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Carpi, assalto fallito: pari in bianco col Venezia

di Fabio Garagnani
Carpi, assalto fallito: pari in bianco col Venezia

Vince la paura, partita bloccata e i biancorossi restano fuori dai playoff

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CARPI. Sul terreno del Cabassi vince la paura: Carpi e Venezia si dividono la posta al termine di novanta minuti giocati con intensità nei duelli individuali, ma con estrema timidezza sotto il profilo tattico. Il Carpi ha difeso interamente sotto la linea della palla, con Pasciuti incaricato di controllare Stulac. In risposta, il Venezia si è ben guardato dall’affondare i colpi, consapevole dei rischi che avrebbe corso in caso di sbilanciamento. Ne è uscita una partita completamente bloccata, nella quale i padroni di casa hanno fatto qualcosa di più sul piano delle occasioni, seppur naufragate in fase ancora embrionale, lasciando la palla tra i piedi degli avversari. Per il Carpi è l’ottavo assalto al cielo fallito. Per tante volte, infatti, i ragazzi di Calabro hanno perso l’occasione per fare il balzo decisivo dentro la zona playoff. Dalla decima giornata ad oggi, cioè da quando ne uscirono, è accaduto con Palermo, Brescia, Perugia, Bari, Novara, Cremonese e Foggia. Vincendone una, il Carpi sarebbe entrato nella prestigiosa sala d’attesa per la Serie A senza condividere il posto con nessuno.

SORPRESA CALAPAI

Ad oltre un mese dall’ultima apparizione, mister Calabro rispolvera Calapai. L’ex canarino finisce a destra, con dirottamento di Pachonik sull’esterno opposto, come già visto a Palermo. Il triangolo centrale vede Mbaye vertice basso con Jelenic e Garritano si fianchi. Alle spalle di Melchiorri, con compiti di copertura, c’è Pasciuti. La sorpresa in casa Venezia è invece legata al nome di un ex: Gianni Fabiano. Mister Inzaghi lo sceglie per il centrocampo nel suo 5-3-2, che vede la coppia Geijo-Litteri in avanti. Squadra seguita da circa 200 tifosi e in curva spuntano anche le bandiere gialloblù di alcuni tifosi del Modena, solidamente gemellati. Per mister Inzaghi, la sfida del Cabassi è un match point sulla strada dei play-off. Il tecnico si sente sicuro della sua forza, tanto da pensare di poter chiudere i conti già a nove giornate dal termine. I padroni di casa provano invece ad alzare l’asticella. La classifica consente di farlo.

MBAYE SUPERSTAR

La partita appare subito accesa nei duelli personali, ma nessuno si prende rischi. Il gioco finisce col dominarlo Mbaye che recupera palloni su palloni a metà campo, facendo da pendolo da un lato all’altro, assistendo le fasce e impedendo sbocchi centrali alle verticalizzazioni del Venezia. Gli ospiti avanzano con precauzione, tenendo palla pazientemente e aspettando di trovare spazi. Arrivati sulla trequarti, col Carpi spesso chiuso a fisarmonica, danno l’impressione di far male ma non trova mai varchi. I ragazzi di Calabro giocano con buona intensità e come spesso gli capita negli ultimi tempi riescono a recuperare molte palle nella metà campo avversaria, ma senza mai trasformarle in pericoli concreti. Ne esce un primo tempo con pochissime emozioni, sempre che tali si vogliano considerare i tiri dalla distanza di Mbaye e Jelenic da una parte, Garofalo dall’altra. Ci sono pure un sombrero con esterno della rete di Litteri e una bella azione imbastita dalla ditta Calapai-Melchiorri-Pasciuti, ma il sinistro finisce fuori.

TIMIDI TENTATIVI

Il Carpi è subito pericoloso al rientro in campo con un tiro di Pachonik a conclusione di una potente azione individuale. Di centrare lo specchio, però, non se ne parla neanche. Né ora, né mai e neppure il Venezia, che col passare dei minuti alza il baricentro costringendo il Carpi tutto nella sua trequarti, ma senza mai riuscire a trovare il bandolo. Anzi: i pericoli arrivano soprattutto nei pressi di Vicario, quando i padroni di casa riescono a ripartire, cosa che riesce meglio dopo l’ingresso di Concas. Mister Calabro lo ordina quando il Venezia ha già tolto Litteri e Fabiano rispettivamente per Zigoni e Pinato. Il nuovo entrato porta maggiore vivacità e un dialogo più serrato con Garritano che infatti arriva per due volte al tiro, prima murato da Modolo e poi sparando tra le braccia del portiere. Un tacco di Poli che sorvola di pochissimo la traversa, su punizione conquistata con un gioco di prestigio da Melchiorri, è l’ultimo vero sussulto. Che il risultato non possa cambiare lo capisce anche l’arbitro, che fischia con qualche secondo di anticipo rispetto al recupero segnalato.



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