Grassani: «Il concordato? È un jolly...»
«Domanda intempestiva, siamo solo ad inizio stagione. Per il Modena sarebbe stato più opportuno e salvifico il fallimento pilotato»
MODENA L’avvocato Mattia Grassani ha fornito il suo giudizio tecnico sulla situazione del Modena. Il massimo esperto di diritto sportivo a livello nazionale non ha potuto nascondere le perplessità sulla richiesta di concordato preventivo con riserva presentata dal Modena in tribunale e, in particolare, sull’esito positivo di tale procedura.
«Ritengo questa istanza di ammissione al concordato, almeno giudicando il momento nel quale è stata presentata, fortemente intempestiva. Il concordato è un po’ come il jolly ai giochi senza frontiere, uno se lo gioca quando ci sono le condizioni per condurre in porto nel campionato di riferimento una nave che imbarca acqua. In questo caso siamo solo alle prime giornate, ci sono il problema del campo, quelli di natura finanziaria non di poco conto e i debiti risalenti alla scorsa stagione oggetto di recenti deferimenti: un concordato che dovrebbe risanare o comunque mettere in sicurezza il club, insomma, incontra subito scogli enormi. Per questo una nuova proprietà, oltre a presentare in tribunale la domanda, dovrebbe anche fare ricorso a linee di credito o soldini veri per poter tamponare una contingenza che, con un solo concordato, non si sa se si possa recuperare».
La soluzione migliore rispetto al concordato, secondo Grassani, sarebbe stata il fallimento pilotato. Risulta però chiaro a tutti il motivo per il quale Caliendo, prima ancora dell’accordo con Taddeo, non l’abbia chiesto: proprio per provare a giocare l’ultimo jolly. «Ai fini dei vostri interessi, cioè dove andrete a vedere il Modena e in quale categoria, sarebbe stata certamente più opportuna e salvifica la presentazione della domanda di fallimento pilotato. Quest’ultima è una scelta radicale, senza ritorno: consente infatti di estromettere tutta la proprietà e il management esistente con l’intervento del tribunale fallimentare in maniera più incisiva rispetto al concordato. C’è un curatore, non un commissario giudiziale, che di fatto diventa il presidente del club. Bene, se il curatore è abile nel salvare il ramo sportivo mandando al macero il ramo civile, amministrativo e comune - che mi pare essere il peso più importante adesso per il Modena visti i debiti con Comune ed erario - quest’ultima parte seguirebbe un percorso diverso. Dopo uno o due mesi dalla dichiarazione di fallimento si può così mettere all’asta il ramo d’azienda sano, il titolo sportivo del club che in questo caso sarebbe la serie C del Modena Fc, a un prezzo non dico simbolico ma semplicemente necessario a soddisfare i debiti sportivi. In questo modo, se il Modena al termine della stagione si salvasse manterrebbe la serie C, se retrocedesse avrebbe diritto a partecipare alla serie D senza alcun declassamento e senza perdere il patrimonio giocatori; dovrebbe ovviamente modificare la propria denominazione, perché si tratterebbe di una nuova società, ma questo è il percorso seguito anche dal nostro studio in passato con molteplici società in varie categorie. Credo che la serie C sia una categoria praticabile per questo tipo di fallimento pilotato, però ci sono due problemi: i tempi e la strada che il Modena ha scelto di percorrere. Oggi questa proprietà ha scelto il concordato, che quasi mai è risultato compatibile con la prosecuzione dell’attività sportiva e con il salvataggio della categoria di appartenenza».
Non più confortante è il parere di Grassani sulla maxi-penalizzazione in arrivo: «Oscillerà tra i cinque e i sei punti. Entro lunedì 16, poi, vanno pagati gli stipendi di luglio e agosto: non lo dico per fare il becchino, ma quando una società è malata ogni scadenza va considerata».
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