Caliendo: «Non dovevo iscrivere la squadra»
«Ero in difficoltà, ma l’orgoglio ha vinto e mi sono giocato anche il Mammut Ho sbagliato, ma il sindaco ha vinto? A Salerno non è mai interessato il Modena»
Non andiamo a Montecarlo come la Rai, non gli chiediamo di Padre Pio, ma ci proviamo al telefono, sul suo secondo cellulare, quello col numero francese convinti di non ricevere risposta. Squilli a vuoto, poi Antonio Caliendo richiama. Osservazione: Caliendo, il Modena scompare dal calcio italiano ed è finito al cimitero, ce lo ha portato lei.
Piovono insulti e accuse, ma avendo intervistato Mike Tyson in passato, i pugni verbali e scomposti dell’uomo che in 5 anni ha portato il Modena alla scomparsa dal calcio, non ci turbano troppo. «La colpa è dei giornalisti (tutti più o meno responsabili dalla carta stampata al web), del sindaco Muzzarelli e di Carmelo Salerno».
Scusi Caliendo, mancherebbe qualcuno nella lista, proprio lei semmai...
«E’ colpa di Andrea Russo e Carmelo Salerno ha illuso tutti: voleva costruire al Mammut e del Modena non gli è mai importanto nulla. Per un anno abbiamo trattato, tutti i dipendenti lo volevano: ho trattato con lui fino alla fine, ero disposto a rinunciare a tutto, ai 400mila euro di buonuscita a fine stagione, anche al concordato preventivo. Niente da fare, arrivava sempre fin lì poi finiva tutto. E c’erano Annamaria la segretaria, Russo e Capuano testimoni».
Ci riproviamo: scusi Caliendo, mancherebbe qualcuno nella lista, proprio lei semmai...
«Il sindaco Muzzarelli e il Comune ora erano disposti a dare il Braglia in affitto a partita. A me chiedevano la luna. Un milione di euro di debiti avrei avuto nei loro confronti, ma in realtà sono molti meno e verrà dimostrato che gli dovevamo circa 150 mila euro, la differenza tra quanto gli dovevamo per il mutuo e contributi per la pubblicità e quando dovevamo ricevere noi per la concessione delle antenne allo stadio. Il sindaco ha battuto Caliendo, ma cos’ha vinto? Nulla, abbiamo perso tutti, soprattutto i tifosi e la città che non hanno più il calcio».
Non si molla: scusi Caliendo, mancherebbe qualcuno nella lista, proprio lei semmai...
«Ho le mie colpe soprattutto nella scelta dei collaboratori tecnici di cui mi sono circondato e che mi hanno fatto finire in serie C».
Tutto qui? Non ha ricevuto lei il maxi deferimento per le tasse evase, gli stipendi non pagati a giocatori e dipendenti e per una gestione che ha portato il Modena al macello sportivo e societario e a un fallimento su tutto il fronte?
«Non dovevo iscrivere la squadra - i toni di Caliendo diventano normali - questo è stato il mio grande errore. Ma ha prevalso l’orgoglio e sono andato avanti giocandomi tutto, anche il Mammut. Avevo chiesto aiuto alla città, una città che vanta 5mila industriali. Nessuno si è mosso e, ripeto, ho trasferito nel Modena anche il mio club perchè le risorse erano finite, non avevo più soldi da spendere. Ne ho messo tanti nel Modena, tutti i miei averi di famiglia, ma le colpe sono solo dell’unico coglione che ha messo dei soldi nel Modena».
Cosa che non ha fatto Aldo Taddeo, il suo successore. Ed è arrivata la messa in mora.
«Aveva 950 mila euro pronti, li ho visti io. Ma è arrivato in un clima ostile, i tifosi lo hanno beccato anche in Piazza Grande mentre saliva in Comune. È stato scacciato. Gli stipendi di luglio e agosto erano competenza sua, anche lo stadio doveva pagarlo lui negli accordi. Ma chi ci mette del suo, in un clima così? Tutti volevano Salerno che non è mai arrivato, nemmeno alla fine, e ha preso in giro i tifosi».
Lei, da Montecarlo, ha lanciato in tv gravi accuse ai giocatori?
«Aspetto le querele, ma non sono ancora arrivate».
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