l’ultimo agitato incontro
I giocatori a Taddeo: «Basta, hai detto soltanto parole»
Fine dei giochi. Non sono servite le ormai canoniche quattro ad Aldo Taddeo, liquidato questa volta in fretta dalla squadra dopo l’ennesimo incontro andato in scena negli spogliatoi del campo...
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Fine dei giochi. Non sono servite le ormai canoniche quattro ad Aldo Taddeo, liquidato questa volta in fretta dalla squadra dopo l’ennesimo incontro andato in scena negli spogliatoi del campo Allegretti di San Damaso. La frase più eloquente, quel “basta, è da 20 giorni che ripeti le stesse cose” pronunciata a gran voce da un giocatore, prima che piovesse qualche fischio e pure un “vattene” mentre l’imprenditore varesino era già uscito dallo spogliatoio, ha sancito lo stop alle trattative disperate per continuare a tenere in vita un Modena ormai defunto da un pezzo. Trattative basate su promesse di pagamenti ma mai su fatti concreti, che anziché ammorbidire hanno soltanto irrigidito la posizione dei canarini e dell’Associazione Italiana Calciatori. Ieri Taddeo ha provato a giocarsi il jolly del commissario giudiziale Claudio Trenti, sperando che le sue spiegazioni sul concordato potessero convincere capitan Popescu e compagni. In realtà, nei due minuti in cui Trenti ha parlato solo di tecnicismi, dovendo mantenere il suo ruolo super partes, la nuova proprietà ne è uscita sconfitta: nel concordato preventivo con continuità aziendale, è stato sottolineato, il Modena avrebbe potuto presentare istanza per “scongelare” gli stipendi arretrati, ma non lo ha fatto. La conferma di quanto i giocatori sapevano ormai da giorni, visto il supporto costante dei legali dell’Aic, è stata la pietra tombale sul Modena Fc, la fine di 105 anni di storia del club gialloblù. A poco è infatti servito che Taddeo provasse a spiegare che quell’istanza di pagamento degli arretrati non sarebbe stata accettata dal tribunale, visto che il piano concordatario completo ancora non era pronto, perché la squadra aveva già deciso, a maggior ragione dopo aver sentito per settimane dalla stessa proprietà che non era possibile presentare quella richiesta. Troppa confusione, troppe contraddizioni, poca chiarezza: il banco è saltato in fretta, perché già prima del confronto decisivo i canarini si erano consultati con l’avvocato modenese dell’Aic, Giorgio Pagliani, ribadendo di non voler ritirare la messa in mora. A quel punto Ezio Capuano aveva deciso di cancellare l’allenamento, ritenendo insensato dirigere una seduta inutile, e l’attesa si era tutta focalizzata sull’arrivo di Taddeo e del commissario Trenti a San Damaso. Mezzora di stop prima dell’incontro decisivo. Una volta sancito il rifiuto definitivo della squadra ad accettare il ritiro della messa in mora sperando nell’effettivo pagamento anticipato delle mensilità di ottobre e novembre, unica soluzione prospettata in queste settimane, sono scattati i titoli di coda. Taddeo ha lasciato il campo infastidito («I giocatori non hanno voluto capire, me ne torno a Varese») e la squadra a testa bassa. Capuano è rimasto qualche minuto in più, giusto il tempo di una chiacchierata insieme allo staff tecnico e al segretario generale Russo. L’avvocato Pagliani ha spiegato come nulla fosse cambiato rispetto alle proposte già rifiutate: «Tutto è rimasto invariato, la squadra chiedeva il regolare pagamento degli stipendi di luglio e agosto e, dopo aver sentito anche dal commissario Trenti che la proprietà avrebbe potuto chiedere al tribunale l’autorizzazione a farlo, ha scelto di non ritirare la messa in mora».
Marco Costanzini
Marco Costanzini
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