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Carpi, un imperativo: dimenticare Perugia

Carpi, un imperativo: dimenticare Perugia

Serie B. Scivolone o tracollo al Curi? La squadra e mister Calabro chiamati a fugare subito i dubbi su una batosta pesantissima che mina la panchina

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Scivolone occasionale o tracollo strutturale? Il giorno dopo, il Carpi rimane appeso agli interrogativi: cinque reti subite a Perugia senza colpo fiatare, uno dei peggiori capitomboli di sempre nella storia di via Marx nel professionismo. Nelle sei trasferte precedenti, il Carpi aveva subito appena tre reti, quasi la metà di quelle raccolte tra i pali del Curi in soli 90 minuti. Quel che è certo, è che la trasferta di Perugia rappresenta uno spartiacque di questa stagione e porta con sé i primi scricchiolii della panchina di mister Calabro. L’impressione è che altri scivoloni del genere non saranno tollerati. E dietro l’angolo c’è il Parma.

LA QUALITÀ PERDUTA

Si è preso ogni responsabilità il mister biancorosso, ma non c’è dubbio che la rosa a sua disposizione inizi a dare preoccupanti segnali di inadeguatezza. Il brillante avvio di campionato aveva illuso ambiente e tifosi, ma ora emergono tutte le fragilità di un gruppo messo insieme dal nulla. Sabato scorso, il Carpi ha utilizzato ben sei giocatori che non avevano mai visto la B prima di questa stagione. Ma il crollo del Curi ha ragioni più oscure di una semplice scarsità di risorse o della valutazione tattica contingente. C’è qualcosa di più inafferrabile per tutti se le foto migliori di questa squadra continuano ad essere quelle scattate nel pre campionato e in alcuni scampoli delle prime giornate. Si è fermata lì, mentre il mondo intorno è progredito lasciandola in cerca di una identità che non è mai riuscita a trovare, ondeggiando tra il ricalco del passato e la voglia di mantenere le promesse più spettacolari fatte in agosto, tutto centrifugato in un continuo cambio di interpreti. Un ibrido che ha finito con lo schiacciare il talento (di pochi) e smarrire anche chi, come Saber o Nzola, aveva dato vita a prestazioni incoraggianti.

TUTTO DA RIFARE

Il 5-0 di Perugia rimette in discussione tutte le ricette sin qui adottate: il passaggio al 4-4-2, la promozione di Brosco e Malcore a titolari, la responsabilizzazione di Mbaye e Verna. Sono bastati novanta minuti per cancellare un incantesimo che da Terni in avanti aveva avuto almeno il pregio di ridare continuità di risultato. Non è una questione di modulo, piuttosto di convinzione, voglia, fame. Cioè tutte quelle prerogative su cui la squadra era stata rifondata in estate e di cui si sono perse le tracce, lasciando senza parole lo stesso Calabro.

Il lavoro che lo attende è il più difficile: lavorare sulla testa dei giocatori, che non saranno quelli dei nove punti nelle prime tre giornate, ma neppure l’armata Brancaleone vista contro il Grifone. E, insieme, recuperare quella forma fisica strabordante, ed oggi smarrita, che ha fatto le fortune delle ultime stagioni.

Fabio Garagnani



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