Salerno: «Io al Modena? C’erano troppi ostacoli»
«In estate ci credevo davvero, nel salvataggio in extremis ho solo sperato»
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Ospite della trasmissione di Trc “Barba e Capelli”, Carmelo Salerno ha spiegato tutti i suoi tentativi di acquisto del Modena e i suoi progetti, parlando di Caliendo, del Mammut, di Taddeo e dell’ultima idea, l’adesione al tentativo studiato dall’avvocato Tazzioli per salvare il titolo sportivo, non andata a buon fine.
CALIENDO
«Le sue continue accuse nei miei confronti? È il tipico atteggiamento di chi scarica le colpe dei propri fallimenti sugli altri, un atteggiamento da vigliacchi, vergognoso, patetico e infamante. Nella vita ci vuole dignità, Caliendo dovrebbe chiedersi perché i suoi dipendenti lo hanno implorato di cedere a me, dovrebbe vergognarsi e chiedere umilmente scusa a tutta la città, ai tifosi, alla stampa e soprattutto ai suoi dipendenti, che ha lasciato senza un lavoro. Non credo però che le parole “scusa” e “umiltà” facciano parte del suo vocabolario, non a caso in questi giorni sta festeggiando in eventi mondani. Io non dormirei la notte».
RIMPIANTI
«Col senno di poi ho sbagliato nel mantenere la riservatezza durante quasi un anno di trattative. Se avessi reso pubblici i miei piani avrei forse smascherato i veri problemi del Modena. Perché i problemi non sono sorti all’improvviso. A luglio il Modena si sarebbe potuto salvare ed è stato l’unico momento in cui ho creduto davvero di poterlo acquistare, poi il contratto scritto dai legali di Caliendo si è rivelato assurdo per le cifre, mentre i tentativi fatti in seguito sono stati dettati più dal cuore che dalla ragione, dopo la richiesta di aiuto prima dei dipendenti e poi di Tazzioli, e hanno sempre trovato ostacoli. Va detto, comunque, che la situazione era già compromessa e non sarebbe stato facile salvare il Modena».
FALLIMENTO PILOTATO
«Il tentativo dell’avvocato Tazzioli era la mossa disperata di provare a salvare il titolo sportivo, di non cancellare 105 anni di storia del club. Avevo dato la mia disponibilità a dare una mano, animato dalla commozione per i tanti messaggi dei tifosi che mi chiedevano di non far cancellare il Modena Fc, ma il progetto non è andato a buon fine per tante ragioni. Forse non ci sono stati i tempi tecnici o forse non c’è stata la reale volontà da parte della proprietà di appoggiarlo. Taddeo aveva chiesto di incontrarmi sabato, ma non ne vedevo la ragione visto che il giorno prima aveva già incontrato Tazzioli e il commercialista Bulgarelli. Doveva arrivare con loro al passaggio di quote, oppure sarebbe spettato a proprio a lui presentare lunedì mattina istanza di fallimento in tribunale. Io avrei partecipato all’asta dopo l’esercizio provvisorio gestito dal tribunale. Con questo progetto avremmo potuto guadagnare un anno, mantenendo il titolo oltre alla continuità aziendale, sperando di salvarci o di chiedere il ripescaggio in caso di retrocessione. Ci saremmo rivolti subito alla città e sono sicuro che la squadra avrebbe iniziato a vincere, perché si sarebbe creata una situazione di normalità lavorativa. A partire dal poter giocare nel proprio stadio».
MISSIONE POSSIBILE
«Dal nostro punto di vista la situazione sarebbe potuta davvero cambiare. Se ci fosse stato un passaggio di proprietà venerdì o sabato sono sicuro che i giocatori sarebbero scesi in campo, che sarebbe stata presentata istanza di fallimento e che lo stadio sarebbe stato riaperto dal tribunale con l’esercizio provvisorio».
TADDEO
«Io non so perché non sia stata chiusa la trattativa venerdì, ho sentito dire che sono state fatte pressioni su Taddeo per non chiuderla. Se c’è di mezzo Caliendo? Di sicuro Caliendo ha telefonato a tutti i giocatori per chiedere di non scioperare, non so a quale titolo… Questa vendita a me è sempre risultata sospetta e penso sia legittimo dire che fa emergere qualche dubbio. In fondo Taddeo non ha fatto niente. Anzi, per presentare istanza di fallimento chiedeva una mia lettera di intenti».
GIOCATORI
«I giocatori hanno avuto ragione a scioperare, l’avvocato Pagliani li ha saputi consigliare nel modo giusto: non si può fare un concordato sugli stipendi dei dipendenti, che non venivano pagati da mesi. Io, che ho sempre considerato la loro categoria come quella dei privilegiati, posso dire che la maggior dei ragazzi prendeva 1500-2000 euro al mese. Cosa avrei fatto al posto di Taddeo? Sicuramente mi sarei presentato pagando tutti gli arretrati, anche commettendo un reato. Per rispetto loro e delle loro famiglie e perché solo così la macchina va avanti».
PROGETTI
«Per far capire a chi mi ha accusato di volermi fare solo pubblicità qual era il mio intento, posso dire come avrei organizzato il Modena: Doriano Tosi dg e Massimo Taibi ds, due persone serie e oneste oltre che grandi professionisti, mentre all’amico Franco D’Aniello avevo chiesto di fare il presidente. Il progetto era quello di avvicinarmi il più possibile alla città, agli imprenditori e ai tifosi. Io abito dal 2002 a Modena, mi considero un modenese adottivo. Non mi sarei mai avventurato in questa situazione da sprovveduto, perché avrei continuato a vivere a Modena, non me ne sarei tornato a Varese o a Montecarlo...».
DISASTRO ANNUNCIATO
«Il Modena è fallito perché non aveva uno stadio. Ci voleva davvero poco per salvarsi. Io a Caliendo avevo detto che la convenzione non sarebbe mai dovuta decadere, era più conveniente anche del tariffario attuale e ti garantiva la gestione di un impianto che poteva garantire reddito se utilizzato anche per altri eventi. Bastava fare due calcoli tra rate del mutuo e proventi per le antenne telefoniche. L’altro errore in estate è stato conferire il Mammut nel Modena per sanare il parametro p/a, perché così facendo sono stati aggiunti altri debiti, visto che anche il Mammut ne ha, e non quella liquidità che ti avrebbe poi permesso di sistemare i creditori».
MAMMUT
«È vero, avrei voluto costruire al Mammut. Non case, ma un centro sportivo per il vivaio. La storia recente del calcio racconta che le squadre vincenti sono partite dalle basi, cioè dai giovani e dalle strutture dedicate alla loro formazione. Al Mammut c’era già tutto, avrei solo dovuto rinnovarlo e ampliare quello che già c’è, considerando anche la possibilità di costruire due campi da calcio. Un’azienda ha bisogno di entrate certe e nel calcio l’unica fonte di reddito è il settore giovanile».
POSSIBILITÀ
«Non sono un giocatore d’azzardo, ogni mio passo è ponderato. Come quando voglio acquistare un lotto per costruire, vado in banca e presento il mio piano finanziario. Se ho ottenuto 15 o 16 mutui in tempo di crisi vuol dire che le banche mi ritengono credibile. E ritenevano credibile anche il piano finanziario per l’acquisto del Mammut, nel quale altri imprenditori avrebbero contribuito. In estate il Modena si poteva salvare: dei 6 milioni di debiti la metà riguarda il fisco, e l’avremmo spalmata in 10 anni come consentito dalla legge, mentre gli 1,2 milioni nei confronti dei fornitori sarebbero stati pagati con un concordato stragiudiziale, dunque accordandosi direttamente senza il tribunale, il resto riguardava le banche e anche in questo caso avevamo un piano di rientro. Poi si sarebbe dovuto fare una campagna acquisti oculata, perché una società indebitata non può avere una rosa di 29 giocatori. Non so come la Covisoc abbia potuto accettare che il parametro p/a venisse sistemato con un immobile, se si immettevano soldi cash questi sarebbero stati funzionali al ripianamento del debito.
Il prestito a Caliendo prima dell’iscrizione? L’ho fatto per il Modena, come anticipo di sponsorizzazione, e ora mi muoverò per recuperarlo, anche se non ho speranze perché non sono un creditore privilegiato. Se avevo qualcuno alle spalle? Mi avevano chiamato dalla Puglia, dalla Lombardia e non solo. Un imprenditore serio avrebbe condiviso con me il percorso, ma non posso fare il nome perché è già proprietario di una squadra fuori Modena».
Marco Costanzini
CALIENDO
«Le sue continue accuse nei miei confronti? È il tipico atteggiamento di chi scarica le colpe dei propri fallimenti sugli altri, un atteggiamento da vigliacchi, vergognoso, patetico e infamante. Nella vita ci vuole dignità, Caliendo dovrebbe chiedersi perché i suoi dipendenti lo hanno implorato di cedere a me, dovrebbe vergognarsi e chiedere umilmente scusa a tutta la città, ai tifosi, alla stampa e soprattutto ai suoi dipendenti, che ha lasciato senza un lavoro. Non credo però che le parole “scusa” e “umiltà” facciano parte del suo vocabolario, non a caso in questi giorni sta festeggiando in eventi mondani. Io non dormirei la notte».
RIMPIANTI
«Col senno di poi ho sbagliato nel mantenere la riservatezza durante quasi un anno di trattative. Se avessi reso pubblici i miei piani avrei forse smascherato i veri problemi del Modena. Perché i problemi non sono sorti all’improvviso. A luglio il Modena si sarebbe potuto salvare ed è stato l’unico momento in cui ho creduto davvero di poterlo acquistare, poi il contratto scritto dai legali di Caliendo si è rivelato assurdo per le cifre, mentre i tentativi fatti in seguito sono stati dettati più dal cuore che dalla ragione, dopo la richiesta di aiuto prima dei dipendenti e poi di Tazzioli, e hanno sempre trovato ostacoli. Va detto, comunque, che la situazione era già compromessa e non sarebbe stato facile salvare il Modena».
FALLIMENTO PILOTATO
«Il tentativo dell’avvocato Tazzioli era la mossa disperata di provare a salvare il titolo sportivo, di non cancellare 105 anni di storia del club. Avevo dato la mia disponibilità a dare una mano, animato dalla commozione per i tanti messaggi dei tifosi che mi chiedevano di non far cancellare il Modena Fc, ma il progetto non è andato a buon fine per tante ragioni. Forse non ci sono stati i tempi tecnici o forse non c’è stata la reale volontà da parte della proprietà di appoggiarlo. Taddeo aveva chiesto di incontrarmi sabato, ma non ne vedevo la ragione visto che il giorno prima aveva già incontrato Tazzioli e il commercialista Bulgarelli. Doveva arrivare con loro al passaggio di quote, oppure sarebbe spettato a proprio a lui presentare lunedì mattina istanza di fallimento in tribunale. Io avrei partecipato all’asta dopo l’esercizio provvisorio gestito dal tribunale. Con questo progetto avremmo potuto guadagnare un anno, mantenendo il titolo oltre alla continuità aziendale, sperando di salvarci o di chiedere il ripescaggio in caso di retrocessione. Ci saremmo rivolti subito alla città e sono sicuro che la squadra avrebbe iniziato a vincere, perché si sarebbe creata una situazione di normalità lavorativa. A partire dal poter giocare nel proprio stadio».
MISSIONE POSSIBILE
«Dal nostro punto di vista la situazione sarebbe potuta davvero cambiare. Se ci fosse stato un passaggio di proprietà venerdì o sabato sono sicuro che i giocatori sarebbero scesi in campo, che sarebbe stata presentata istanza di fallimento e che lo stadio sarebbe stato riaperto dal tribunale con l’esercizio provvisorio».
TADDEO
«Io non so perché non sia stata chiusa la trattativa venerdì, ho sentito dire che sono state fatte pressioni su Taddeo per non chiuderla. Se c’è di mezzo Caliendo? Di sicuro Caliendo ha telefonato a tutti i giocatori per chiedere di non scioperare, non so a quale titolo… Questa vendita a me è sempre risultata sospetta e penso sia legittimo dire che fa emergere qualche dubbio. In fondo Taddeo non ha fatto niente. Anzi, per presentare istanza di fallimento chiedeva una mia lettera di intenti».
GIOCATORI
«I giocatori hanno avuto ragione a scioperare, l’avvocato Pagliani li ha saputi consigliare nel modo giusto: non si può fare un concordato sugli stipendi dei dipendenti, che non venivano pagati da mesi. Io, che ho sempre considerato la loro categoria come quella dei privilegiati, posso dire che la maggior dei ragazzi prendeva 1500-2000 euro al mese. Cosa avrei fatto al posto di Taddeo? Sicuramente mi sarei presentato pagando tutti gli arretrati, anche commettendo un reato. Per rispetto loro e delle loro famiglie e perché solo così la macchina va avanti».
PROGETTI
«Per far capire a chi mi ha accusato di volermi fare solo pubblicità qual era il mio intento, posso dire come avrei organizzato il Modena: Doriano Tosi dg e Massimo Taibi ds, due persone serie e oneste oltre che grandi professionisti, mentre all’amico Franco D’Aniello avevo chiesto di fare il presidente. Il progetto era quello di avvicinarmi il più possibile alla città, agli imprenditori e ai tifosi. Io abito dal 2002 a Modena, mi considero un modenese adottivo. Non mi sarei mai avventurato in questa situazione da sprovveduto, perché avrei continuato a vivere a Modena, non me ne sarei tornato a Varese o a Montecarlo...».
DISASTRO ANNUNCIATO
«Il Modena è fallito perché non aveva uno stadio. Ci voleva davvero poco per salvarsi. Io a Caliendo avevo detto che la convenzione non sarebbe mai dovuta decadere, era più conveniente anche del tariffario attuale e ti garantiva la gestione di un impianto che poteva garantire reddito se utilizzato anche per altri eventi. Bastava fare due calcoli tra rate del mutuo e proventi per le antenne telefoniche. L’altro errore in estate è stato conferire il Mammut nel Modena per sanare il parametro p/a, perché così facendo sono stati aggiunti altri debiti, visto che anche il Mammut ne ha, e non quella liquidità che ti avrebbe poi permesso di sistemare i creditori».
MAMMUT
«È vero, avrei voluto costruire al Mammut. Non case, ma un centro sportivo per il vivaio. La storia recente del calcio racconta che le squadre vincenti sono partite dalle basi, cioè dai giovani e dalle strutture dedicate alla loro formazione. Al Mammut c’era già tutto, avrei solo dovuto rinnovarlo e ampliare quello che già c’è, considerando anche la possibilità di costruire due campi da calcio. Un’azienda ha bisogno di entrate certe e nel calcio l’unica fonte di reddito è il settore giovanile».
POSSIBILITÀ
«Non sono un giocatore d’azzardo, ogni mio passo è ponderato. Come quando voglio acquistare un lotto per costruire, vado in banca e presento il mio piano finanziario. Se ho ottenuto 15 o 16 mutui in tempo di crisi vuol dire che le banche mi ritengono credibile. E ritenevano credibile anche il piano finanziario per l’acquisto del Mammut, nel quale altri imprenditori avrebbero contribuito. In estate il Modena si poteva salvare: dei 6 milioni di debiti la metà riguarda il fisco, e l’avremmo spalmata in 10 anni come consentito dalla legge, mentre gli 1,2 milioni nei confronti dei fornitori sarebbero stati pagati con un concordato stragiudiziale, dunque accordandosi direttamente senza il tribunale, il resto riguardava le banche e anche in questo caso avevamo un piano di rientro. Poi si sarebbe dovuto fare una campagna acquisti oculata, perché una società indebitata non può avere una rosa di 29 giocatori. Non so come la Covisoc abbia potuto accettare che il parametro p/a venisse sistemato con un immobile, se si immettevano soldi cash questi sarebbero stati funzionali al ripianamento del debito.
Il prestito a Caliendo prima dell’iscrizione? L’ho fatto per il Modena, come anticipo di sponsorizzazione, e ora mi muoverò per recuperarlo, anche se non ho speranze perché non sono un creditore privilegiato. Se avevo qualcuno alle spalle? Mi avevano chiamato dalla Puglia, dalla Lombardia e non solo. Un imprenditore serio avrebbe condiviso con me il percorso, ma non posso fare il nome perché è già proprietario di una squadra fuori Modena».
Marco Costanzini
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