Carpi scaltro: 50 punti e salvezza
Fischiato dal Cabassi, non osa nemmeno con l’Avellino in dieci e saluta la zona playoff
CARPI. Sordo ai fischi del Cabassi e indifferente ad un Avellino rimasto in dieci per una buona mezzora, il Carpi va a prendersi il punto che mancava a quota 50, obiettivo dichiarato d’inizio stagione. Vuol dire salvezza, ma anche l’addio definitivo ai sogni di playoff che ancora accompagnavano le notti di qualche inguaribile ottimista seduto sugli spalti. Poli e compagni hanno badato al sodo, troppo stanchi per immaginarsi un futuro diverso. Tanto che mister Calabro, seppur in vantaggio numerico, ha atteso l’ultimo minuto disponibile per inserire il rientrante Mbakogu, preoccupato in quel momento dalla condizione di almeno tre giocatori in campo. Verna, Pachonik e Melchiorri erano infatti alle prese con problemi di origine muscolare, gli stessi che in precedenza erano costati caro a Sabbione e Pasciuti. Ora, la certezza matematica verrà da sé, a prescindere da come andranno le ultime quattro giornate. In via Marx, come già detto e stradetto, va bene così, anche perché un piccolo seme è stato gettato, ed ora andrà coltivato alla ricerca di quel briciolo di magia che tre anni fa, sempre il 28 aprile, spingeva il Carpi di Castori in Serie A realizzando l’impresa più incredibile della ultracentenaria storia di via Marx.
SI RIVEDE JERRY
Per mister Calabro la buona notizia siede in panchina: Jerry Mbakogu, ritorna disponibile, da cittadino italiano, ad una cinquantina di giorni dal suo forfait sul campo del Cesena. Nell’undici iniziale tornano Verna e Ligi. Ne fanno le spese Giorico e Garritano. Il primo dei due gioca a ridosso di Melchiorri, con Sabbione sulla linea di centrocampo. Dall’altra parte, Foscarini rinuncia a Laverone e Castaldo, oltre a Lezzerini che tra i pali viene rimpiazzato da Radu, fuori dal 10 febbraio. In difesa si rivede Migliorini. Vajushi e Molina sono confermati sugli esterni. In avanti il tandem della ripresa di Palermo: Ardemagni-Asencio. Cabezas nemmeno in panchina: per lui un affaticamento muscolare dell’ultim’ora. La partita si apre con un ricordo del passato ed uno del presente. Il primo ha la cornice ufficiale della consegna di una targa ricordo alla vedova di Erasmo Iacovone, indimenticato bomber della promozione in Serie C della stagione 1973-74; il secondo è un messaggio della curva biancorossa, lato “Quarantunozerododici”, sulla recente tragedia che ha colpito il piccolo Nicolas, scomparso nei giorni scorsi a soli quattro anni: “Vola in cielo Nicolas, piccolo angelo”.
NOVANTA MINUTI DI NOIA
Il primo tempo mette in mostra un campionario di orrori bipartisan che provoca frequenti e giustificati brusii nel pubblico: passaggi fuori misura, giocatori incaponiti con la palla al piede, controlli sbagliati, tiri ciccati. Per entrambe le contendenti si salva la fase difensiva. L’Avellino alza volentieri la palla, facilitando Ligi e Brosco, mentre nel Carpi Melchiorri è spesso lontano dai compagni. Non si sottraggono alla regole degli orrori neppure le rare occasioni da rete, tutte sul filo del 30’ e tutte su calcio d’angolo: prima Jelenic la sbuccia incredibilmente all’altezza dell’area piccola su ponte di Poli, poi De Risio restituisce dall’altra parte con una “suolata” inguardabile dall’altezza del dischetto. A nulla servono neppure gli avvenimenti che minano i piani tattici dell’una e dell’altra parte, come l’uscita di Ngawa e Sabbione per problemi muscolari. Foscarini getta nella mischia Laverone a sinistra e sposta Marchizza in mezzo, mentre Calabro mette Concas. L’unico lampo di classe arriva, neanche a dirlo, da Melchiorri che a tempo quasi scaduto raccoglie la palla dalla spazzatura e scarica un sinistro violentissimo su cui Radu è attento. Il secondo tempo si apre con le proteste di Ardemagni, che chiede il rigore per una trattenuta in area di Poli. I due sembrano strattonarsi a vicenda. Quando Marchiza atterra Concas a centrocampo rimediando il secondo giallo, per il Carpi sembrano aprirsi finalmente nuove opportunità. Non sarà così. Foscarini toglie subito una punta, Asencio, e inserisce Morero al centro della difesa, continuando a non rischiare praticamente nulla. Un paio di tentativi di Garritano, entrato a sostituire Pasciuti, a cui fanno da contraltare altrettante conclusioni degli ospiti. Finisce in parità ed è inevitabile così.
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