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L’INTERVISTA 

Marino: «Il ct? Io li avevo avvertiti dei rischi che correvano»

di Stefano Martorano
Marino: «Il ct? Io li avevo avvertiti dei rischi che correvano»

UDINE. L’ha conosciuto così bene da avvisare perfino la Federazione sui rischi che stava correndo, avendo il presentimento che Gian Piero Ventura avrebbe fallito. Due giorni dopo il naufragio azzurro,...

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UDINE. L’ha conosciuto così bene da avvisare perfino la Federazione sui rischi che stava correndo, avendo il presentimento che Gian Piero Ventura avrebbe fallito. Due giorni dopo il naufragio azzurro, un dirigente “storico” del calcio italiano come Pierpaolo Marino esce allo scoperto e, nel ricordare tutti i limiti del tecnico avuto con Udinese e Napoli, avanza la candidatura del presidente dalla Lnd, Cosimo Sibilia, quale successore di Tavecchio.

Marino, era un fallimento annunciato quello di Ventura?

«Sì, perché non è un selezionatore, ma un allenatore con limiti caratteriali ben precisi. A Udine per salvarci ricorremmo all’autogestione».

In confusione è sembrato andarci anche a Milano, se non addirittura a Stoccolma.

«Dopo la vittoria risicata con l’Albania incontrai Cosimo Sibilia, che tra l’altro sarebbe la persona adatta per condurre la Federazione, e gli dissi di intervenire perché nei momenti delicati Ventura crea negatività, va in confusione».

Allora perché assieme a De Laurentiis lo sceglieste per rilanciare il Napoli in serie C?

«Perché lui è bravo a insegnare i concetti di gioco, ma a Napoli mi ritrovai un Ventura appagato, presuntuoso e superficiale».

Crede lo sia stato anche adesso da ct?

«La gestione delle convocazioni lo dimostrano, quella di Jorginho su tutte. La presunzione è stata quella di insegnare il suo calcio in Nazionale avendo poco tempo, senza dare un gioco all’Italia».

Tra i capi d’imputazione ricorre la rinuncia a Insigne.

«Avrebbe dovuto fare il 4-3-3, modulo di cui non conosce neanche i meccanismi, ma quello che mi è dispiaciuto di più, è stato rivedere il giro palla lento e prevedibile con i tre difensori in linea, che faceva a Udine».

Marino, il quadro che ne emerge però chiama in causa anche la Federazione.

«Bisogna ricordare che Ventura era stato scelto da Lippi, con Ventura tecnico e Lippi tutor. Poi, per la grottesca faccenda del conflitto d’interessi si è arrivati a questa soluzione, gestita da una Federcalcio poco esperta. Tavecchio è un ragioniere, non ha mai fatto calcio a livello di gestione tecnica, ma un uomo di campo c’era, era Oriali e l’ho visto poco presente».

Intanto Ventura è stato sollevato dall’incarico, non si è dimesso.

«Era un atto dovuto. Lui invece non è un tipo che regala niente, nemmeno un centesimo. L’ho sperimentato con lui all’Udinese e al Napoli».

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