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Storico Paolo Ceci: braccia al cielo nella vecchia Dakar

di Claudio Flori
Storico Paolo Ceci: braccia al cielo nella vecchia Dakar

Il motociclista di Prignano trionfa nella decima edizione «Un sogno che si realizza. Grazie a chi mi ha sostenuto»

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Con l’arrivo a Dakar dell’ultima tappa di ieri, Paolo Ceci ha potuto esclamare la parola “ vittoria” in questa decima edizione della Africa Eco Race. Quelli di ieri dal bivacco di St. Louis sono stati gli ultimi 292 chilometri che da prima hanno portato i rimanenti in gara a fare la prova “speciale” di altri 22 chilometri dalla spiaggia sull’oceano Atlantico al mitico Lago Rosa, meta di tante Paris-Dakar. Una speciale spettacolo solo contro il cronometro che in realtà non ha spostato nulla nelle generali. I rimanenti 40 chilometri per arrivare all’hotel di Dakar, una formalità. Ma torniamo al successo del campione prignanese Paolo Ceci che si è aggiudicato questa Africa Eco Race 2018 dopo essere partito ad inizio anno dal porto francese di Sete, essere sbarcato al porto marocchino di Nador e aver condotto con la Ktm 450 rally del team padovano CrossParts, ad eccezione di una tappa delle 12 programmate, tutto questo grande raid. Un grande raid in Africa dove sono nate queste competizioni dal francese Thierry Sabine e la sua TSO nel 1979 con la prima edizione della Parigi-Algeri-Dakar, aperte a tutti i piloti del motociclismo e automobilismo. Poi nel 1986 la scomparsa dell’organizzatore e la successione, prima del padre e poi di altri che portarono avanti la “Dakar” fino al 2007, dove causa le guerre la competizione originale si fermò. Un anno di stop e poi la TSO decise di trasferire la competizione “Dakar” in Sudamerica. Ma già dal 2008 a pace fatta tra le terre africane, nacque dalla volontà del pilota francese Jean Luis Schlesser questo grande raid, che non potendo utilizzare il nome Dakar fu chiamato Africa Eco Race.

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La prima edizione partì in sordina con 8 moto, 8 auto e 4 camion poi è cresciuto fino a questa edizione dove alla partenza di Monaco erano 35 le moto e oltre 50 tra auto e camion. Una decima edizione che ha messo a dura prova i partecipanti con i suoi 6000 chilometri da fare in 12 tappe di cui due marathon, ovvero senza assistenza, e tra questi ben 4100 chilometri contro il cronometro in prove speciali. Un percorso dal Marocco con le sue piste veloci e pietrose su fondo sabbioso passando dalla Mauritania con le sterminate dune di sabbia desertica da attraversare senza essere inghiottiti e infine il Senegal con una tappa senza GPS. Il tutto dove la navigazione è stata determinante e Ceci un maestro. A fine del rally solo 19 motociclisti e 39 automobilisti sono rimasti in classifica. Solo nella seconda tappa il biker Ceci ha lasciato la testa della corsa. Da qui come ha affermato nella tappa di riposo, ha usato testa e gas vincendo 5 tappe e il peggior risultato è stato un 4° se si toglie il 6° di ieri quando poco importava ai fini della classifica. Le sue parole sono state di una gioia indescrivibile: «Un sogno che si realizza, una gara dura e tanto navigata. Un successo arrivato con tanto sacrificio e forza di volontà, oltre al supporto di chi ha creduto in me a partire da mia moglie Sara Bioli che da sempre è al seguito nella logistica e comunicazione, poi da tutto il team CrossParts ed in particolare dal lavoro straordinario del meccanico Valter Piani”. Il podio finale ha visto Paolo Ceci vincere con 47h21’53” poi i due portoghesi Louis Miguel Anjos Oliveira staccato di 1h26’20” e Rui Oliveira a 6h43’27”. Purtroppo il miraggio Dakar quest’anno non si è realizzato per l’altro modenese al via di questa competizione. Alla sua prima da pilota auto per il vignolese Stefano Pelloni, navigato da Gianluca Crociani, nel SSV Yamaha YZX 1000R del team RT 73, dopo un buon inizio si è fermato alla penultima tappa di Akjoujt.
 

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