Una regina nel deserto del Senegal
Manuela Dallavalle quinta assoluta nell’ultramaratona africana. E in premio la partecipazione a quella del Sahara
Ci sono momenti nella vita in cui si cerca un'idea detonante per evadere dalla normalità e trovare nuovi stimoli. Momenti in cui serve un'emozione talmente forte per sentirsi vivi, che affrontare il deserto a piedi, per 100 chilometri di sfida con se stessi, risulta uno scenario entusiasmante. Per Manuela Dallavalle è stato esattamente così. Cinque tappe, una al giorno, per assaporare l'avventura di un'ultramaratona fra le sabbie del Senegal.
«Non avrei mai pensato di poter sfidare il deserto - ammette a conti fatti la sorridente atleta modenese classe 1965, reduce dalla 100 km du Senegal - Non credevo fosse alla mia portata. Invece mi sono trovata di fronte a questa opportunità, senza programmarlo e qualcosa di istintivo è scattato: ho deciso di provarci. Non ho detto nulla a nessuno, volevo una prova da affrontare in solitudine».
100 chilometri nel cuore dell'Africa, a stretto contatto con le aree più vere del Senegal, in una terra unica ed affascinante dalla natura forte, selvaggia e dai colori vividi.
«Mi sono lasciata convincere dalla proposta di Adriano Zito e della sua Zitoway - continua Manuela - mai scelta si è rivelata più azzeccata: hanno una marcia in più, non solo sotto il profilo sportivo, ma soprattutto dal punto di vista organizzativo ed umano».
La 100 km du Senegal ha celebrato dal 16 al 22 la sua sesta edizione. Cinque tappe in tutto: la prima, in notturna, di 5 km, poi 20, 21, i temuti 42 della maratona ed il gran finale di 13 chilometri.
«La testa era pronta, questo è l'aspetto fondamentale, perché le gambe si allenano - è convincente, la ultramaratoneta portacolori del Team Mud&Snow - amo le lunghe distanze e le corse nella natura, anche se fino ad oggi avevo sempre privilegiato la montagna. Negli ultimi mesi ho intensificato gli allenamenti, uscendo ogni giorno per mettere chilometri nelle gambe e cercando di simulare lavori mirati. Temevo molto il caldo, era l'aspetto che mi incuteva più ansia alla vigilia».
Timore contrastato alla grande, visto che Manuela non solo ha portato a termine con successo la sua avventura, senza inconvenienti. Lo ha anche fatto in maniera sensazionale, risultando la prima concorrente femminile a tagliare il traguardo, fra le 8 intrepide runners classificate quest'anno. Crono di assoluto prestigio, 11 ore 00 minuti e 36 secondi, quanto basta per firmare la quinta prestazione assoluta, fra i 24 atleti protagonisti di questa edizione.
«Credo mi abbia aiutato molto l'esperienza fatta in inverno con gli amici del mio gruppo Mud&Snow - ammette Manuela - in fondo, correre sulla sabbia non è molto diverso da farlo sulla neve. Un passo avanti e tre indietro: lo avevo scimmiottato tutto l'inverno, a me sembrava la normalità. Questa gara è un ottimo modo per fare conoscenza con il deserto, per chi vuole approcciare un’avventura del genere in maniera graduale. Le tappe sono ragionevoli e l'organizzazione è una garanzia, con ristori ogni 10 chilometri, sorveglianza continua ed alimentazione perfetta a fine tappa, con riso, cous cous, pesce, pasta e proteine. È un compromesso ideale per chi incontra il deserto a piedi per la prima volta. Quel che conta, al di là del bel risultato che indubbiamente mi fa molto piacere, è stato il clima che si era creato con gli altri concorrenti. Una bella famiglia, con cui abbiamo stretto un rapporto forte in questa settimana».
Lo chiamano mal d'Africa. Pare esista veramente. «Assolutamente. È stata un'esperienza indimenticabile sin dall'inizio, da quella prima tappa in notturna, con la frontale a farti compagnia nel buio e nel silenzio della notte africana. Nei giorni seguenti ho finito più volte per sentirmi anch'io un granello di sabbia. Si vive ad un ritmo più lento, ma finisci per vivere più veloce, perché sono talmente forti le emozioni, i colori, gli odori, che tutto scorre più veloce. Chiedo molto a me stessa, ma sono stata ripagata ampiamente: bisogna azzardare. Da quando sono rientrata a casa, sorrido tanto e non smetto di pensare a quando ripartiro’».
Probabilmente presto, magari già questo ottobre: il premio vinto in Senegal è stato infatti la partecipazione di diritto alla 100 chilometri del Sahara.
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