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Sassuolo, bel gioco e risultati. Il segreto? Siede in panchina

Stefano Aravecchia
Roberto De Zerbi
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Roberto De Zerbi

Squadra camaleontica ad immagine e somiglianza dell’allenatore De Zerbi:  grazie a lui il club neroverde è tornato sotto i riflettori. E Squinzi può sognare

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SASSUOLO Cinque partite, cinque formazioni diverse ma un unico denominatore: il bel gioco. Il camaleonte Sassuolo segna a raffica, ha il miglior attacco del campionato con 12 reti in 5 partite suddivise tra sei marcatori diversi, e gioca a memoria. De Zerbi ha riportato al Sassuolo la stessa mentalità dell’era Di Francesco: fare sempre la partita badando prima a far gol che a subirne. Logico che con questo diktat votato all’attacco la difesa possa andare in sofferenza, non a caso Consigli ha raccolto nella propria porta già 8 palloni. Serve più equilibrio, ma al momento il saldo resta positivo. Lo dice la classifica, lo conferma il ritrovato entusiasmo del pubblico con gli oltre 7mila abbonamenti. Mica pochi per una città di appena 40mila abitanti con una squadra che gioca a Reggio Emilia. Insomma, una realtà particolare come Sassuolo aveva bisogno di un allenatore come De Zerbi che riportasse il club sotto i riflettori. Brava la società ad accontentarlo in tutto e per tutto sul mercato (cosa mai accaduta nemmeno ai tempi di Di Francesco, che si è sempre dovuto adeguare), bravo il tecnico a farsi capire dai giocatori che stanno rendendo oltre le aspettative anche contro avversari di livello superiore come Juventus e Inter, squadroni che hanno “subìto” per lunghi tratti l’iniziativa dei neroverdi.

Intensità, velocità, triangolazioni, possesso palla: il Sassuolo gioca a memoria e, anche se cambia lo spartito, la musica è la stessa. A parte l’intoccabile Boateng, fuoriclasse e leader della squadra, il Sassuolo non dipende da alcun giocatore: gli unici punti fermi per ora paiono essere Consigli e Berardi che, con Lirola, Ferrari e Duncan, sono gli unici che hanno giocato sempre titolari nelle prime 5 giornate. De Zerbi fa ruotare tutti gli altri, coinvolgendoli nel progetto, e i risultati si vedono nelle prestazioni dei singoli che, quando vengono chiamati in causa, sfruttano l’opportunità.

Dopo la vittoria con l’Empoli De Zerbi ha gettato acqua sul fuoco sui sogni d’Europa, giustamente non vuole pressioni. Ma il primo ad alimentare queste ambizioni è Squinzi, colui che ha fortemente voluto il 39enne tecnico bresciano sulla panchina del Sassuolo convinto che possa ripercorrere le orme di Di Francesco, se non addirittura fare meglio.

I neroverdi raggiungeranno l’obiettivo europeo? È troppo presto per sbilanciarsi, giusto godersi il momento vivendo alla giornata. L’unica certezza è che il Sassuolo, dopo un paio di stagioni a fari spenti, è tornato a splendere di luce propria. E il merito, in primis, è del suo allenatore. Un predestinato che farà molta strada. —




 

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