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Giacobazzi perfetto Arriva il trionfo nella maratona

di Filippo Franchini
Giacobazzi perfetto Arriva il trionfo nella maratona

L’atleta di Pavullo vince a Torino sotto le 2 ore e 16 minuti «Non me ne rendo ancora conto. Ora penso al cross»

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Un capolavoro. Serviva l’opera d’arte per mettere la ciliegina sulla torta di un 2017 incredibile, per Alessandro Giacobazzi. «E’ arrivata una torta intera, non solo la ciliegina - ha ragione, il ventunenne pavullese, che ci scherza su a fine gara - ho sorpreso anche me stesso». Mente, Alessandro. Era il primo a sapere di valere un risultato monstre. Forse nemmeno lui si aspettava di stare sotto le 2 ore e 16 minuti. Forse, l’unico a saperlo per davvero era coach Mauro Bazzani, che ha plasmato con pazienza, in maniera perfetta, i muscoli e soprattutto la mente del giovane Giacobazzi. E’ proprio al suo mentore, che il talento della Fratellanza dedica questa storica, prima vittoria in maratona. «Non ho ancora realizzato a modo, forse mi servirà qualche giorno - confessa Alessandro - ci sono maratoneti fortissimi che non sono mai riusciti a vincere sui 42 chilometri. Io volevo fare bene, ero determinato al massimo e quando ho capito che poteva essere il mio momento ho dato tutto quel che avevo. L’ultimo chilometro, fra ali di folla che applaudivano ed incitavano, è stato qualcosa di indescrivibile: non me la dimenticherò mai, questa vittoria». Trionfo da 2h15’25”, crono di tutto pregio, mettendo alle spalle il keniano Simon Kamau (2h16’49”) ed il marocchino Youssef Sbaai (2h19’20”), vincitore a Torino un anno fa. Più forte anche dell’inquinamento di Torino, a livelli di guardia ieri sotto la Mole. «Non ho avvertito nulla nell’aria e non ci ho pensato più di tanto. Ho lasciato andare i keniani in avvio, nei primi 6-8 chilometri mi sentivo un po’ ingessato, ho avuto un po’ di paura. Poi al decimo le gambe si sono sbloccate, ho iniziato a correre bene e mi sono rilassato: li vedevo davanti, a qualche minuto di distanza. Il passaggio alla mezza (1h07’52”, ndr) è stato di una quarantina di secondi più veloce del previsto, ma stavo bene e continuavo a recuperare. Al 28° ho ripreso uno dei fuggitivi, le due lepri si erano fermate ed al 30° il vantaggio del duo di testa si stava decisamente assottigliando. E’ stato al 33° chilometro che ho capito di potermela giocare, ho aumentato il ritmo ed al 37° li ho agganciati, correndo il mille più veloce della gara (3’07”/km, ndr). Da lì in poi, non mi sono più guardato indietro, avevo l’immagine di Bordin a Seul che mi girava in testa e mi dava una carica pazzesca: l’ultimo mille è stato una cosa da brividi, prima del boato». E’ trascorso un anno dall’11 dicembre 2016, quando l’esordio a Reggio Emilia (2h23’25”) aveva proiettato Alessandro fra i maratoneti. Nel mezzo, un 2017 sensazionale, culminato con il tris tricolore nei 10.000 in pista, 10 km e 21 km su strada, oltre al primo sigillo azzurro nella 10 km di Rennes. «E’ stato un anno molto difficile per me - riavvolge il nastro il pavullese classe 1996 - ricco sì di soddisfazioni, ma pieno anche di ostacoli. La batosta della mancata convocazione agli Europei Under 23, le difficoltà con gli esami all’università e tante altre situazioni non facili da gestire: ho lavorato a testa bassa e l’atletica mi è servita da riscatto. Questa vittoria è nata a luglio, quando abbiamo iniziato con Mauro a mettere chilometri sulle gambe a Pavullo, durante tutta l’estate. Poi i raduni federali a Sestriere e Tirrenia e le soddisfazioni dei titoli nazionali di Roma, Dalmine ed Agropoli, con il primo sigillo azzurro di Rennes: prologo a questo momento meraviglioso». Adesso, solo festa, ma chi conosce Alessandro sa benissimo che la sua mente viaggia già determinata verso l’Euro Cross di dicembre ed i mondiali di maratona 2018 di Berlino, obiettivo principe del prossimo anno. «Sì, adesso rilassiamoci, ma la fame è ancora tanta - morde Giacobazzi - voglio gli europei di cross, perché la maglia azzurra per me è tutto. Poi ci concentreremo sui 42 chilometri: sono usciti gli standard per i mondiali di Berlino e serve un 2h13’ per assicurarsi uno dei sei posti nella squadra di maratona».

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