Milan, scossa Gattuso «Qui sto in Paradiso non per traghettare»
«Si cambia: perdere dev’essere un funerale, siamo la storia Difesa a tre e no al palleggio: in zona gol si verticalizzerà»
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MILANO. Promette di «dare battaglia» per tenersi «il posto in Paradiso» ma chiede di non limitarsi a ricordare il Gattuso calciatore, «tutto cuore e grinta». La terza vita di Gennaro Gattuso al Milan inizia con una speranza detta con il sorriso, sdrammatizzando precedenti (sei allenatori in quattro anni) che risuonano inquietanti e che coinvolgono suoi ex compagni di squadra (Seedorf, Inzaghi e Brocchi): «Speriamo di non fare la stessa fine, non mi curo del rischio di bruciarmi, voglio vivere da protagonista. La chiave del successo è nascosta nelle foto sparse per Milanello. Si è persa la forza della storia, non bisogna dimenticare il Dna, le regole e le usanze del club. Per giocare a calcio bisogna fare fatica». Parole che trasporta sul campo: primo allenamento più corto ma molto più intenso rispetto al passato, più urla e meno fischietto. Il solco di Montella viene abbandonato: «Non giudico il suo lavoro ma ho una visione del calcio diversa». Alla fine la «scossa» chiesta da Fassone e Mirabelli è proprio questa: addio ai sorrisi, perché «quando si perde Milanello deve diventare un funerale», e al politicamente corretto con un esplicito «deve bruciare il c...». Ma soprattutto saluti al palleggio prolungato e al possesso palla: «In zona gol bisogna verticalizzare e sorprendere le difese», dice Gattuso. Ecco emozioni da vivere («il mio sogno continua») e nuovi principi da trasmettere al gruppo («ho chiesto senso di appartenenza e disciplina, i giocatori si devono buttare nel fuoco per i compagni»). Non vuole essere giudicato con clemenza («sarebbe riduttivo, il patentino non me lo hanno regalato») ma non si sente nemmeno un allenatore di passaggio: «Non sono un traghettatore, ci sono ancora 72 punti». Con orgoglio ripercorre le tappe della carriera, ammettendo errori di valutazione «per troppa passione» come l'esperienza a Creta e Pisa, dove «ha preso legnate», e si scalda quando aleggia nell'aria la parola inesperto: «Ho più di cento partite alle spalle, la fortuna l'ho trovata con il lavoro duro«. La ricetta di Gattuso per riportare il Milan in alto è quella imparata ai tempi di Berlusconi. Rivela i consigli dell'ex presidente, un «gioca con due punte», e aspetta un traduttore per parlare con Yonghong Li («Non parla inglese e nemmeno il calabrese») e intanto chiede vittorie, alzando subito i toni: «Con il Benevento è come la finale di un Mondiale». Poi passa al campo, con un avvertimento per tutti quanti: non esistono gerarchie definite, né moduli fissi. Insisterà con la difesa a tre. Poi i messaggi personalizzati: «Bonucci resta capitano, Cutrone ha il veleno, mi rivedo in Kessie e Silva ha qualità e grande mercato in Europa».
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