Salerno: «Modena, ti volevo salvare»
di Paolo Vecchi
«Volevo la società, l’ultima trattativa chiesta dalla squadra»
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«Credo nello sport per i suoi valori sociali ed educativi, per il vuoto che può colmare nei nostri figli e in una generazione che invece di avere come miti Platini, Scirea e Cabrini ha come idoli le Olgettine, l’Isola dei Famosi e il Grande Fratello. Volevo il Modena per impedire che fallisse e l’ho trattato per otto mesi. Non ho capito perchè Caliendo lo abbia ceduto a Taddeo e non possiedo nemmeno il numero di cellulare del sindaco Muzzarelli. L’ultimo incontro con Caliendo è avvenuto perchè la squadra mi ha chiesto di tornare a trattare ed era pronta ad autotassarsi. Ma a sorpresa è spuntato il concordato e non potevo firmare un contratto che sarebbe stato nullo. Mi interessava il Modena, avevo progetti per il Mammut ed ero convinto che la città di sarebbe svegliata al mio fianco. Al Mammut avrei costruito un centro all’avanguardia dove far crescere il nostro settore giovanile, unica fonte di guadagno delle società di calcio: l’Atalanta insegna. Ho anche pagato 58mila euro per iscrivere la squadra. Ora spero che Taddeo faccia il suo dovere. Ho querelato Caliendo e Anellucci: odio la violenza e debbo discostarmi da ciò che mi hanno attribuito. E’ la prima volta che querelo qualcuno».
Carmelo Salerno va a ruota libera, ne ha tante da dire: parla per la prima volta che lo fa dopo essersi sempre negato ai media.
La trattativa.
«Otto mesi è durata e con richieste iniziali allucinanti: valutava il Mammut dieci milioni. E il prezzo del Modena dipendeva dal valore dei giocatori: di Besea chiedeva 10 milioni. E’ stata durissima, ma il 13 luglio abbiamo raggiunto l’intesa: 500mila euro di buonuscita, debiti a me e premi a lui (1,5 milioni) se arrivava la B in sei anni, 2,5 per la A. Era tutto pronto, poi ha posto condizioni inaccettabili sulla mia responsabilità rispetto alla sua gestione. Ci siamo rivisti dopo Forlì e si è presentato mostrandomi, però, il preliminare con Taddeo. Non potevo firmarne uno anche io, sarebbe stato illegale. Finisce lì, basta. La squadra, però, con il placet di Caliendo, mi invita nello spogliatoio: tutti presenti anche Capuano. Ho visto i ragazzi spaesati, impauriti e rassegnati. Erano disposti ad autotassarsi. Parlo con Caliendo, ci siamo: debiti a me e 400mila euro a fine anno a lui in caso di salvezza. Ma il suo commercialista Paolo Caselli e i miei consulenti, consigliano di aspettare la nomina del Commissario Giudiziale altrimenti l’atto sarebbe stato nullo. Altro che aspettare, Caliendo ha venduto subito a Taddeo. Glielo ha pure regalato e non capisco».
Accuse infamanti
«Caliendo e Anellucci mi hanno detto cose infamanti come quella di aver aizzato i tifosi. Mi sarei indebitato per il Modena, ho aiutato a iscrivere la squadra. In cambio dichiarazioni orribili: odio la violenza, non voglio nemmeno essere accostato a certi fatti e ho querelato entrambi. Per fortuna che Caliendo e i suoi figli dicevano che l’unica persona alla quale avrebbero lasciato il Modena ero io».
Comune e Modena City Ramblers
«Hanno detto che avevo rapporti privilegiati col Comune e che a me avrebbe riaperto il Braglia. Non ho incontrato e sentito il sindaco Muzzarelli durante le trattative e non ho il suo numero di cellulare. Mai avrei iniziato il campionato senza stadio: è lo strumento di lavoro della squadra. Io avrei pagato le rate del mutuo e mi sarei tenuto la convenzione: due rate costavano 260mila euro, il Comune ne dava 160mila all’anno e la differenza era di 100mila. Non si doveva perdere il Braglia. Avevo un progetto con tanto di digi e diesse e avevo offerto la poltrona di presidente a Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers per creare un legame forte con la città».
Squadra e tifosi
«Volevo comprare la società prima dell’estate per fare una campagna acquisti oculata, visto il debito. Invece ne è stata fatta una scellerata: 29 tesserati di cui 5 fuori rosa. I giocatori hanno tutte le attenuanti per le sei sconfitte sul campo, ma sono dei privilegiati e per prima cosa li avrei portati nei cantieri e nelle fabbriche per far capire loro quanto sono fortunati. Sono dispiaciuto di non essere riuscito a comprare il Modena anche per i tanti tifosi che mi hanno sostenuto con affetto. Se avessi acquistato a maggio o giugno avremmo fatto più abbonati di Carpi e Sassuolo messi insieme: massimo rispetto, ma i tifosi del Modena sono di gran lunga più numerosi e calorosi. Non sono riuscito a soddisfare le attese di una città e mi dispiace».
Carmelo Salerno, un invito: conservi queste parole. La telenovela forse non è ancora finita.
Paolo Vecchi
Carmelo Salerno va a ruota libera, ne ha tante da dire: parla per la prima volta che lo fa dopo essersi sempre negato ai media.
La trattativa.
«Otto mesi è durata e con richieste iniziali allucinanti: valutava il Mammut dieci milioni. E il prezzo del Modena dipendeva dal valore dei giocatori: di Besea chiedeva 10 milioni. E’ stata durissima, ma il 13 luglio abbiamo raggiunto l’intesa: 500mila euro di buonuscita, debiti a me e premi a lui (1,5 milioni) se arrivava la B in sei anni, 2,5 per la A. Era tutto pronto, poi ha posto condizioni inaccettabili sulla mia responsabilità rispetto alla sua gestione. Ci siamo rivisti dopo Forlì e si è presentato mostrandomi, però, il preliminare con Taddeo. Non potevo firmarne uno anche io, sarebbe stato illegale. Finisce lì, basta. La squadra, però, con il placet di Caliendo, mi invita nello spogliatoio: tutti presenti anche Capuano. Ho visto i ragazzi spaesati, impauriti e rassegnati. Erano disposti ad autotassarsi. Parlo con Caliendo, ci siamo: debiti a me e 400mila euro a fine anno a lui in caso di salvezza. Ma il suo commercialista Paolo Caselli e i miei consulenti, consigliano di aspettare la nomina del Commissario Giudiziale altrimenti l’atto sarebbe stato nullo. Altro che aspettare, Caliendo ha venduto subito a Taddeo. Glielo ha pure regalato e non capisco».
Accuse infamanti
«Caliendo e Anellucci mi hanno detto cose infamanti come quella di aver aizzato i tifosi. Mi sarei indebitato per il Modena, ho aiutato a iscrivere la squadra. In cambio dichiarazioni orribili: odio la violenza, non voglio nemmeno essere accostato a certi fatti e ho querelato entrambi. Per fortuna che Caliendo e i suoi figli dicevano che l’unica persona alla quale avrebbero lasciato il Modena ero io».
Comune e Modena City Ramblers
«Hanno detto che avevo rapporti privilegiati col Comune e che a me avrebbe riaperto il Braglia. Non ho incontrato e sentito il sindaco Muzzarelli durante le trattative e non ho il suo numero di cellulare. Mai avrei iniziato il campionato senza stadio: è lo strumento di lavoro della squadra. Io avrei pagato le rate del mutuo e mi sarei tenuto la convenzione: due rate costavano 260mila euro, il Comune ne dava 160mila all’anno e la differenza era di 100mila. Non si doveva perdere il Braglia. Avevo un progetto con tanto di digi e diesse e avevo offerto la poltrona di presidente a Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers per creare un legame forte con la città».
Squadra e tifosi
«Volevo comprare la società prima dell’estate per fare una campagna acquisti oculata, visto il debito. Invece ne è stata fatta una scellerata: 29 tesserati di cui 5 fuori rosa. I giocatori hanno tutte le attenuanti per le sei sconfitte sul campo, ma sono dei privilegiati e per prima cosa li avrei portati nei cantieri e nelle fabbriche per far capire loro quanto sono fortunati. Sono dispiaciuto di non essere riuscito a comprare il Modena anche per i tanti tifosi che mi hanno sostenuto con affetto. Se avessi acquistato a maggio o giugno avremmo fatto più abbonati di Carpi e Sassuolo messi insieme: massimo rispetto, ma i tifosi del Modena sono di gran lunga più numerosi e calorosi. Non sono riuscito a soddisfare le attese di una città e mi dispiace».
Carmelo Salerno, un invito: conservi queste parole. La telenovela forse non è ancora finita.
Paolo Vecchi
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