Il Giro parte da Gerusalemme, il finale a Roma
di Antonio Simeoli
Ciclismo. Tre tappe in Terra Santa prima dell’Italia, la prima è una crono per “ingolosire” Froome
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Ci piace pensare a Gino Bartali, Giusto tra le Nazioni, mito del ciclismo che, durante l’occupazione nazista dell’Italia centrale tra settembre 1943 e metà 1944 fece la spola tra Firenze e Assisi per portare i documenti falsi in grado di salvare la vita a centinaia di Ebrei. Rischiando la vita e approfittando del fatto che, quando il campione passava, i paesi si fermavano, la folla lo acclamava, i tedeschi si disorientavano e lui poteva passare con la sua pesante Legnago, che nascondeva nei tubi d’acciaio quei documenti di vita. Ci piace pensare a lui, all’epoca delle bici ultraleggere, dei campioni tutti watt, computerini e allenamenti “spaziali”, nel giorno in cui il Giro d’Italia annuncia che il prossimo anno la corsa partirà da Gerusalemme. Lì il nome di Ginettaccio è impresso sul muro d’onore del Giardino dei Giusti nel Mausoleo della Memoria Yad Vashem.
Il Giro 2018 partirà con una tre giorni in Israele ed è praticamente certo si concluderà a Roma, in un ideale viaggio di pace che porta con sé anche una sfida logistica da affrontare e vincere.
Un Giro che guarda alla pace, che sbarca in una delle polveriere del mondo, che porterà in Israele almeno due squadre del circuito Uci sponsorizzate con milioni di euro da paesi arabi: la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali, la Uae Emirates, con tutta probabilità dal 2018 di Fabio Aru, insomma le squadre dei nostri campioni del pedale. Difficoltà di ordine politico? Macché, il direttore del Giro, Mauro Vegni ieri è stato chiaro: «La scelta di venire in Israele è dettata da tutt’altre ragioni e queste risiedono nel segno della cultura e in un Paese che vuole raccontarsi così come l’Italia vuole parlare di se stessa in Israele».
Rcs è stata ricoperta d’oro (l’accordo è di svariati milioni di euro), oltre al viaggio nella ricerca dell’armonia dei popoli l’altra grande ragione della decisione di far partire la corsa rosa per la tredicesima volta lontano dall’Italia. Venerdì 4 maggio si correrà una crono individuale di 10 chilometri con l’arrivo in salita. Si costeggeranno alcuni luoghi simbolo come la Knesset (il Parlamento). Guardate un po’, proprio una crono pennellata per Chris Froome. Fantascienza? No, il sogno di Rcs, che è anche l’ancora di salvezza per dare alla corsa un cast degno da far traballare le certezze del Tour e tenere a distanza la Vuelta rampante, è di convincere l’asso britannico della Sky (riempiendolo di quattrini) di correre il Giro inseguendo un clamoroso tris con Tour e Vuelta. Anche perché Nibali per il 2018 pare orientato a far rotta sul Tour e Aru potrebbe fare altrettanto. Le altre tappe? Haifa-Tel-Aviv (167 km) e Beer Sheva, sud di Israele-Eilat (226 km) sul Mar Morto a completare il viaggio turistico. Quindi, lunedì 7 maggio, maxi-trasferimento in Sicilia, tre tappe sull’isola (ricordo del sisma del Belice e arrivo sull’Etna), risalita della penisola e ultimi 8 giorni con 5 capitoli fondamentali: Zoncolan, tappone di Sappada risalendo il Piave, crono del vino Trento-Rovereto con arrivo sotto la campana della Pace per ricordare anche i 100 anni della Vittoria nella Grande Guerra, finalissima a Ovest con Pratonevoso, Colle delle Finestre e (forse Cervinia). Poi in aereo fino a Roma domenica 27 maggio.
Il Giro 2018 partirà con una tre giorni in Israele ed è praticamente certo si concluderà a Roma, in un ideale viaggio di pace che porta con sé anche una sfida logistica da affrontare e vincere.
Un Giro che guarda alla pace, che sbarca in una delle polveriere del mondo, che porterà in Israele almeno due squadre del circuito Uci sponsorizzate con milioni di euro da paesi arabi: la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali, la Uae Emirates, con tutta probabilità dal 2018 di Fabio Aru, insomma le squadre dei nostri campioni del pedale. Difficoltà di ordine politico? Macché, il direttore del Giro, Mauro Vegni ieri è stato chiaro: «La scelta di venire in Israele è dettata da tutt’altre ragioni e queste risiedono nel segno della cultura e in un Paese che vuole raccontarsi così come l’Italia vuole parlare di se stessa in Israele».
Rcs è stata ricoperta d’oro (l’accordo è di svariati milioni di euro), oltre al viaggio nella ricerca dell’armonia dei popoli l’altra grande ragione della decisione di far partire la corsa rosa per la tredicesima volta lontano dall’Italia. Venerdì 4 maggio si correrà una crono individuale di 10 chilometri con l’arrivo in salita. Si costeggeranno alcuni luoghi simbolo come la Knesset (il Parlamento). Guardate un po’, proprio una crono pennellata per Chris Froome. Fantascienza? No, il sogno di Rcs, che è anche l’ancora di salvezza per dare alla corsa un cast degno da far traballare le certezze del Tour e tenere a distanza la Vuelta rampante, è di convincere l’asso britannico della Sky (riempiendolo di quattrini) di correre il Giro inseguendo un clamoroso tris con Tour e Vuelta. Anche perché Nibali per il 2018 pare orientato a far rotta sul Tour e Aru potrebbe fare altrettanto. Le altre tappe? Haifa-Tel-Aviv (167 km) e Beer Sheva, sud di Israele-Eilat (226 km) sul Mar Morto a completare il viaggio turistico. Quindi, lunedì 7 maggio, maxi-trasferimento in Sicilia, tre tappe sull’isola (ricordo del sisma del Belice e arrivo sull’Etna), risalita della penisola e ultimi 8 giorni con 5 capitoli fondamentali: Zoncolan, tappone di Sappada risalendo il Piave, crono del vino Trento-Rovereto con arrivo sotto la campana della Pace per ricordare anche i 100 anni della Vittoria nella Grande Guerra, finalissima a Ovest con Pratonevoso, Colle delle Finestre e (forse Cervinia). Poi in aereo fino a Roma domenica 27 maggio.
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