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Il Modena Fc entra in un fallimento che travolgerà tutto

di Marco Costanzini
Aldo Taddeo
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Aldo Taddeo

L’unica chance un esercizio provvisorio del curatore per cercare di salvare almeno l’attività del settore giovanile

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MODENA La settimana del fallimento del Modena, la fine certificata di 105 anni di storia del club canarino, inizierà oggi. Aldo Taddeo già nei giorni scorsi ha informato il commissario giudiziale Claudio Trenti della propria decisione, con successiva comunicazione da parte di quest’ultimo al giudice delegato Laura Galli. Non solo, perché in tribunale a Modena si è già tenuta un’udienza pre-fallimentare alla quale ora farà seguito l’apertura della procedura vera e propria. Il primo passaggio sarà chiudere il concordato preventivo con riserva al quale la società gialloblù era stata ammessa ad inizio ottobre, quello che poi si è rivelato essere un autogol e che non ha portato alcun beneficio al Modena. Anzi, il solo effetto è stato congelare tutti i debiti maturati dalla gestione Caliendo per quasi due mesi, dagli stipendi alla possibilità dei creditori di presentare ingiunzioni di pagamento. Taddeo aveva pensato al concordato liquidatorio, ma alla fine si è arreso all’evidenza dei fatti, evitando di aggiungere altri capitoli al triste ed inglorioso epilogo del Modena Fc. Sarà fallimento, come auspicato da Comune e Figc per provare almeno a valutare se e come sia possibile tenere in vita il settore giovanile. Di quest’ultimo aspetto si è ormai detto tutto: il curatore fallimentare potrebbe concedere l’esercizio provvisorio, staccando dal ramo marcio d’azienda quello sportivo relativo al vivaio, solo se certo che questa decisione non vada ad intaccare la procedura fallimentare, dunque a generare ulteriori perdite. Già nei prossimi giorni verranno convocati i responsabili Maurizio Bratomi e Fabio Dall’Omo, che a più riprese hanno lanciato appelli all’imprenditoria modenese, per capire quali margini ci possano essere. Per portare a termine tutti i campionati serve una cifra vicina ai 200mila euro, secondo quanto stimato da Bratomi, e una prima disponibilità a contribuire è già arrivata da genitori, tifosi e sponsor. Il Comune, sin dal momento della radiazione della prima squadra, ha informato di essere pronto a mettere a disposizione impianti comunali per evitare al Modena almeno queste spese, nella consapevolezza che sono però in vigore contratti già firmati in estate come quello per giocare le gare del campionato Berretti a Castelvetro. Anche la riapertura dello stadio Braglia, ipotesi che stuzzica molti tifosi, è legata prima di tutto alla richiesta dei responsabili del settore giovanile e poi all’avallo del curatore fallimentare, che dovrà anche in questo caso vederne un possibile introito e non una perdita. Parallelamente a questi discorsi, il curatore fallimentare – che sarà nominato dal tribunale e potrebbe essere sempre Claudio Trenti, già a conoscenza della situazione del club – inizierà a calcolare con esattezza il debito complessivo maturato dal Modena e, dopo averlo certificato, catalogherà ogni bene per poi cercare di liquidare la maggior parte dei crediti vantati da stato, dipendenti, banche, Comune e fornitori: quello di maggior valore è senza ombra di dubbio il Mammut, che in estate Caliendo fece valutare più di 3 milioni con perizia poi presentata alla Covisoc per salvare l’iscrizione. In vendita andrà anche il marchio Modena Fc e le memorabilia, intese come trofei ed altri oggetti storici del club: se ci sarà un solo interessato si tratterà direttamente con il tribunale, altrimenti come previsto nei fallimenti si procederà con l’asta giudiziaria. L’auspicio è che, come già accaduto in passato in altre piazze, a riappropiarsi del marchio sia il nuovo Modena, la società che con il placet del sindaco e della Lega Nazionale Dilettanti potrà già ripartire dalla serie D.


 

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