Belfast e Milano, due sconfitte così uguali e così diverse
Stavolta non arriviamo alla fase finale dei Mondiali, sbattuti fuori dalla Svezia che ci ha inchiodati all’esclusione, fatali per noi la sconfitta di Solna e il pareggio di San Siro. Evento storico,...
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Stavolta non arriviamo alla fase finale dei Mondiali, sbattuti fuori dalla Svezia che ci ha inchiodati all’esclusione, fatali per noi la sconfitta di Solna e il pareggio di San Siro. Evento storico, visto che nelle venti edizioni fin qui disputate in due sole altre occasioni l’Italia è mancata.
Nel 1930, in Uruguay, non andammo si disse per motivi economici, più probabilmente per dissapori con la federazione uruguaiana che accusava l’Italia di saccheggiare il loro patrimonio sportivo ingaggiando un numero esagerato di calciatori. Più strettamente imparentato all’attuale disastro ciò che accadde nel 1958. Per qualificarsi l’Italia doveva vedersela in un mini girone a tre squadre con Portogallo e Irlanda del Nord. Dopo aver battuto gli irlandesi per 2 a 1, con il Portogallo patimmo un sonoro 0 a 3 in trasferta, rimediato con un 3 o 0 nel ritorno, avviandoci al test decisivo con l’Irlanda, dove ci sarebbe bastato non perdere. Squadre pronte per giocarsela il 4 dicembre a Belfast, ma arbitro bloccato dalla nebbia a Londra, per cui si giocò una semplice amichevole finita 2 a 2, ma con botte e provocazioni a non finire. Gara vera, con arbitro Szolt una settimana dopo e vittoria degli irlandesi per 2 a 1 con clamorosa eliminazione azzurra.
Da non credere, e, alla luce di quanto accaduto in questi giorni, grossa tentazione di rifugiarsi nella teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici. Il ct di quella nazionale era Alfredo Foni, friulano di Udine, già ottimo terzino con parecchie squadre in particolare con la Juve, campione olimpico e del mondo con la nazionale di Pozzo, poi apprezzato allenatore, due scudetti con l’Inter, ottimo lavoro in altre piazze, con due puntate all’Udinese, arrivato alla guida della nazionale nel 1957. Per la decisiva partita di Windsor Park il dottor Foni (laurea in ingegneria) mandò in campo una squadra con cinque giocatori d’attacco, gli oriundi Ghiggia, Schiaffino, Montuori e Da Costa con il nostrano Pivatelli centravanti. Due soli mediani il classico Segato e il debuttante Invernizzi, Bugatti in porta e tre difensoroni grandi e grossi. Foni passava per un difensivista accanito, all’Inter era stato lui ad arretrare Armano per difendersi con un uomo in più, e la formazione mandata in campo a Belfast era forse figlia della voglia di tacitare quanti lo facevano passare per catenacciaro. Fatto sta che perdemmo 2 a 1 con infinite polemiche, accuse agli stranieri di non averci messo il cuore, Ghiggia espulso per fallo di reazione, robusta dose di botte rimediate dagli irlandesi e mesto ritorno a casa.
Tutto da rifare allora come adesso? In effetti tifosi e critici aprirono una feroce campagna contro i vertici federali e lo stesso Foni, che tuttavia restò alla guida della nazionale ancora per qualche mese. Gli venne dato il benservito dopo l’amichevole del maggio successivo persa per 2 a 3 con l’Austria. Il dottor Foni continuò ad allenare, finì per farlo soprattutto in Svizzera, dove aveva scelto di vivere e dove morì nel 1985. Ha lasciato ottimi ricordi in quanti lo hanno conosciuto e frequentato, uomo di sport e di cultura, ha sempre mantenuto vivo il sentimento di affetto verso il suo Friuli. Naturalmente anche su di lui sono piovute critiche e riserve dopo la figuraccia con l’Irlanda, ma, forse perché a quei tempi c’era un po’ di misura anche nella polemica e nella contrapposizione, tutti mantennero sempre un atteggiamento di rispetto e di stima nei suoi confronti.
Quanto alla squadra, quella di Belfast giocò male ma in teoria aveva parecchio talento calcistico individuale, quella di San Siro ha giocato male e senza traccia evidente di talento nei singoli. Il calcio assorbirà anche a questa bella botta. E chissà che non ne esca con qualche miglioramento. Di struttura e di mentalità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 1930, in Uruguay, non andammo si disse per motivi economici, più probabilmente per dissapori con la federazione uruguaiana che accusava l’Italia di saccheggiare il loro patrimonio sportivo ingaggiando un numero esagerato di calciatori. Più strettamente imparentato all’attuale disastro ciò che accadde nel 1958. Per qualificarsi l’Italia doveva vedersela in un mini girone a tre squadre con Portogallo e Irlanda del Nord. Dopo aver battuto gli irlandesi per 2 a 1, con il Portogallo patimmo un sonoro 0 a 3 in trasferta, rimediato con un 3 o 0 nel ritorno, avviandoci al test decisivo con l’Irlanda, dove ci sarebbe bastato non perdere. Squadre pronte per giocarsela il 4 dicembre a Belfast, ma arbitro bloccato dalla nebbia a Londra, per cui si giocò una semplice amichevole finita 2 a 2, ma con botte e provocazioni a non finire. Gara vera, con arbitro Szolt una settimana dopo e vittoria degli irlandesi per 2 a 1 con clamorosa eliminazione azzurra.
Da non credere, e, alla luce di quanto accaduto in questi giorni, grossa tentazione di rifugiarsi nella teoria vichiana dei corsi e ricorsi storici. Il ct di quella nazionale era Alfredo Foni, friulano di Udine, già ottimo terzino con parecchie squadre in particolare con la Juve, campione olimpico e del mondo con la nazionale di Pozzo, poi apprezzato allenatore, due scudetti con l’Inter, ottimo lavoro in altre piazze, con due puntate all’Udinese, arrivato alla guida della nazionale nel 1957. Per la decisiva partita di Windsor Park il dottor Foni (laurea in ingegneria) mandò in campo una squadra con cinque giocatori d’attacco, gli oriundi Ghiggia, Schiaffino, Montuori e Da Costa con il nostrano Pivatelli centravanti. Due soli mediani il classico Segato e il debuttante Invernizzi, Bugatti in porta e tre difensoroni grandi e grossi. Foni passava per un difensivista accanito, all’Inter era stato lui ad arretrare Armano per difendersi con un uomo in più, e la formazione mandata in campo a Belfast era forse figlia della voglia di tacitare quanti lo facevano passare per catenacciaro. Fatto sta che perdemmo 2 a 1 con infinite polemiche, accuse agli stranieri di non averci messo il cuore, Ghiggia espulso per fallo di reazione, robusta dose di botte rimediate dagli irlandesi e mesto ritorno a casa.
Tutto da rifare allora come adesso? In effetti tifosi e critici aprirono una feroce campagna contro i vertici federali e lo stesso Foni, che tuttavia restò alla guida della nazionale ancora per qualche mese. Gli venne dato il benservito dopo l’amichevole del maggio successivo persa per 2 a 3 con l’Austria. Il dottor Foni continuò ad allenare, finì per farlo soprattutto in Svizzera, dove aveva scelto di vivere e dove morì nel 1985. Ha lasciato ottimi ricordi in quanti lo hanno conosciuto e frequentato, uomo di sport e di cultura, ha sempre mantenuto vivo il sentimento di affetto verso il suo Friuli. Naturalmente anche su di lui sono piovute critiche e riserve dopo la figuraccia con l’Irlanda, ma, forse perché a quei tempi c’era un po’ di misura anche nella polemica e nella contrapposizione, tutti mantennero sempre un atteggiamento di rispetto e di stima nei suoi confronti.
Quanto alla squadra, quella di Belfast giocò male ma in teoria aveva parecchio talento calcistico individuale, quella di San Siro ha giocato male e senza traccia evidente di talento nei singoli. Il calcio assorbirà anche a questa bella botta. E chissà che non ne esca con qualche miglioramento. Di struttura e di mentalità.
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