Di Noia: «Non mi sento un terzino ma un mediano E ho tante motivazioni»
Dopo Suagher e Mbaye, è la volta di Giovanni Di Noia (’94). A differenza dei primi, specialisti dei ritorni, lui è un volto nuovo per davvero, arrivato in prestito dal Chievo, ma figlio della...
Dopo Suagher e Mbaye, è la volta di Giovanni Di Noia (’94). A differenza dei primi, specialisti dei ritorni, lui è un volto nuovo per davvero, arrivato in prestito dal Chievo, ma figlio della diaspora del Bari, dalla quale comincia a raccontarsi: «Nessuno si aspettava che finisse così - ha detto Di Noia – e abbiamo sperato fino alla fine che il Bari si salvasse, ma non è andata così. Avevamo fatto anche tre giorni di ritiro, poi siamo dovuti tornare in città. Da un mese mi alleno da solo con un preparatore atletico. Sono contento di essere a Carpi perché è un bel gruppo. Siamo tutti giovani e c’è voglia di dimostrare qualcosa e fare di tutto per arrivare alla salvezza. Non vedo l’ora di cominciare questa avventura, di condividere nuovamente lo spogliatoio e le emozioni in campo». Gioca a centrocampo, e se gli dite che è un terzino un po’ si stranisce: «Io ho sempre fatto il centrocampista, ma l’ultimo anno di Primavera hanno insistito, un po’ dal niente, nel farmi fare il terzino. Ho fatto un po’ fatica inizialmente poi parlando con il mister e chiarendomi sul ruolo, pian piano mi son trovato bene e ho fatto il mio percorso fino a qui».
Lo spirito del Carpi lo conosce molto bene: «Il mister è stato chiaro nei concetti: si può fare qualche passaggio dietro, ma comunque essere aggressivi e cercare la profondità. Penso che questo sistema di gioco sia caratteristico del Carpi già da qualche anno». La scorsa stagione ha avuto un buon maestro: Fabrizio Castori. Sull’ex tecnico biancorosso: «E’ una persona stupenda sia fuori dal campo e dentro, che pretende il massimo ed è giusto che sia così. Con lui ho sempre fatto il mediano nei due di mezzo. Nell’ultimo periodo a tre ma comunque le caratteristiche della squadra erano sempre le stesse, perché la ricerca della profondità per lui era sacra. Mi son sempre trovato benissimo». —
FABIO GARAGNANI
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