Rovina nella storia di Modena: lascia dopo 10 anni e 180 caps
Mediano di mischia, arrivò nel 2008 scelto dall’allora presidente Almer Berselli «Questa è diventata la mia città, pronto a una nuova sfida al fianco di Ivanciuc»
È il dicembre 2008 e il Donelli, in piena corsa per conquistare un posto nei play off per la serie A, perde per infortunio il suo mediano di mischia titolare Giacomo Genesini. Un ruolo troppo delicato per rimanere scoperti o adattare giocatori, per questo l’allora presidente biancoverde Almer Berselli decide di tornare sul mercato e, consigliato da Roberto Pedrazzi che lo aveva conosciuto a Viadana, ingaggia Andrea Rovina, numero 9 di 22 anni, protagonista del doppio salto della Cadetta giallonera dalla C all’A2. Così, un po’ per caso, è iniziata la storia di Rovina a Modena, una storia durata dieci anni sul campo e che ora prosegue in panchina.
«La prima partita – ricorda l’ex mediano di mischia – è andata male, abbiamo perso in casa con la Cadetta del Rugby Parma. Da un punto di vista sportivo quella fu una stagione da dimenticare: abbiamo dominato il nostro girone, per poi perdere ai play off con Catania, forse la delusione più grande da giocatore del Modena Rugby. Quell’anno fu comunque bellissimo per me, avevo trovato una società sì amatoriale ma ambiziosa e organizzata, con strutture di alto livello. E poi il gruppo: a Modena mi sono trovato sempre bene a livello umano e questo mi ha fatto amare la città ogni giorno di più. Sarò sempre grato ad Almer Berselli per avermi portato a Modena, con lui ho avuto un rapporto speciale, la sua scelta di puntare su di me mi ha cambiato la vita».
Nel Donelli di Berselli e Huygen Rovina non iniziava la stagione da prima scelta, salvo poi ritagliarsi il suo spazio durante l’anno: «Per un giocatore non è facile sapere di non essere nel XV titolare, ma non mi è mai mancata la fiducia della società e degli allenatori. Ero consapevole sia dei miei punti di forza sia dei miei limiti: sono sempre stato un giocatore ordinato, metodico e disciplinato, non uno che spacca la partita come erano Frangulea, Naudé e Tepsanu».
I ricordi più belli restano legati a quelle stagioni, la cavalcata dalla B all’A1 e la vittoria allo scadere nel derby con Reggio nell’anno della promozione in A1: «Fenner è stato il più forte di tutti, ma anche Stead e Assandri facevano la differenza. Tra i modenesi dico Gibellini, mentre quello che negli anni ho visto crescere di più è senza dubbio Faraone».
Più di recente, nonostante la concorrenza e il brutto infortunio del settembre 2014, Rovina ha conservato la titolarità della 9, chiudendo la carriera da giocatore con 180 caps in biancoverde. E ora?
«Per me comincia una nuova avventura – spiega Rovina – o meglio prosegue, visto che sono ormai otto anni che alleno le giovanili. Quest’anno sono assistente di Ivanciuc per la trequarti. È diverso, un po’ strano non fare la preparazione con i ragazzi, ma metterò tutta la passione e l’impegno che mettevo in campo anche in questo nuovo ruolo». —
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