Musica di Karamoh L’Inter si sblocca e scavalca la Lazio
Con il Bologna i nerazzurri ritrovano la vittoria dopo 2 mesi Spalletti: «Avevamo l’obbligo di invertire il trend»
MILANO. Ci vuole una prodezza del giovane Karamoh dalla distanza per consentire all'Inter di ritrovare la vittoria col Bologna dopo otto partite e riportarsi al terzo posto dietro Juventus e Napoli.
È una vittoria firmata Spalletti dato che l'altro gol lo trova Eder, scelto per sostituire Icardi. Ma i problemi nerazzurri non sono superati, visto l'amnesia difensiva che era costata il momentaneo pareggio e i pericoli corsi alla fine in superiorità numerica.
Sembra mettersi tutto bene per l'Inter. Icardi è infortunato e Spalletti lo sostituisce con Eder che dopo 2' è già in gol su assist di Brozovic. I nerazzurri insistono ma non trovano il raddoppio e il pari arriva su un pasticcio difensivo: Miranda svirgola e Palacio fa fuori Handanovic segnando il gol dell'ex. Inter groggy e fantasmi che svaniscono solo nella ripresa. D'Ambrosio colpisce la traversa, poi errore di Perisic. La porta sembra stregata ma l'intuizione di Spalletti di schierare Karamoh viene ripagata: il francese da fuori trova una traiettoria mirabile che si insacca. M'baye poi colpisce Rafinha per un rosso diretto, anche se l'Inter rischia nel forcing degli avversari che chiudono in nove per un fallaccio di Masina.
«Il presunto rigore di D'Ambrosio? Il braccio è lungo il corpo e Danilo quando si accorge che il pallone gli va sulla mano cerca di toglierlo, oltretutto la distanza è troppo ravvicinata: secondo me l'interpretazione dell'arbitro è stata corretta». A Premium Sport, l'allenatore dell'Inter Luciano Spalletti dice la sua sul rigore non concesso al Bologna a San Siro: «Dopo un periodo di crisi avevamo una sorta di obbligo di invertire il trend, a continuare il nostro percorso verso la Champions: abbiamo fatto un girone d'andata di altissimo livello - aggiunge il tecnico nerazzurro - ma questo non significava che avremmo dovuto vincere tutte le partite facilmente. Detto questo, io devo lavorare meglio, perché se all'inizio facevamo bene e ora facciamo fatica il primo a essere sotto osservazione devo essere io».
«L'arbitraggio di Valeri? – replica Donadoni –. Non conta parlarne: una volta il braccio è troppo vicino e una volta è troppo lontano, tanto gli arbitri interpretano un po’ a loro piacimento. Ma secondo me quello di D'Ambrosio non è un braccio attaccato al corpo. Allora facciamo che ogni volta che la palla tocca un braccio in area va fischiato il rigore, altrimenti ogni volta è l'interpretazione dell'arbitro a determinare l'esito. C'è molto dispiacere perché potevamo portare a casa un risultato e non l'abbiamo fatto un po’ per demerito nostro».
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