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De Biasi: «L’Italia deve imparare dalla Spagna»

De Biasi: «L’Italia deve imparare dalla Spagna»

Beffato da Ventura come ct azzurro, l’ex tecnico del Modena autore del miracolo Albania, è all’Alaves: «Qui non c’è paura di lanciare ragazzi in prima squadra»

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Gianni De Biasi, ex tecnico del Modena che portò in serie A, si trova attualmente in Spagna alla guida dell’Alaves, scelta che ha fatto dopo essere stato beffato da Giampiero Ventura nella corsa alla panchina dell’Italia che per la seconda volta nella sua storia manca la qualificazione al Mondiale. De Biasi aveva lasciato la guida dell’Albania che aveva condotto a una storica qualificazione agli ultimi Europei forse proprio perchè sentiva già di essere il nuovo ct azzurro.

«Sarebbe facile - attacca De Biasi - sparare sulla Croce Rossa e probabilmente le due partite con la Svezia potevano essere gestite tecnicamente in modo diverso. Non eravamo più scarsi degli svedesi che hanno avuto anche una fortuna sfacciata, ma loro hanno dimostrato di essere una squadra: hanno lottato per il compagno, per la bandiera, per il proprio paese e anche per il proprio allenatore. Questo è lo spirito che serve e fa la differenza. Mi dispiace per Ventura che si è giocato l’opportunità della vita. Secondo me Giampiero doveva creare un rapporto diverso con la squadra. Quando sei il “citi” sei il capo, non la scelta di Tavecchio. Nello spogliatoio comandi tu. Devi fregartene dei nomi, gioca chi decidi tu. La porta deve sempre essere aperta in entrata, ma anche in uscita. Se no fallisci in fretta. L’allenatore deve pretendere dai giocatori non lasciar fare quello che vogliono. Ne abbiamo mille di giocatori e chi non accetta le regole, fuori dalla porta indipendentemente dal nome e dalla carriera. Servono calciatori con lo spirito giusto che sappiano togliersi qualcosa per darlo a un altro, che sentano quella benedetta maglia sulla pelle».

De Biasi si ricandida?

«Credo che la scelta vada su Ancelotti ed è la migliore. Farà benissimo. Comunque io ci sono e se mi chiamano sono pronto a dire che quel che c’è da fare».

Il calcio italiano è in crisi nera.

«Attraversa un momento tristissimo perchè continua a vivere di rendita, sulla gloria e i successi del passato. C’è presunzione, pensiamo di essere sempre i più bravi, ma oggi, nel calcio, conta l’organizzazione che deve essere ancor più meticolosa se non possiedi i talenti della Spagna. Che non nascono per caso: bisogna avere il coraggio di lanciare i giovani e qui nella Liga anche i grandi club non si fanno problemi a scommettere su ragazzi di 18, 19 anni. E il problema non sono sgli stranieri: sono in tutto il mondo. Guardate l’Atalanta, sta facendo cose splendide coi giovani. L’Italia può risorgere solo se sceglie la strada giusta e indica le direttive da seguire. Altrimenti non ti rialzi. È il momento del coraggio».



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