Buffon: «Mi ritiro a fine stagione»
Il portiere della Juve: «Prima voglio vincere la Champions». Domani c’è il Barça
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TORINO. La notizia era nell'aria da mesi ma, sentita dalla viva voce di Gianluigi Buffon, tocca nel profondo il mondo del calcio. «Probabilmente mi ritirerò quest'anno» dice il portiere della Juve e, fino alle lacrime amare del dopo Svezia, della Nazionale. Che da n.1 qual è affronta a petto in fuori anche l'incedere del tempo.
«Non ho paura, sono sereno - dice attendendo la sfida col Barça di domani -. Sono curioso della vita, non temo di smettere». Più di lui temono il momento dell'addio i tifosi bianconeri e i numerosi appassionati di sport che in questi anni lo hanno eletto tra i loro beniamini. Nel frattempo, super Buffon promette di scendere in campo fino all'ultima partita con lo stesso entusiasmo e orgoglio della prima. E sogna l'ultimo successo in carriera, quella Champions che negli ultimi anni ha solo sfiorato. «La Champions quest'anno la vincerà chi si farà trovare pronto a marzo. Mi auguro possa essere la Juve» è l'auspicio del portiere. Sono passati 22 anni da quel 19 novembre 1995, giorno della sfida tra Parma e Milan, in cui Buffon esordì in A, lanciato nella mischia dall'infortunio di Bucci e dalla lungimiranza di Scala. «Gli ultimi anni sono stati bellissimi, li vivo con coscienza ma non dimentico gli anni del Mondiale, l'arrivo alla Juve nonostante la sofferenza nel lasciare Parma». Una carriera fantastica, iniziata ai Mondiali di Italia 90 dopo aver mosso i primi passi come centrocampista. «Mio padre mi disse che avevo i numeri per giocare portiere, inoltre durante il Mondiale nel nostro Paese mi appassionai al Camerun, ammirando il suo grande portiere, N'Kono». Buffon è stato ispirato anche dalla «grande scuola italiana dei vari Zenga, Tacconi, Peruzzi, Toldo, Pagliuca e Marchegiani». Per comprendere la grandezza di Buffon, basta rileggere gli attestati di stima arrivati dopo il ko dell'Italia con la Svezia. Il record di sei Mondiali disputati non potrà essere suo ma il tempo per rimediare all'assenza della Champions c'è ancora. E capitan Buffon, c'è da starne certi, farà di tutto per utilizzarlo al meglio.
«Non ho paura, sono sereno - dice attendendo la sfida col Barça di domani -. Sono curioso della vita, non temo di smettere». Più di lui temono il momento dell'addio i tifosi bianconeri e i numerosi appassionati di sport che in questi anni lo hanno eletto tra i loro beniamini. Nel frattempo, super Buffon promette di scendere in campo fino all'ultima partita con lo stesso entusiasmo e orgoglio della prima. E sogna l'ultimo successo in carriera, quella Champions che negli ultimi anni ha solo sfiorato. «La Champions quest'anno la vincerà chi si farà trovare pronto a marzo. Mi auguro possa essere la Juve» è l'auspicio del portiere. Sono passati 22 anni da quel 19 novembre 1995, giorno della sfida tra Parma e Milan, in cui Buffon esordì in A, lanciato nella mischia dall'infortunio di Bucci e dalla lungimiranza di Scala. «Gli ultimi anni sono stati bellissimi, li vivo con coscienza ma non dimentico gli anni del Mondiale, l'arrivo alla Juve nonostante la sofferenza nel lasciare Parma». Una carriera fantastica, iniziata ai Mondiali di Italia 90 dopo aver mosso i primi passi come centrocampista. «Mio padre mi disse che avevo i numeri per giocare portiere, inoltre durante il Mondiale nel nostro Paese mi appassionai al Camerun, ammirando il suo grande portiere, N'Kono». Buffon è stato ispirato anche dalla «grande scuola italiana dei vari Zenga, Tacconi, Peruzzi, Toldo, Pagliuca e Marchegiani». Per comprendere la grandezza di Buffon, basta rileggere gli attestati di stima arrivati dopo il ko dell'Italia con la Svezia. Il record di sei Mondiali disputati non potrà essere suo ma il tempo per rimediare all'assenza della Champions c'è ancora. E capitan Buffon, c'è da starne certi, farà di tutto per utilizzarlo al meglio.
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