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La Novese alza bandiera bianca e non si iscrive al campionato

GIACOMO MOLTENI
La Novese alza bandiera bianca e non si iscrive al campionato

Scompare dalla scena una delle storiche realtà dei dilettanti. Sanguanini (Crer): «Ho il magone a pensarci:  è il mio paese e lì ho il cuore» 

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Tra le società che hanno presentato regolare domanda d’iscrizione ai Campionati Regionali seniores Figc spicca un’assenza clamorosa: quella della Novese. Clamorosa perchè parliamo di un Comune di più di 10mila abitanti (quattromila più di Ravarino e addirittura più del doppio di Camposanto) che nella stagione 2018/19 non avrà nel suo territorio alcuna squadra per cui andare la domenica pomeriggio a tifare, visto che anche la Roveretana aveva già da qualche anno chiuso i battenti. Ma clamorosa anche perchè la Novese è un piccolo pezzo di storia del calcio dilettantistico modenese a cavallo dei due millenni, che raggiunse anche l’Eccellenza quando fu affidata alla guida tecnica dell’allora poco più che trentenne Maurizio “Licio” Galantini con il quale conquistò la doppia promozione consecutiva dalla Prima appunto al massimo torneo regionale. Direttore sportivo di quel sodalizio presieduto da Avio Lugli era, in tandem con Vanni Capelli, nientemeno che l’attuale numero due del Crer Dorindo Sanguanini. Mantovano di Pegognaga, Sanguanini si trasferì però a Novi giovanissimo per motivi di lavoro ed entrò abbastanza presto non solo nello staff tecnico della squadra di calcio ma anche nell’Amministrazione Comunale (16 anni tra consigliere ed Assessore allo Sport e al Personale). Fu lui a inaugurare in quel periodo l’attuale stadio cittadino, con una tribuna da 1000 posti ancora oggi inalterata. E fu lui, ma come consigliere Crer, ad inaugurare il nuovo terreno erboso rifatto dopo i guasti del sisma del 2012 con i contributi Figc, ed intitolato a Uber Chiari, dirigente membro di “quella” Novese. Un grande passato, cui ha fatto poi seguito un lento declino che negli ultimi anni ha visto la sola famiglia Stachezzini, padre Teodoro e figlia Roberta, mandare avanti la ammirevolmente la baracca, fino a che la seconda, senza supporti e con molti giocatori del gruppo storico avviati a prendere altri lidi dopo la retrocessione in Terza al playout, ha dovuto con grande malincuore gettare la spugna. “Non posso negare – commenta Dorindo Sanguanini – di avere un certo magone pensando a quello che ai miei tempi a Novi, che è stato a lungo il mio paese, si era calcisticamente creato, e di cui rimangono ancora tracce in due splendide strutture nel capoluogo e a Rovereto. Del resto, con la crisi e la diffusa mancanza di sponsor è sempre più difficile fare calcio . Quella della Novese non è certo l’unica defezione che abbiamo avuto quest’anno in regione, ma è indubbio che è quella che mi pesa di più perchè Novi l’ho nel cuore”. —

GIACOMO MOLTENI

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