Sassuolo, ascolta Missiroli: «Bisogna ritornare umili»
Le parole del centrocampista fotografano il vero problema dei neroverdi Per salvarsi serve lo spirito da “provinciale”. E Magnanelli deve giocare
SASSUOLO «Dobbiamo ritrovare l'umiltà dei primi due anni di serie A e giocare ogni match come se fosse l'ultimo». Così Simone Missiroli domenica sera a Sky poco prima dell’inizio di Sassuolo-Milan. La mezzala neroverde ha detto una grande verità: questa squadra deve tornare umile com’era all’inizio dell’avventura in serie A coincisa con altrettante salvezze. soffertissima ma esaltante la prima, più tranquilla la seconda. Poi il Sassuolo ha spiccato il volo arrivando a guadagnare uno storico settimo posto con annessa qualificazione all’Europa League. Ma l’addio di Di Francesco dopo cinque stagioni e l’indebolimento della rosa nelle ultime due inesistenti sessioni di mercato hanno fatto ripiombare il Sassuolo laddove era partito, cioè nelle zone basse della classifica a sgomitare per la salvezza. Probabilmente nè la società, nè Bucchi nè tantomeno i giocatori si aspettavano un inizio di stagione così complicato. Quart’ultimo posto dopo 12 giornate con numeri e prestazioni molto preoccupanti. Il tecnico dà la sensazione di essere confuso, consapevole di non essere ancora riuscito a trasmettere la sua idea di calcio ad una squadra che è identica negli interpreti a quella della scorsa stagione, ad eccezione di Pellegrini e Defrel. Eppure certi meccanismi sembrano essere evaporati insieme alle certezze e all’autostima.
Il problema, messo a fuoco alla perfezione dalle parole di Missiroli, è legato soprattutto a una questione mentale: questa squadra deve dimenticare il passato e le utopistiche ambizioni sbandierate in estate dalla proprietà. Altro che zona Europa, il Sassuolo deve pensare solo ed unicamente alla salvezza. E non basta raccontarsi che a livello di organico ce ne sono di più scarse. Il che probabilmente è vero, ma a fare testo è la classifica dove al momento il Sassuolo si trova inguaiato nei bassifondi.
Incassata la fiducia della società, Bucchi deve approfittare della sosta per inculcare nella testa dei suoi giocatori che - nei prossimi due, cruciali scontri diretti contro Benevento e Verona - servirà un Sassuolo da battaglia, consapevole che da qui alla fine ci sarà da lottare con il coltello tra i denti per conquistare la salvezza. Una squadra così non può però fare a meno del suo uomo simbolo Francesco Magnanelli. Nelle ultime due partite Bucchi lo ha lasciato in panchina: se col Napoli ci poteva anche stare, incomprensibile la scelta di rinunciare al capitano contro il Milan. Fortunatamente alla base di questa esclusione ci sono solo ragioni tecniche anche se al momento non vediamo centrocampisti così forti e in forma nella rosa neroverde da giustificare la doppia panchina riservata a Magnanelli.
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