Carpi, colpaccio a Pescara e scatto verso i playoff
Sabbione firma il successo nel primo tempo. Zona promozione ora a 2 punti
PESCARA. Dopo 300 minuti tondi tondi, il Carpi ritrova gol e gusto della vittoria. Lo fa con una prestazione convincente, nonostante l’assenza di Mbakogu e il solito cambio obbligato per infortunio: questa volta è toccato a Pachonik uscire zoppicando. La vittoria è un premio al piano tattico di mister Calabro e alla splendida azione decisiva finalizzata da Sabbione, piazzato dal tecnico in zona centrale con licenza di affondare. Una vittoria meritata, anche se nel finale la disperazione del Pescara ha costretto a lungo i biancorossi nella propria area. Il risultato riavvicina Poli e compagni alla zona play-off e fa guardare con più tranquillità ai prossimi densissimi appuntamenti di campionato.
SABBIONE INEDITO
Il tecnico locale Epifani propone una squadra stravolta rispetto a quella vista con il Parma. Troppo spregiudicata quella versione. Così, davanti ai pochissimi intimi dell’Adriatico (all’appello mancano anche molti abbonati), il successore di Zeman si copre, rinunciando anche ai big, come Pettinari e Falco. Anche l’ex Yamga va in panchina. Mister Calabro presenta invece l’ennesima formazione, un 3-5-1-1 con Mbaye davanti alla difesa e Sabbione di raccordo tra il centrocampo e l’attacco, col compito di braccare Brugman e intercettare ogni palla che si alza da terra. Entrambe le contendenti cercano punti per rinfocolare la speranza di uscire dall’anonimato della classifica. Sono comunque necessari per dormire sonni tranquilli fino alla prossima estate.
BELLO DI SERA
Partita subito intensa: il Pescara ha voglia di uscire dal tunnel, ma il pane che trova per i suoi denti è più duro del previsto. La fase difensiva del Carpi, infatti, funziona che è una meraviglia: non lascia un solo varco, neppure quando, ringalluzzita, la squadra concede qualche ripartenza. I guai iniziano piuttosto quando c’è da costruire, e gli errori si sprecano. Siamo alle solite, si direbbe, ma la sorpresa è dietro l’angolo e arriva proprio quando l’orologio segna 300 minuti di astinenza: all’11’ l’azione è tutta in velocità, la iniziano Melchiorri e Pachonik a destra, la conclude Sabbione anticipando tutti sul primo palo e infilando l’angolo opposto. Incolpevole Fiorillo e qualche applauso dalle tribune. Non è un caso, perché pur concedendo qualcosa alla reazione dei padroni di casa, il Carpi continua a giocare proprio bene, con grande personalità. Mbaye recupera miriadi di palloni, Jelenic li spinge avanti, Sabbione le prende tutte di testa, Pachonik e Di Chiara salgono con continuità. L’unico che sembra spaesato è Garritano, che si perde in una terra di nessuno, riuscendo raramente a rendersi utile. E’ anche la ragione per cui il Carpi non imbrocca un “ultimo passaggio” che sia uno. Peccato, perché quanto costruito fin sulla trequarti meriterebbe altra sorte. I tentativi del Pescara, invece, sono tutti rassegnati. Un paio di volte Brugman, Machin e Coulibaly, mentre il Carpi replica l’azione del gol, questa volta a sinistra ma con altro epilogo, cioè con Fiorillo che esce con i pugni sulla testa di Melchiorri. Gli ospiti mollano qualche centimetro solo sul finire del tempo ma il Pescara non centra mai lo specchio e quando chiede il rigore l’arbitro fa segno di aver visto benissimo il tocco di schiena di Poli sul destro di Bunino.
IL FORTINO REGGE NEL FINALE
Mister Calabro cambia già nell’intervallo: toglie Jelenic, titolare dopo oltre quattro mesi, e inserisce Verna. Sullo scacchiere tattico non cambia nulla, e neppure in campo, visto che il Pescara sembra in bambola e subisce passivo l’iniziativa ospite, che notoriamente non brilla in spietatezza: Di Chiara spreca da sinistra e Melchiorri fa tutto bene tranne l’ultimo passaggio. Segnali di risveglio tra i padroni di casa arrivano con l ’ingresso di Mancuso che mostra perlomeno vivacità. Fin lì, l’attacco del Pescara era stato tutto in una azione rabbiosa e insistita di Cappelluzzo conclusa col solito mortificante “fuori bersaglio”. Intendiamoci, in quanto a tiri nello specchio della porta il Carpi non fa di meglio, ma qualche bel contropiede lo imbastisce, tradito sempre nell’ultimo metro. Sussulto d'orgoglio solo nel finale per i padroni di casa: l’ingresso di Falco scombina i piani tattici e spinge tutti all’arrembaggio, compreso Fiorillo. Colombi tiene i nervi saldi, al resto pensano i piedi (storti) degli abruzzesi.
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