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C’era una volta e c’è ancora l’Avia Pervia: festa per il quinto scudetto 55 anni dopo

CARLO GOBBI ; ‘Questi sono i miei palleggi…!’.

Domani al Tennis Modena si ritroveranno i leggendari campioni che conquistarono l’ultimo titolo della società modenese 

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C’era una volta…Una città, al centro dell’Emilia, famosa perla Ghirlandina e devota a San Geminiano…Che aveva tre squadre di pallavolo maschile. Dal 1953 al 1963, cioè per undici anni consecutivi, si alternarono sul trono del campionato. Tre scudetti alla Minelli, tutti di fila. Altrettanti alla Villa d’Oro. Cinque all’Avia Pervia, con quattro secondi posti e un terzo. Uno squadrone, guidato dal professor Franco Anderlini, popolarissima figura del piccolo (a quel tempo) mondo sottorete. I giocatori, come usava a quei tempi, erano tutti autoctoni, cioè modenesi doc. In particolare all’Avia Pervia, nome societario dettato dalla citazione latina dello stemma della città. Studenti universitari, parecchi poi laureati, o diplomati. I colori, tradizionali, quelli gialloblù, come il Modena calcio. Sede di gioco e di allenamento, a quei tempi si giocava all’aperto, il campionato partiva a fine inverno, col primo sole primaverile, per concludersi alle soglie dell’estate. Perciò la sede sociale, come di gioco e di allenamento, era il circolo Avia Pervia di viale Monte Kosica, di fianco al Tennis Club, di fronte allo stadio, a quell’epoca non ancora intitolato ad Alberto Braglia.

il campo di viale monte kosica

Niente parquet, ma una pista da ballo in piastrelle, perché il circolo si sovvenzionava con i proventi del bar tutto l’anno e del dancing in estate. Infatti a centro pista la rete da pallavolo con i pali. A fondo campo i due tabelloni per la pallacanestro, perché la società aveva anche una sezione che praticava l’altro sport di palestra. A metà una specie di conchiglia rialzata per l’orchestra.

Suggestivo? Certo. Ma in quei tempi, parliamo degli anni cinquanta, il denaro non correva certo rigoglioso nei club di pallavolo, in gran parte sorretti dai Vigili del Fuoco e dai Cus, cioè le sezioni sportive delle Università. Soldi? Mai visti. Trasferte in rigorosa economia. Treni di terza classe, allora usavano ancora le littorine, o in pullman. O magari in auto di qualche dirigente che ci metteva la sua. Panino e coca cola è diventato un modo di dire di quei tempi. Dove ci si allenava per trovarsi tra amici, si giocava per divertirsi. E intanto si andava avanti mettendo i puntelli indispensabili per proseguire la marcia nella vita.

Franco Anderlini, l’allenatore, lui si definiva un ‘allevatore’.

IL CONDOTTIERO

Insegnante di educazione fisica presso il liceo scientifico Tassoni in viale Reiter, pescava a piene mani dalla gioventù convogliandola verso la pallavolo. Non esistevano ancora i piani altezza. Lui portava tutti in palestra. ‘Sennò ti boccio’ diceva a chi faceva resistenza, adducendo motivi di studio o di ragazze. I giocatori erano tutti amici fra loro. Oddo Federzoni, il capitano, che poi diventerà allenatore di fama iniziando prima a Reggio Emilia, poi approdando alla Virtus Bologna e più avanti alla nazionale, era studente delle magistrali Carlo Sigonio in via Saragozza.

IL TENORE DEL VOLLEY

Con lui, ma un anno indietro perché più giovani, Silvano Mazzi e Luciano Pavarotti, compagni di banco. Sì, non ancora famoso tenore, ma amico di tutti. Lo ricordiamo tanti pomeriggi, ‘Lucianone’, giocare con i vecchi amici sul campo all’aperto. In una bella intervista che ci concesse anni dopo grazie a Federzoni, nel suo camerino alla Scala a Milano, ci confesserà: ‘Mi sarebbe piaciuto tanto diventare un giocatore vero di pallavolo. Ma studiavo già canto e dovevo stare attento a non prendere aria. Mi andavo ad allenare con Oddo, Silvano e gli altri quando il tempo era bello per non raffreddarmi’. Mentre parlava, emetteva frequenti gorgheggi o vocalizzi. Figuratevi la potenza in un camerino…Luciano, che ci aveva riconosciuti come vecchi dell’Avia Pervia, noi appartenevamo alla sezione basket con Paolo Bassoli e più tardi Roberto Rebucci, amico di una vita e come noi alpino, si scusava dicendo:

‘Questi sono i miei palleggi…!’.

SQUADRA DI DESTRA

L’ambiente dell’Avia Pervia, su una pubblicazione scritta molto bene da un caro collega marchigiano, promossa dalla Lega, venne definita squadra di ‘destra’. In contrapposizione alla Villa d’Oro, che era notoriamente di sinistra, sistemata nel rione Crocetta. Mentre la Minelli di via delle Morane era apertamente democristiana. Ma in realtà, possiamo confermare che ai ragazzi dell’Avia Pervia, la politica non interessava. E fra i giocatori, le uniche battaglie erano al di qua e al di là della rete, nei derby sempre accesissimi. Di destra si professava Anderlini, che durante la Repubblica Sociale era stato ufficiale, sottotenente dei bersaglieri nella divisione Italia. Quando andava a giocare sul campo della Crocetta, e qualche buontempone del pubblico, scherzosamente, lo apostrofava così: ‘Prof, oggi ag famm la busa’, lui replicava serafico: ‘Sono sotto la protezione dell’Onu’. E si presentava con l’immancabile seggiolino, le panchine non erano ancora state inventate, basco e sciarpa scozzese, pipa con tabacco americano Alf and alf. Ma con quella sua inconfondibile bonomia tutta geminiana, Anderlini era un sottile stratega, capace di individuare i talenti, insegnargli i rudimenti del gioco, inventare una tattica di squadra che i migliori portavano avanti. E migliori.. lo erano praticamente tutti. Negli anni tra cinquanta e sessanta, la nazionale era fatta con quasi tutti modenesi e qualche fiorentino. Rari gli extra. Silvano Mazzi era il palleggiatore principe, lui dettava il gioco. Mauro Mescoli, dal palleggio divino e senza rumore, sovente giocava in diagonale. Allora il doppio palleggiatore era la regola. Oddo Federzoni il martellone di rara potenza. Paolo Zanetti, purtroppo scomparso una quindicina d’anni fa, l’altro schiacciatore. Al centro giocavano un po’ tutti, non esistevano ruoli fissi. Gigi Tedeschi, che diventerà veterinario, era il fuoriclasse, un vero genio del volley. Faceva tutto con naturalezza, dotato in più di eccezionale elevazione. Franco Zanetti l’altro jolly tuttofare. Più avanti arriverà Mauro Fangareggi, centrale di notevoli doti fisiche, sul metro e novantacinque, statura rara per quei tempi. Tiziano Cavazzuti, l’acrobata, grandissimo difensore davvero funambolico. Paolo Buzzega, palleggiatore, specialista del palleggio in rullata, oggi scomparso. Per due anni anche Adriano Guidetti, schiacciatore, che poi passerà alla Minelli. Gigi Tenti, l’ingegnere, era il terzo palleggiatore. Poi arriverà anche Fabrizio Anderlini, figlio del prof, ottimo regista adatto al gioco veloce. Amerigo Corradi era la riserva tuttofare. Nei primi anni anche Gianni Bigoni, palleggiatore che poi si trasferirà a Bologna per lavoro. E Carlo Bettelli, ottimo difensore; chiederà alla società il nullaosta per tornare alla Villa d’Oro, dove aveva amici, fidanzata e casa. Il prof lo chiamerà, ma amabilmente, senza naturalmente negargli il rientro. Più avanti, ai primi anni sessanta, Franco Zanetti lascerà l’Avia per la Ruini, che diventerà la grande avversaria dei club modenesi. Zanetti entrerà nei Vigili del Fuoco per il servizio militare e guadagnerà, secondo le notizie dell’epoca, la cifra di centomila lire al mese. Che lui ha sempre smentito. E il prof beffardo, lo chiamerà ‘mercenario’.

L’AMICIZIA PRIMA DI TUTTO

Ma era una pallavolo molto naif, fondata su amicizia, divertimento, battute alla geminiana, tre allenamenti scarsi la settimana e la partita. Tedeschi mancherà nella sfida con la Villa d’Oro perché quello era il giorno del suo matrimonio e neanche Anderlini riuscì a farlo desistere. I compagni anzi, gli diedero ragione. Era il 1961 e lo scudetto andò alla Villa!

Ma perché l’Avia Pervia è scomparsa? Come tutti i bei sogni della gioventù, nel 1964, perso lo scudetto, vinto dalla Ruini Firenze, la società si sciolse. Per quanto pochi, mancavano i soldi. Mazzi seguì la sua strada di insegnante di educazione fisica. Dopo il servizio militare, sottotenente di fanteria a Siena, girovagò tra Genova, Bergamo, Milano. Federzoni allenerà a Reggio Emilia, poi a Bologna. Zanetti a Firenze, poi con il fratello Paolo, Tedeschi, Fangareggi formerà l’ossatura dei modenesi a Bologna con Nerio Zanetti. Sul finire degli anni novanta, scoprimmo cosa ne era stato dell’Avia Pervia, il vecchio campo della nostra gioventù cestistica. Un circolo colombofilo! Oggi si è trasformato in un parcheggio. E la pallavolo ha preso gli stivali delle sette leghe. Le realtà DI oggi sono altre: società quotate per decine di milioni di euro, impianti sempre pieni di migliaia di spettatori, televisione, giornali. E della vecchia Avia Pervia, chi mai se ne ricorda più? —

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