquet più o meno è sempre quello. Poi, da ingegnere, dico che ci sono anche delle componenti geometriche, come lo studio delle traiettorie dell’accosto, nonché strategiche… è uno sport che vedrei formativo anche per i ragazzini. Similitudini? Sia nel volley che nelle bocce, se si gioca come faccio prevalentemente io a coppia, c’è la necessità di ‘ridurre’ l’errore o l’imperfezione del compagno: una ricezione cattiva da aggiustare, come un punto non proprio perfetto da coprire…».
 

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15870778:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15870778:1650045081/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Insomma, lo consiglierebbe per altri ex-atleti di livello come lei?

«Sicuramente, anche perché quello delle bocce è un ambiente accogliente e ‘open’: dovunque in Italia vai, un bocciodromo e gente disposta a una partita la trovi. A chi volesse provare consiglio però prima di andare a vedere certe manifestazioni di livello, per non partire pensando che sia lo sport dei vecchietti e rendersi conto invece delle regole che ci sono dietro questa disciplina... Qualche anno fa portai mio cognato Sibani a Soliera a vedere una semifinale tra Signorini, un atleta della Nazionale, e Viscusi, campione europeo Under 23: diciannove bocciate al volo, tutte azzeccate. Era partito scettico, rimase a bocca aperta».

Magari potrebbe appunto toccare a qualche suo ex-compagno…
 

«Magari! Il più adatto per caratteristiche mi sembrerebbe Pupo Dall’Olio, se smettesse di allenare. Sarebbe un

sogno far coppia con lui, io bocciatore e lui novello puntista. Forse richiameremmo un po’ di pubblico…».

QUATTRO SCUDETTI CON LA PANINI NEGLI ANNI SETTANTA

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15870778:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15870778:1650045081/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Roberto Morandi, classe 1950, modenese, ha debuttato con la maglia della Panini nella stagione ’68-’69, conquistando l’anno successivo il primo dei suoi quattro scudetti. Compagni di quelle imprese i vari Nannini, Sibani (che ne ha sposato la sorella), Montorsi, Giovenzana, Goldoni, Antonio Barone, nonché il ceko Musili, da poco scomparso. In maglia gialloblù è rimasto sino al ’78, con una sola stagione di intermezzo all’Edilcuoghi Sassuolo. Palleggiatore ma con licenza, nonostante la statura non particolarmente elevata (almeno per i parametri attuali…) anche di attaccare (si giocava allora col 4-2), vanta anche 55 presenze con la Nazionale azzurra. Ha coniugato la pallavolo ai massimi livelli con lo studio (ha partecipato infatti anche a un’edizione delle Universiadi), laureandosi in Ingegneria Informatica (“nei ritiri con la Nazionale sceglievamo di stare in camera assieme io e Nencini, pure lui universitario, così nessuno ci disturbava mentre si era sui libri…”). Dal ’76 al ’78 coniugò il volley con la professione, per poi lasciare due anni dopo con una “coda” alla Zust Ambrosetti, in A2, sino all’81.

(Giacomo Molteni)


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google