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Segnali di vero Sassuolo ma Berardi non decolla

Segnali di vero Sassuolo ma Berardi non decolla

Da golden boy e infallibile cecchino dal dischetto a giocatore “normale” Il nuovo ruolo gli toglie lucidità in zona gol, ma lui deve ritrovare spensieratezza

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Chi ha incastrato Domenico Berardi? Chi ha da quarant’anni in su ricorderà sicuramente il coniglietto ‘Roger Rabbit’ e il film a tecnica mista (un po’ cartone animato e un po’ no) che ne raccontava le imprese. Lì, alla fine, il colpevole viene trovato, ma quello che sta accadendo al giocatore che, in serie A a 20 anni, aveva numeri di reti paragonabili a quelli di Leo Messi alla stessa data, non è chiaro. O, almeno, non è chiaro del tutto. 31 gol in due stagioni, 12 nelle successive. Berardi ha sempre giocato solo nel Sassuolo. 11 gol in B l’anno della promozione, 16 al debutto nella massima serie e 15 l’anno dopo. Numeri da bomber vero, nonostante la collocazione da esterno nel tridente di mister Di Francesco. Nel terzo campionato, quello della conquista dell’Europa, la percentuale realizzativa si dimezza (7 gol, complice qualche gara giocata in meno per qualche acciacco), mentre l’anno scorso la stagione inizia alla grande (reti a raffica nei preliminari di Europa League e in avvio di campionato) prima del lungo e tribolato infortunio che lo relega a un misero 5 nella casella delle reti segnate. Anche per qualche rigore gentilmente concesso ai compagni a fine stagione…

Dischetto imperfetto Sembrava, Berardi, il rigorista ideale: sempre a segno, sempre freddo. E invece… invece ultimamente, nelle ultime due stagioni, il feeling con gli undici metri si è, se non interrotto, quanto meno ridimensionato. Dopo l’errore di Ferrara lo score dice 23 rigori in serie A, 18 realizzazioni e 5 errori, una percentuale (non entusiasmante) del 78%.

Ruolo e serenità La sensazione è che siano essenzialmente due i problemi di Berardi: il primo è l’essere diventato, da cecchino e finalizzatore formidabile, un giocatore più a tutto campo, con compiti anche di copertura. In questo modo Berardi arriva meno lucido sotto porta, come indica l’errore di ieri sull’assist al bacio di Duncan. Il secondo è di natura psicologica: per dirla con le parole del suo mentore Di Francesco, Domenico deve ritrovare quella spensieratezza dei primi anni, che si è persa con le responsabilità e, forse, anche con la valutazione di 40-45 milioni che la società neroverde gli ha appiccicato addosso.

Gli anni passano Gli anni passano, appunto, e Berardi rischia di finire in un limbo. Dorato (il rinnovo a una cifra vicina a 2 milioni annuali lo conferma), ma pur sempre un limbo. Il Napoli, a fine mercato, aveva offerto 20 milioni più Zapata, arrivando di fatto alla quotazione chiesta dal Sassuolo che però non ha voluto cederlo. Ora è necessario recuperare il miglior Berardi (Bucchi lo sa bene e ci lavora): siamo i primi estimatori di Domenico da sempre, ma in futuro approdare a un top club potrebbe essere la cosa migliore per lui, per il calcio italiano e, forse, anche per lo stesso Sassuolo. (p.s.)

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