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Cecchinato fa la storia È in semifinale a Parigi

di CLAUDIO GIUA
Cecchinato fa la storia È in semifinale a Parigi

Tennis. A Roland Garros il palermitano manda al tappeto Djokovic, ora Thiem Storia di un ragazzo capace di reagire grazie ad un’incredibile forza di volontà

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Cosa trasforma un discreto giocatore di tornei Challenger (la serie B del tennis mondiale) in uno dei quattro supercampioni che nel fine settimana si giocheranno il trofeo dello Slam sulla terra rossa, a Parigi? Come accade che un ragazzo un po’ sperso che due anni fa ha rischiato di giocarsi il futuro con gentucola che vive di scommesse clandestine si scopra capace di un’impresa che lo sport italiano attendeva da quarant’anni, da quando Corrado Barazzutti raggiunse la semifinale di uno dei quattro tornei maggiori? La risposta è banale ma ha un valore generale: con il lavoro.

Marco Cecchinato, 25 anni, palermitano di buona famiglia, cresce senza il marchio del predestinato. Da junior sfoggia presto un eccellente servizio e un dritto che fa male, una mano delicata che gli consente irraggiungibili smorzate (il termine tecnico, in inglese, è il più elegante drop shot), un rovescio difensivo che fatica però a consolidarsi come arma letale. Riesce a imporsi a livello regionale e decide di andare al polo opposto del paese, su a Bolzano. Alla corte di Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi, cresce ma non abbastanza. Si affida ad altri maestri di valore come Fabrizio Fanucci e Cristian Brandi eppure continua a stazionare nel gruppone dei tennisti di seconda fascia, quelli dei Futures e dei Challenger, tanta fatica e pochi soldi. Nel 2014 gioca per la prima volta gli Internazionali d’Italia e l’anno successivo, in luglio, rompe fuggevolmente il muro psicologico dei Top 100. Quando nel 2016 incappa nell’inchiesta federale sulle scommesse, in molti lo danno come pronto a scomparire. Invece, da lì nasce la riscossa: uscito con qualche fortuna dalla vicenda senza subire lunghe squalifiche, capisce che non può continuare a vivacchiare nella mediocrità. “Sono arrabbiato e da adesso cambio tutto”, dice ai pochi giornalisti che lo cercano per un’intervista. Di lui non si occupa quasi più nessuno.

Marco fa una scelta che appare azzardata: si affida al team di un ragazzo che ha dieci anni più di lui ed è all’esordio come coach. Si chiama Simone Vagnozzi, è piccolo ed esile ma, quando giocava, «sapeva sfruttare come nessuno le proprie doti», racconta adesso Cecchinato. Il connubio funziona perché i due sono in sintonia: Simone non fatica a imporre a Marco un regime di allenamento, di alimentazione, di vita improntato a regole precise.

Nei primi mesi la fatica e le delusioni sembrano prevalere, poi qualcosa cambia. La svolta è in aprile a Budapest, a un nuovo ATP Masters 250. Marco perde nelle qualificazioni e sta per rientrare in Italia quando un forfait last minute gli regala un posto nel tabellone come lucky loser. È strabiliante la sequenza di successi che lo portano alla vittoria finale, la prima in carriera in una manifestazione di quel livello. La settimana successiva elimina Fabio Fognini a Monaco, al primo turno. A Roma, al Foro Italico, conferma la buona forma seppure al secondo turno cede a David Goffin, un Top 10. Quanto accade a Parigi è cronaca di questi giorni: dopo aver eliminato all’esordio il rumeno Marius Copil, si ripete con l’argentino Mauro Trungelliti, con lo spagnolo Pablo Carreno Busta, semifinalista agli Us Open di settembre, e proprio con Goffin, quello di Roma. Ieri, l’impresa lunare di sconfiggere in quattro set Novak Djokovic, numero 1 al mondo per 223 settimane delle quali 122 consecutive, dodici Slam vinti in carriera. Non è un miracolo: è che, talvolta, il merito e l’impegno vengono premiati. Ora la semifinale con Dominic Thiem. Eguagliato Barazzutti 40 anni dopo. Sognare in grande non costa nulla.

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