Giovanni Guidetti, signore d’Europa
In Romania arriva il quarto trionfo con il VakifBank Istanbul
“Campione dei campioni”: non ci possono essere altre definizioni per Giovanni Guidetti, l’uomo che non solo vince, sempre o quasi, ma domina.
Un giorno, tanti anni fa, quando ancora raccontava il volley sulla Gazzetta, quando spiegava a noi tutti chi promuovere e chi bocciare nelle sue “temutissime pagelle”, quando le giocatrici gli telefonavano arrabbiatissime per una solenne bocciatura, quando odiava perdere anche giocando a tennis, quando ancora era per tutti semplicemente “Gio”, da vero predestinato, stupì tutti e se ne uscì più o meno così “Un giorno farete voi le pagelle a me e alla mia squadra e allora vorrà dire che il mio sogno si sarà realizzato”. Intervistava i campioni, allora, come Andrea Zorzi, ad esempio, come Samuele Papi, che oggi, invece, intervistano lui.
Non ci ha poi messo molto a realizzarlo, quel sogno, e far felice la sua famiglia, a rendere orgoglioso “Adri”, padre e maestro di vita e di volley, a girare il mondo e a trovare la felicità così lontano da Modena, a Istanbul, ma sempre presente nel cuore degli amici di una vita. Il ragazzo che sognava di diventare come Kiraly, che adorava Marco Bracci, e che pendeva dalle labbra di Julio Velasco oggi è diventato l’allenatore più vincente in Europa ed ha creato dal nulla una squadra, il VakifBank, regalandogli un posto nella storia della pallavolo moderna.
Quattro Champions League in otto anni, sette final four dal 2011 ad oggi, di cui sei consecutive: numeri impressionanti a cui andrebbero aggiunte anche le imprese compiute in Turchia, dove quest’anno ha vinto proprio tutto: Supercoppa e Coppa di Turchia, prima, scudetto poi, completando un poker da leggenda con la Champions League sollevata al cielo ieri alla sala Polivalentia di Bucarest.
In Romania Giovanni Guidetti ha dipinto l’ennesima opera d’arte, non tanto nella finale, a senso unico contro le padrone di casa dell’Alba Blaj, capaci di eliminare il giorno prima le “cugine” del Galatasaray, ma nella semifinale contro Conegliano, un match che tutti o quasi avrebbero perso sul 9-12 nel quinto set, e che invece ha vinto come solo lui sa fare, con fredda e precisa gestione dei momenti che fanno la differenza tra vittoria e sconfitta. Pochi istanti per cambiare la storia di un match o di una final four, proprio quello che è accaduto questa volta a Bucarest, dove Guidetti ha finito per fare ancora per essere il “migliore”.
«Una Coppa straordinaria, questa - racconta alla fine - perché vinta contro un avversario fortissimo come l’Imoco, una Coppa a cui tutti noi tenevamo molto perché rappresentava il miglior modo possibile per salutare la nostra capitana, Gozde Kirdar, che era all’ultima partita della sua carriera. Una Coppa che vorrei dedicare alla mia famiglia, a Bahar, mia moglie, ad Alison, mia figlia, che compiirà due anni il 29 settembre, e a tutti quanti, e sono stati tantissimi davvero, ci hanno seguito fin qui da Istanbul. Una Coppa che dedico anche a Modena che, con Istanbul, sarà la mia città per sempre».
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