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Piccinini, l’ironman di Lanzarote

Filippo Franchini
Piccinini, l’ironman di Lanzarote

Il modenese che vive alle Canarie era al debutto: «Gara massacrante, vinta la sfida con me stesso»

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“El Mas Duro”. Non serve la traduzione, per connotare a dovere l’Ironman di Lanzarote, una delle gare triathlon sulla eroica distanza da uomini d’acciaio più famosa al mondo, insieme a Kona, Hawaii. A Lanzarote, sulla “Isla” dove si respirano sport e natura in ogni giorno dell’anno, sono stati qualcosa come 1596 gli Ironman che hanno portato a termine i 3,8 km a nuoto, 182 in bici e 42 di corsa. Ha vinto Alessandro De Gasperi in 8h42’16”, ma ognuno degli eroi al traguardo avrà la sua storia da tramandare a figli e nipoti. Una di queste, ce la anticipa Denis Piccinini, modenese classe 1976, al suo primo Ironman.



«Un’esperienza fortissima ed un’emozione che mi ha lasciato insonne le ultime tre notti prima della gara e per diversi giorni dopo». Denis ha incontrato Lanzarote nel 2013, con una laurea in economia in tasca, un bagaglio di esperienza nel campo del marketing pubblicitario e tante belle idee in testa. Quella che doveva essere una vacanza alle Canarie con la compagna ed i due figli piccoli, si è presto trasformata in molto di più. «Ci siamo innamorati subito di Lanzarote - racconta Denis - dei suoi paesaggi lunari e di un clima ideale con temperature medie di 20 gradi tutto l’anno. L’idea di fare una pazzia ci è saltata subito in mente: con due bimbi piccoli, di due anni e 20 giorni appena, abbiamo subito cercato di capire cosa potesse offrirci Lanzarote in termini di istruzione, formazione, sicurezza. E’ bastato poco per capire che la situazione fosse ideale, anche grazie all’aiuto dei tanti italiani residenti, che ci hanno dato una mano a districarci nella snella burocrazia locale».



«Abbiamo puntato sul turismo. La fortuna è stata trovare una casa rurale a Tinajo, nei pressi del Parco Nazionale del Timanfaya, noto per la sua spettacolare area vulcanica: ne ho intravisto le potenzialità e l’abbiamo trasformata in un bed&breakfast. Dopo due mesi di lavoro è nata Finca Marisa, una scommessa vincente, dove da cinque anni ospitiamo turisti». E’ così che, fra i progetti imprenditoriali ed una famiglia in crescita, dopo la nascita del terzo figlio, fa capolino l’idea di mettere alla prova anche i propri limiti sportivi.



«Non puoi vivere a Lanzarote senza fare sport e da una scommessa con un amico è nata la pazzia di un triathlon 70.3, su distanza di un mezzo Ironman; da lì il passo è stato breve, in termini di obiettivi, ma tosto dal punto di vista dello sforzo fisico». Allenamenti intensi, ansia e normale paura da impresa titanica. «Fatico a nuoto, me la cavo in bici, ma nella corsa è un disastro. Ho cercato di fare il massimo, con allenamenti di due ore al giorno nell’ultimo periodo, curando in particolar modo le combinate, ma alla vigilia della gara avevo una gran voglia di ritirarmi. Ma dopo essermi tuffato in acqua, hanno preso il sopravvento l’orgoglio e la voglia di vincere la sfida con me stesso, dopo tanti sacrifici». Missione compiuta, in 16 ore, 56 minuti e 48 secondi. E’ dopo 1h35’43” a nuoto, 8h12’01” sui pedali e 6h45’37” a piedi che Piccinini è diventato un Ironman. «Mi sono difeso in acqua, ho gestito in bici, ma sapevo sarebbe stata durissima la maratona. Alla mezza il menisco ha iniziato a pungere, ma ho tenuto duro, finché non ho intravisto il traguardo ed è stata una liberazione. La mia dedica va a Chiara, la mia compagna. E’ grazie al suo totale supporto che sono riuscito nell’impresa». —



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