«Io non ho offeso nessun bambino»
Il tecnico della Virtus Cibeno replica alle accuse di un genitore della Fossolese
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«Non ho offeso quel bambino e l’arbitro mi è testimone»: chi parla è il tecnico della Virtus Cibeno che si difende così dalle accuse molto gravi arrivate da un genitore della squadra avversaria. Per la precisione dal padre di un ragazzino della Fossolese che, nei giorni scorsi, ha sfidato proprio la Virtus Cibeno. Il contesto è il campionato Piccoli Amici B della Uisp dove certe questioni extra divertimento non dovrebbero nemmeno esistere. Basta ricordare che in campo scendono giovanissimi calciatori nati nel 2005, bambini che devono solamente giocare correndo dietro ad un pallone.
Ebbene l’allenatore chiamato in causa ha voluto replicare alle parole del genitore che proprio sulle colonne della Gazzetta aveva pure minacciato querele. Questa dunque la versione del tesserato della Virtus Cibeno: «Come detto non ho offeso alcun ragazzino della Fossolese, credo che sia doveroso sottolinearlo. Come ritengo importante dire che l’arbitro era a pochi passi da me e anche lui può testimoniare. Certo, ammetto che una frase è uscita, seppur a bassa voce, ma questa non era in nessun modo rivolta ad un giovane calciatore avversario. Ci mancherebbe altro».
Quindi ecco il destinatario di quelle parole pronunciate dalla panchina: «Me la sono presa – continua il mister raggiunto telefonicamente – con un genitore proprio della Fossolese. Era fuori dal terreno di gioco e continuava a ripetere offese indicibili ad uno dei miei giocatori. Atteggiamenti sbagliati che non sono tollerabili in nessun campo di calcio, figuriamoci quando a sfidarsi sono dei 2005. Voglio spiegare meglio. Durante la partita si è verificato uno scontro di gioco abbastanza duro. Uno dei miei giocatori è rimasto a terra dolorante dopo il colpo subìto e a quel punto sono arrivati anche gli improperi da parte di quel genitore. Parole da censurare, parole che hanno colpito pure gli altri ragazzini che stavano giocando. A quel punto ho pronunciato la frase che, ripeto nuovamente, era assolutamente rivolta all’adulto che si stava rendendo protagonista di un comportamento sbagliato. Dunque non ad un bambino della Fossolese».
Ebbene l’allenatore chiamato in causa ha voluto replicare alle parole del genitore che proprio sulle colonne della Gazzetta aveva pure minacciato querele. Questa dunque la versione del tesserato della Virtus Cibeno: «Come detto non ho offeso alcun ragazzino della Fossolese, credo che sia doveroso sottolinearlo. Come ritengo importante dire che l’arbitro era a pochi passi da me e anche lui può testimoniare. Certo, ammetto che una frase è uscita, seppur a bassa voce, ma questa non era in nessun modo rivolta ad un giovane calciatore avversario. Ci mancherebbe altro».
Quindi ecco il destinatario di quelle parole pronunciate dalla panchina: «Me la sono presa – continua il mister raggiunto telefonicamente – con un genitore proprio della Fossolese. Era fuori dal terreno di gioco e continuava a ripetere offese indicibili ad uno dei miei giocatori. Atteggiamenti sbagliati che non sono tollerabili in nessun campo di calcio, figuriamoci quando a sfidarsi sono dei 2005. Voglio spiegare meglio. Durante la partita si è verificato uno scontro di gioco abbastanza duro. Uno dei miei giocatori è rimasto a terra dolorante dopo il colpo subìto e a quel punto sono arrivati anche gli improperi da parte di quel genitore. Parole da censurare, parole che hanno colpito pure gli altri ragazzini che stavano giocando. A quel punto ho pronunciato la frase che, ripeto nuovamente, era assolutamente rivolta all’adulto che si stava rendendo protagonista di un comportamento sbagliato. Dunque non ad un bambino della Fossolese».
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