Tanti ex gialli e il vescovo per Barberini
Da Borsari a De Biasi, mezzo secolo di canarini al rito funebre celebrato da don Erio. Ricordo commovente di Rabitti
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Non è scritto da nessuna parte, ma è probabilmente una legge non codificata quella che chi dispensa bene, umanità e professionalità in vita venga ricambiato da un’enorme dose di affetto nel giorno dell’ultimo saluto. Un momento triste per chi ha perso un famigliare, un amico o semplicemente un collega, ma il sorriso e la prontezza di spirito di Gianni Barberini, storico massaggiatore e bandiera del Modena per quasi mezzo secolo, ha contagiato anche l’ora delle esequie vissuta con grande serenità e orgoglio dalla moglie Fernanda, dalla figlia Laura col marito Paolo Stano, dai nipotini Federico e Francesco e da tutta l’assemblea che ieri mattina ha gremito la chiesa della parrocchia di San Govanni Bosco che ha ospitato la cerimonia funebre.
Sull'altare il vescovo di Modena, don Erio Castellucci, affiancato dal parroco don Stefano Violi e almeno altri venti preti della Dicesi di Modena, tra cui don Angelo Bocchi, per una vita parroco di ‘Sangibi’. Perché se Barberini è stato un simbolo del Modena, la sua attività gratuita e di servizio prestata alla Curia di Modena ha rappresentato una storia parallela a quella calcistica nella vita di Gianni, che se n’è andato a 73 anni, stroncato nei giorni scorsi da un male terribile.
Lo ha ricordato, ringraziando, il vescovo Erio, lo hanno ribadito suore e preti che non gli hanno fatto mancare il loro riconoscente saluto. Quelli che Gianni era solito apostrofare con una simpatica battuta in dialetto (“ A si na bela banda”) che in poche parole esprimeva tutto il suo affetto e che uno di loro ha ricordato dall’altare.
Sempre dal pulpito lo ha voluto ricordare e ringraziare con parole commosse anche Mauro Rabitti, a nome di tutti i calciatori che nel corso dei decenni avevano trovato in Barberini non solo un bravo massaggiatore. E gli esponenti presenti del mondo del calcio erano davvero tanti, un elenco lungo, nella speranza di non dimenticare nessuno. Gli ex presidenti del Modena Gianpaolo Manfredi, che guidò la Longobarda al ritorno in B, e Ninetto Sgarbi, lo staff sanitario, con alcuni medici sociali dell’era-Barberini, il prof. Monteleone, i dottori Francesco Sala e Claudio Gavioli, i colleghi di ruolo di Gianni capeggiati da Corrado Pizzarotti, gli storici magazzinieri Walter Vecchi e signora Viviana, Ferraguti, Roberta Garaldi, il primo addetto stampa del club Luca Righi Riva, l’ultimo (ma speriamo non ultimo…) segretario Andrea Russo e Stefano Casolari. Poi gli allenatori, da Gianni De Biasi e Franco Colomba, e i calciatori, a cominciare da quelli ancora in attività, come Michele Troiano, arrivato da Chiavari insieme con Andrea Catellani, che ha dovuto smettere da poco per problemi di salute. Gli ex gialloblù presenti ieri coprivano il mezzo secolo di attività di Gianni: gli Anni Sessanta erano rappresentati da ‘Caco’ Borsari e Giuseppe Barucco, i Settanta e gli Ottanta da Mauro Melotti, Cece Maestroni, Bob Notari, Eros Colombini, Paolo Mazzeni, Sauro Frutti, Mauro Rabitti, Antonio Torroni, Armando Aguzzoli, i Novanta da Alessio Bandieri, gli Anni Duemila da Juri Tamburini e la nutrita pattuglia della Longobarda da Mauro Mayer, Rubens Pasino, Nicola Campedelli, Luca Ungari e Marco Ballotta, che però riassumeva con la sua lunga carriera tre decenni di storia del Modena e di Barberini. Insomma, le tre famiglie di Barberini, quella anagrafica, la sacra (Curia) e la profana (il Modena), erano ieri riunite a formare un tutt’uno per il commovente saluto a Gianni. Dal quale, per quanto riguarda il versante calcistico, ieri ci è venuto un ultimo dono: idealmente ha fatto risorgere, almeno per un paio d’ore, quel Modena che qualcun’ altro ha cancellato. (c.r.)
Sull'altare il vescovo di Modena, don Erio Castellucci, affiancato dal parroco don Stefano Violi e almeno altri venti preti della Dicesi di Modena, tra cui don Angelo Bocchi, per una vita parroco di ‘Sangibi’. Perché se Barberini è stato un simbolo del Modena, la sua attività gratuita e di servizio prestata alla Curia di Modena ha rappresentato una storia parallela a quella calcistica nella vita di Gianni, che se n’è andato a 73 anni, stroncato nei giorni scorsi da un male terribile.
Lo ha ricordato, ringraziando, il vescovo Erio, lo hanno ribadito suore e preti che non gli hanno fatto mancare il loro riconoscente saluto. Quelli che Gianni era solito apostrofare con una simpatica battuta in dialetto (“ A si na bela banda”) che in poche parole esprimeva tutto il suo affetto e che uno di loro ha ricordato dall’altare.
Sempre dal pulpito lo ha voluto ricordare e ringraziare con parole commosse anche Mauro Rabitti, a nome di tutti i calciatori che nel corso dei decenni avevano trovato in Barberini non solo un bravo massaggiatore. E gli esponenti presenti del mondo del calcio erano davvero tanti, un elenco lungo, nella speranza di non dimenticare nessuno. Gli ex presidenti del Modena Gianpaolo Manfredi, che guidò la Longobarda al ritorno in B, e Ninetto Sgarbi, lo staff sanitario, con alcuni medici sociali dell’era-Barberini, il prof. Monteleone, i dottori Francesco Sala e Claudio Gavioli, i colleghi di ruolo di Gianni capeggiati da Corrado Pizzarotti, gli storici magazzinieri Walter Vecchi e signora Viviana, Ferraguti, Roberta Garaldi, il primo addetto stampa del club Luca Righi Riva, l’ultimo (ma speriamo non ultimo…) segretario Andrea Russo e Stefano Casolari. Poi gli allenatori, da Gianni De Biasi e Franco Colomba, e i calciatori, a cominciare da quelli ancora in attività, come Michele Troiano, arrivato da Chiavari insieme con Andrea Catellani, che ha dovuto smettere da poco per problemi di salute. Gli ex gialloblù presenti ieri coprivano il mezzo secolo di attività di Gianni: gli Anni Sessanta erano rappresentati da ‘Caco’ Borsari e Giuseppe Barucco, i Settanta e gli Ottanta da Mauro Melotti, Cece Maestroni, Bob Notari, Eros Colombini, Paolo Mazzeni, Sauro Frutti, Mauro Rabitti, Antonio Torroni, Armando Aguzzoli, i Novanta da Alessio Bandieri, gli Anni Duemila da Juri Tamburini e la nutrita pattuglia della Longobarda da Mauro Mayer, Rubens Pasino, Nicola Campedelli, Luca Ungari e Marco Ballotta, che però riassumeva con la sua lunga carriera tre decenni di storia del Modena e di Barberini. Insomma, le tre famiglie di Barberini, quella anagrafica, la sacra (Curia) e la profana (il Modena), erano ieri riunite a formare un tutt’uno per il commovente saluto a Gianni. Dal quale, per quanto riguarda il versante calcistico, ieri ci è venuto un ultimo dono: idealmente ha fatto risorgere, almeno per un paio d’ore, quel Modena che qualcun’ altro ha cancellato. (c.r.)
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