Doping, nuova mazzata per la Errani
Tennis. Altri otto mesi di squalifica: «Non so se avrò la forza di ricominciare»
ROMA. Non ci saranno Wimbledon né Us Open, ma nemmeno Melbourne e qualsiasi altro torneo nel prossimo futuro di Sara Errani. Un bando totale, e inappellabile, fino all’8 febbraio le è stato imposto dal Tas di Losanna per il caso “letrozolo”, il sospetto di doping che dal febbraio 2017 ha sconvolto la vita della tennista bolognese.
Squalificata per due mesi ad agosto, ora dovrà stare ferma altri otto, una mazzata che potrebbe indurre al ritiro l'azzurra. «Sono davvero nauseata da questa vicenda - lo sfogo della Errani -. Ho dato la mia vita a questo sport e non penso di meritarmi tutto questo. Mi sento impotente davanti a un’ingiustizia così grande. So di non aver niente da rimproverarmi ma non so se avrò la forza e la voglia di rigiocare a tennis. Questo aumento di squalifica lo trovo una vergogna, specie dopo un attesa così lunga». Dopo la squalifica a due mesi inflittale lo scorso agosto dall'Itf, il tennis sembrava tornato l’unico pensiero della 31enne bolognese, risalita dal n.280 fino al n.72 del ranking Wta nella lista emessa ieri. Ma l’attesa continuava a consumarla e ora, dopo tanti mesi dal ricorso presentato da Nado Italia a fine agosto, è arrivata la sentenza del Tribunale arbitrale dello sport. Tornata in campo a ottobre, Errani era comunque segnata dallo choc per ciò che ha sempre considerato un'ingiustizia. «Non ho mai assunto sostanze dopanti - aveva sostenuto dopo la squalifica dell'Itf -, non ho mai violato volontariamente il codice Wada. Sono stata squalificata per l’ingestione involontaria di cibo contaminato da una sostanza, il letrozolo, che non dà effetti migliorativi». La spiegazione era che il farmaco, assunto dalla madre, era finito nell’impasto dei tortellini preparati dalla signora Errani prima di un test a sorpresa di febbraio 2017. I due mesi di squalifica, nel dubbio, sono parsi troppo lievi a Nado Italia, che ha fatto ricorso. A Losanna le motivazioni del ricorrente hanno fatto breccia, tanto da far moltiplicare la squalifica da due a 10 mesi, pur riconoscendo l’involontarietà dell'assunzione. Non solo. Nel rigettare il ricorso presentato a sua volta dall'atleta, si sottolinea che nell’aprile 2017 aveva rifiutato la proposta dell'Itf di sottoporsi a “sospensione volontaria” per la positività, assumendosi «il rischio di una squalifica a posteriori».
Due mesi già scontati, ne mancano otto, quasi un'intera stagione che se ne va, ma le conseguenze potrebbero essere anche più gravi.
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