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volley. l’intervista 

«Sono tornato a Modena per la mia famiglia e perché qui sono a casa»

Francesco Cottafava
«Sono tornato a Modena per la mia famiglia e perché qui sono a casa»

Roberto Ciamarra, 36 anni, l’uomo delle statistiche gialloblù  «Quello del triplete è stato l’anno più bello della mia vita» 

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Modena Volley questa estate ha riportato al Pala Panini uno dei protagonisti del leggendario triplete di tre stagioni fa. Roberto Ciamarra, di professione scoutman, braccio destro di Lorenzetti per tre stagioni e uomo fondamentale all’interno dello spogliatoio gialloblù.

«Il triplete è stato l’anno sportivo più bello della mia vita, poi vincere con la maglia di Modena all’interno del Pala Panini ha un sapore speciale. Quell’anno è stato magico anche per le relazioni che si erano create tra staff e squadra, tutte cose che spero di ritrovare adesso».

Ciamarra, classe 1982, ritornerà a monitorare tutte le statistiche di Modena per i prossimi tre anni dopo una parentesi a Trento.

«Il mio ritorno è stato inaspettato, la situazione è cambiata dopo l’esonero di Stoytchev. Sono tornato a Modena per la mia famiglia e perché al Pala Panini mi sento a casa. L’anno di Trento è stato importante perché ho imparato tante cose, però mi sono reso conto di sentirmi più modenese di quanto pensassi. In questa città ho amici ed è perfetta per la mia compagna e nostro figlio (Giovanni, 1 anno ndr). Modena è Modena perché dentro ci sono dei contenuti. C’è uno stile che contraddistingue Modena».

Ciamarra da quattro anni segue Andrea Giani in nazionale ed è stato scoutman prima della Slovenia e poi della Germania.

«Sono nato a Spoleto dove, a 16 anni, sono entrato nel mondo del volley facendo l’addetto stampa; poi a 18 ho iniziato a fare lo scoutman. A Spoleto mi ricordo anche di un ragazzino di 8/9 anni che giocava contro il muro della palestra e rispondeva al nome di Ivan Zaytsev, perché suo padre allenava la prima squadra».

Spoleto, Terni, Cortona, Città di Castello, Modena e Trento. Adesso di nuovo il Pala Panini che, durante la stagione, lo vede lavorare 12 ore al giorno.

«In campo ci vanno i giocatori, ma la strada che traccia lo staff è importante. Inoltre penso che nel 2018 la tecnologia sia fondamentale nello sport. Da Velasco mi aspetto di imparare tantissimo, è una persona che ha una visione del volley e della vita più alta della media. Il giocatore più forte che ho analizzato? Tanti, ma quello che mi ha fatto emozionare di più è stato Earvin Ngapeth...». —



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