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Il karate ha una nuova promessa

di Gabriele Farina
Il karate ha una nuova promessa

Mouhaned Fraieh è allenato da Matteo Romagnoli: «Il mio sogno è Tokyo 2020»

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Dalle Olimpiadi della Matematica ai titoli del karate sognando Tokyo 2020. Mouhaned Fraieh non ha ancora compiuto 24 anni, da oltre 21 vive in Italia dopo essere nato in Tunisia; è piccolo di statura, ma combatte alla grande. Nel 2017 ha conquistato un secondo posto a squadre e un terzo individuale all’English Open Karate Championship. Due anni fa, sempre nella rassegna di Londra, era giunto l’oro con Matteo Romagnoli e Marcello Barigazzi, compagni di squadra ai Black Dragons Carpi. È l’associazione sportiva che l’ha visto crescere e con cui ha vinto un oro e due bronzi ai Campionati italiani organizzati dalla Federazione europea karate discipline associate (Fekda). Diplomatosi perito elettronico all’istituto Corni di Modena, inizia a lavorare come elettricista, alternando ai cavi i guantoni da kickboxing e le cinture di karate (nera, secondo dan). Le Olimpiadi saranno tra meno di tre anni e il giovane vuole esserci.

Come ha iniziato col karate?

«Ho conosciuto questo sport a circa sei anni grazie a mio padre, che faceva karate da piccolo. All’inizio andavo perché mio padre voleva; a 12 anni ho iniziato ad avere piccole soddisfazioni, come i passaggi di cintura, e mi ponevo obiettivi diversi ogni giorno».

Poi i Black Dragons.

«A 17 anni circa ho cambiato palestra e istruttore. Ora mi segue Matteo Romagnoli, campione di karate, savate e kickboxing. Grazie a lui ho intrapreso un percorso molto diverso da quello che facevo prima e ho partecipato ai raduni della Nazionale. Ho preso parte a qualche incontro light combact di kickboxing, ma continuavo a seguire la strada del karate e ho iniziato ad allenare i ragazzi a Carpi e alla palestra Thunder di San Martino in Rio. Ho seguito il corso k1 World Union of Karate-Do Federations, il kickboxing con le ginocchiate. Seguo anche un corso di istruttore pesi e fitness».

Il suo modello di atleta?

«Matteo Romagnoli. Per me è più di un allenatore: è un fratello maggiore, un amico».

A livello cinematografico?

«Chuck Norris» (ride).

Com’è lei da allenatore?

«Paziente. Consiglio ai genitori di lasciare i figli liberi di provare gli sport e poi far prendere la loro decisione. Per raggiungere certi obiettivi servono passione e pazienza; soprattutto la seconda manca a tanti giovani. Arrivano e vogliono già combattere, ma il karate è un’arte marziale fondata sull’autodifesa».

Quando studiava al Vallauri di Carpi ha partecipato alle Olimpiadi di Matematica: la scienza dei numeri aiuta nei combattimenti?

«La matematica mi piace ancora e anche la logica. Quando salgo sul tatami, prima di fare qualche tecnica, cerco di studiare l’avversario».

Com’è fuori dal tatami?

«Grazie a questo sport sono un ragazzo molto, molto paziente. Vedere Fraieh aggressivo in giro è molto difficile, quasi impossibile».

La vittoria più bella?

«L’oro a squadre ottenuto a Londra nel 2015. Eravamo andati per fare bella figura, ma nessuno si aspettava la vittoria».

Gioca ancora a calcio con la Migliarina?

«Quando ho qualche momento libero, conosco tantissime persone in quella società».

Il prossimo obiettivo?

«Combattere in primavera a un campionato internazionale a Malta, poi passare sotto la Federazione italiana judo lotta karate arti marziali, con cui dovrebbe gareggiare la Nazionale alle Olimpiadi. Il mio sogno è Tokyo».

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