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«Insigne? Deve giocare»

«Insigne? Deve giocare»

I suggerimenti di tre ex azzurri: meglio usare il 4-3-3

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Punto primo: bisogna metterci la stessa intensità degli svedesi. Punto secondo: uno come Insigne deve giocare. Punto terzo: in due giorni l’unica cosa che si può fare è lavorare sulla testa. Ecco qui la ricetta di tre ex azzurri per cercare di ribaltare l’1-0 incassato dall’Italia a Solna. Domani sera la Svezia a San Siro può essere ancora ribaltata, ma gli ingredienti dovranno essere completamente diversi.

Gigi De Agostini, 36 presenze e 4 gol con la maglia azzurra si aspettava un’Italia con un’altra tempra. «Non ci abbiamo messo sufficiente agonismo – dice –, quando affronti avversari così grandi e grossi devi metterci la stessa cattiveria, solo così poi la tua maggiore qualità può venire a galla. L’1-0 è un risultato rischiosissimo, adesso a San Siro l’Italia non potrà sbagliare niente».

Servirà segnare tre gol dice De Agostini: «Perché uno devi sempre mettere in preventivo che puoi prenderlo. L’altra sera è capitato, in maniera fortuita, d’accordo, ma è capitato». Ventura, non da oggi, è finito sotto processo: «Anche i giocatori devono prendersi le loro responsabilità – puntualizza l’ex terzino friulano –. Alcuni di loro nelle squadre di club hanno un rendimento e in azzurro un altro? È vero. La prima riflessione che mi viene da fare è che abbiano delle caratteristiche che non si integrano tra loro. Io per esempio farei giocare solo uno tra Belotti e Immobile».

Totò Di Natale, 42 gettoni e 11 gol in azzurro, sostiene che questa Italia non possa fare a meno di Insigne: «Al momento di giocatori di qualità non ne abbiamo molti, ma quei pochi vanno fatti giocare e Insigne è uno di questi». Di Natale è rimasto deluso dalla prova dell’Italia in Svezia: «Dietro abbiamo rischiato poco, ma davanti siamo stati poco efficaci. A me la Svezia è sembrato un avversario abbordabile, ecco perché dico che la qualificazione è ancora possibile. Adesso tutti dicono che dobbiamo contare sull’effetto San Siro, ma come ha detto giustamente Pirlo il pubblico non fa gol. È la squadra che deve fare la sua parte in maniera completamente diversa».

«Gli azzurri dovranno saltare addosso alla Svezia fin dal primo minuto – interviene ancora De Agostini –, in queste sfide da dentro o fuori l’aspetto psicologico conta molto e sarà importante far capire ai nostri avversari che li attenderà una serata poco gradevole».

Ma come dovrà schierarsi l’Italia domani sera a San Siro? Giuliano Giannichedda, tre gettoni in Nazionale e un passato da allenatore nelle giovanili azzurre dal 2012 al 2016, la vede così: «In questo momento Ventura si starà chiedendo: riparto dal 3-5-2 o torno al 4-2-4? Io non sceglierei nessuno dei due moduli. Meglio il 4-3-3 perché è l’assetto che usano la gran parte delle squadre del nostro campionato. Questo permetterebbe a Candreva di pensare meno alla fase difensiva e a Insigne di agire come fa nel Napoli. A centrocampo non rinuncerei a Florenzi: non starà benissimo, ma a livello di intensità e personalità ti dà sempre qualcosa».

Giannichedda nonostante tutto vede un’Italia ancora favorita per la qualificazione: «Però rendiamoci anche conto che dal 2006 non abbiamo più avuto una Nazionale all’altezza. In avanti non abbiamo più attaccanti da top club: quando arrivai in azzurro io c’erano Del Piero, Baggio, Totti che iniziava, e poi ancora Inzaghi, Vieri e Ravanelli». Che tempi, quei tempi. (m.m.)

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