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L’Etna primo snodo e Dumoulin trema: «Non so se ci sarò»

dall’inviato
L’Etna primo snodo e Dumoulin trema: «Non so se ci sarò»

I big attratti dall’idea di sfidare un Froome stanco al Tour Zoncolan e Colle delle Finestre teatri delle scalate decisive

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MILANO. Mia Ceran, bellissima conduttrice di “Quelli che il calcio”, le incursioni di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, le battute (scontate) del direttore generale Rai, Mario Orfeo a Urbano Cairo, proprietario di Rcs (e de La7), della serie «noi siamo la maglia rosa degli ascolti», il parterre degli inviati Rai presentati in vista di maggio.

Insomma, si è dovuto attendere un po’ per vedere il Giro d’Italia e gli organizzatori della corsa non si possono poi lamentare che nel mondo della “grande rete imperatrice” di percorsi da scoprire ieri ce n’erano ben pochi. Ma la macchina è avviata verso una corsa che si lascerà vedere. E non poco. La macchina, va detto, deve essere oliata (Vincenzo Nibali da un paio di stewart all’ingresso per un attimo non è stato fatto entrare perché non riconosciuto, lo Squalo non un gregario d’una squadra Continental), ma la carovana del Giro va.

Sembra lontana un miglio quella tappa (splendida) dello Stelvio, quando Dumoulin dovette fermarsi per non farsela addosso e Nibali piombò come un’aquila su Bormio. Paolo e Luca, ovviamente, il rimando ai problemi intestinali di Dumoulin non se lo sono lasciato sfuggire, lui ha sorriso, ha incassato. Poi è stato sincero: «Il Giro mi piace tantissimo, ma ancora non so se lo farò». Perché un Froome “stancato” dal Giro fa gola a tutti come avversario al Tour, come da settimane stanno pensando Nibali e il suo entourage.

Pare di essere già in maggio. E al primo snodo della corsa: l’Etna. Salita lunga, che arriva dopo solo sei giorni di corsa ma con un trasferimento in aereo di tre ore nel giorno di riposo spezza-gambe. Poi Montevergine e Gran Sasso. «Mai c’erano stati tre arrivi in salita nella prima settimana di corsa», ha detto il direttore del Giro, Mauro Vegni. E i velocisti? Il nostro Elia Viviani, che sarà capitano alla Etixx, potrà contare su un paio di arrivi adatti a lui in Israele, su Gualdo Tadino, Imola e Nervesa della Battaglia. Ma anche su Iseo e Roma. Per il resto tappe vallonate o di montagne. Perché alla fine della fiera sono due le montagne icone di questo Giro: lo Zoncolan, con i suoi 1.200 metri di dislivello in poco più di 10 km, una pendenza media del 10.3%, punte al 22 e l’anfiteatro finale carico di folla che lo fa sembrare un Maracanà d’alta quota. Di solito quella montagna non fa però differenze abissali in classifica per il semplice fatto che è talmente dura che la fatica livella i valori.

«Ma nel 2011 il duello con Contador fu bellissimo» ricorda Nibali. «E poco dopo arrivò anche Michele Scarponi», uno che, anche se non c’è più, ieri pareva che comparisse da un momento all’altro con il suo sorrido e una delle sue proverbiali battute. Poi il Colle delle Finestre. Lo sterrato, i 18 km, gli “indiani”, alias spettatori, che, come disse il ct Cassani una volta in telecronaca, aspettano i corridori. Sembra di essere già in maggio, e non è nemmeno Natale. (a.s.)

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