Silvano Ferrari il fotografo del ciclismo
di Bruno Ronchetti
«Quello scatto di Nibali al Tour che consegnò me, Sirotti e Bettini alla storia»
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Un sassolese in giro per il mondo del ciclismo con la macchina fotografica a tracolla: Silvano Ferrari ha festeggiato proprio quest'anno le sue 29 edizioni del Giro d'Italia, 15 Tour de France e 14 Vuelta de Spagna. Nelle ultime edizioni del Tour de France, l'Italia dei fotografi era rappresentata da un terzetto: Silvano Ferrari, da Sassuolo, Stefano Sirotti, da Cesena, e Luca Bettini, da Milano. Sirotti e Bettini erano i “ ragazzi” della compagnia, mentre Ferrari lo “zio”. A tramandare ai posteri la loro passione e a consegnare alla storia questi “grandi del ciclismo” ha provveduto Vincenzo Nibali trasformandosi per un momento in fotografo con uno scatto destinato alla collezione dei “per sempre”. Vincenzo Nibali reduce dall'intervista con i giornalisti, prima di partire per l'ultima tappa, si prestò all'invito dei tre amici fotografi italiani. Era il 27 luglio del 2014, ultima tappa con partenza da Evry e conclusione ai Campi Elisi di Parigi. Nibali vinse poi quel Tour de France in modo trionfale.
Silvano Ferrari, classe 1938, nasce come cuoco: «Eravamo agli inizi degli Anni Settanta quando assieme al nonantolano Nora, prendemmo in affitto il ristorante La Torre. Si facevano delle belle cose; avevamo posto all'entrata del ristorante un vecchio carro con sopra ogni ben di Dio e con un girarrosto sempre a pieno regime che attirava l'attenzione del cliente. Matrimoni e feste di ogni genere, ma il giorno più importante era il lunedì quando arrivavano i pullman dei clienti della Fiat trattori, che terminata la visita n azienda, venivano a concludere la festa alla nostra tavola».
«Proprio nel 1975, la prima edizione del Gran Premo Giacobazzi mi fece avvicinare al ciclismo con la macchina fotografica. Si trattava di una macchina abbastanza recente che acquistai da un nostro rivenditore».
Come nacque questa passione per il mondo delle due ruote?
«Da ragazzino mi tesserai come corridore con il gruppo San Francesco di Sassuolo. Non ero un granché come corridore, ma la passione era tanta. Quando per esigenze di lavoro conclusi la carriera di corridore ciclista, mi dispiacque tanto, ma il lavoro era più importante. Passarono gli anni, io lasciai La Torre per altri lidi, e nel frattempo mi avvicinai alle corse ciclistiche con la macchina fotografica, tanto che iniziai a seguire le gare per una nota rivista nazionale. Nell'aprile del 1996 venni invitato dall'organizzatore del Gran Premio città di Nonantola a fare il servizio fotografico e il fotofinish. Ricordo che alla partenza c’era in qualità di ospite, Marco Pantani che era “inchiodato” a causa della grave caduta riportata nel finale della Milano-Torino dell'anno precedente. In quel periodo avevo già maturato una buona esperienza con il mondo del giro d'Italia. In pratica entrai a fare parte dell'agenzia fotografica diretta da Sirotti, papà di Stefano. La passione e il tempo libero mi portarono a girare il mondo delle biciclette e fare servizi per le riviste varie».
Ricordi particolari?
«Al Giro d'Italia 2016, nella tappa che prese il via da Modena e si concluse ad Asolo, i ladri mi fecero visita svaligiando la mia vettura arrecandomi un grosso danno finanziario».
Se invece parliamo di momenti che ti regalano un sorriso non posso che citare quella foto che ci scattò Nibali al Tour de France. Fu un bellissimo gesto di Nibali e un po’ come se anche io e i miei colleghi Sirotti e Bettini avessimo vinto il nostro Tour».
Silvano Ferrari, classe 1938, nasce come cuoco: «Eravamo agli inizi degli Anni Settanta quando assieme al nonantolano Nora, prendemmo in affitto il ristorante La Torre. Si facevano delle belle cose; avevamo posto all'entrata del ristorante un vecchio carro con sopra ogni ben di Dio e con un girarrosto sempre a pieno regime che attirava l'attenzione del cliente. Matrimoni e feste di ogni genere, ma il giorno più importante era il lunedì quando arrivavano i pullman dei clienti della Fiat trattori, che terminata la visita n azienda, venivano a concludere la festa alla nostra tavola».
«Proprio nel 1975, la prima edizione del Gran Premo Giacobazzi mi fece avvicinare al ciclismo con la macchina fotografica. Si trattava di una macchina abbastanza recente che acquistai da un nostro rivenditore».
Come nacque questa passione per il mondo delle due ruote?
«Da ragazzino mi tesserai come corridore con il gruppo San Francesco di Sassuolo. Non ero un granché come corridore, ma la passione era tanta. Quando per esigenze di lavoro conclusi la carriera di corridore ciclista, mi dispiacque tanto, ma il lavoro era più importante. Passarono gli anni, io lasciai La Torre per altri lidi, e nel frattempo mi avvicinai alle corse ciclistiche con la macchina fotografica, tanto che iniziai a seguire le gare per una nota rivista nazionale. Nell'aprile del 1996 venni invitato dall'organizzatore del Gran Premio città di Nonantola a fare il servizio fotografico e il fotofinish. Ricordo che alla partenza c’era in qualità di ospite, Marco Pantani che era “inchiodato” a causa della grave caduta riportata nel finale della Milano-Torino dell'anno precedente. In quel periodo avevo già maturato una buona esperienza con il mondo del giro d'Italia. In pratica entrai a fare parte dell'agenzia fotografica diretta da Sirotti, papà di Stefano. La passione e il tempo libero mi portarono a girare il mondo delle biciclette e fare servizi per le riviste varie».
Ricordi particolari?
«Al Giro d'Italia 2016, nella tappa che prese il via da Modena e si concluse ad Asolo, i ladri mi fecero visita svaligiando la mia vettura arrecandomi un grosso danno finanziario».
Se invece parliamo di momenti che ti regalano un sorriso non posso che citare quella foto che ci scattò Nibali al Tour de France. Fu un bellissimo gesto di Nibali e un po’ come se anche io e i miei colleghi Sirotti e Bettini avessimo vinto il nostro Tour».
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