Modena, catastrofe dopo Novara. Dipendenti non pagati per 3 mesi
Il fallimento deul club gialloblù grazie ad Antonio Caliendo, tra dichiarazioni e promesse mancate
MODENA Quando il 20 maggio 2016 il Modena veniva retrocesso in serie C, dalla sala stampa dello stadio Piola di Novara Antonio Caliendo dichiarava: «Questo risultato sportivo è il più grande fallimento della mia carriera. Io ci ho sempre messo la faccia e continuerò a farlo. Non lascio andare alla deriva questa società. Rappresento una tifoseria e una città, per quanto mi riguarda c’è la volontà di ricostruire. Non tutti i mali vengono per nuocere: se bisogna fare pulizia nel club, questa retrocessione aiuterà. Vendere? Sono qui, pronto ad ascoltare gente seria che vuole bene al Modena. Chi vuole prendermi in giro può starsene a casa». Frasi alle quali se ne potrebbero aggiungere tante altre (su tutte “con Caliendo il Modena non fallirà mai perché la famiglia Caliendo non conosce la parola fallimento”). Se radiazione e fallimento hanno cancellato 105 anni di storia del club, le richieste avanzate dai creditori al curatore Trenti dimostrano ancora di più come Caliendo, in poco più di un anno, abbia smentito ogni parola pronunciata a Novara quel 20 maggio 2016. Dal ritorno in Lega Pro, per il Modena Fc ormai defunto è stato un bagno di sangue: vero è che i 15,3 milioni richiesti dai creditori diventano poco meno di sei se non si considera il contenzioso con Chievo, Gioco Calcio e Plus Media Trading, altrettanto vero che di questi ultimi sei il curatore ne ha riconosciuti al momento 2,8, ma non va ignorato il fatto che tra le 119 richieste di ammissione al passivo manchino quelle delle banche. Queste ultime quasi sicuramente si erano tutelate con un prestito garantito, dunque rivedranno i soldi in una forma autonoma probabilmente già messa a contratto con Caliendo o World Promotion Company. Insomma, non si va tanto lontano dai 6 milioni di debiti che si conoscevano, nonostante in estate Caliendo avesse conferito il Mammut nel Modena Fc per provare a salvarsi. Con rubinetti staccati in toto proprio dopo quell’operazione: stipendi non pagati ai giocatori da luglio e ai dipendenti da settembre, oltre a tasse e contributi.
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