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Perna, trecento volte Modena «Siamo primi per rimanerci»

Marco Costanzini
Perna, trecento volte Modena «Siamo primi per rimanerci»

«Il gioco deve crescere, ma avrei firmato per questa posizione dopo 4 turni La fascia di capitano personalizzata? La metterò all’asta per beneficenza»

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MODENA Armando Perna domenica toccherà un traguardo prestigioso come le 300 partite ufficiali con la maglia del Modena, 288 in campionato oltre a 2 nei playoff di serie B 2005/06 e a 10 in Coppa Italia. Sono passati più di 14 anni dal 13 settembre 2004, giorno del suo debutto nel finale di un Modena-Genoa che inaugurava il campionato di B, il difensore palermitano non è più il ragazzo 22enne di allora ma un giocatore che di strada ne ha fatta tanta anche grazie al Modena e a Modena, una società e una città che ha sempre amato ma con cui il legame si è potuto rinsaldare solo quest’estate dopo essersi interrotto nel 2013 per volontà altrui. Perna, a 37 anni, è tornato da capitano per mettere la sua esperienza al servizio del club canarino nel momento più difficile, l’inizio di una nuova era dalla serie D per cancellare la macchia di un fallimento innescato proprio da chi, in quel lontano 2013, aveva deciso che Armando Perna non facesse più al caso del Modena. Con l’entusiasmo di un ragazzino e la voglia di riportare i canarini nelle categorie in cui li aveva lasciati, prima che tutto naufragasse. Dopo quattro giornate di campionato, il Modena è già solo al comando, ma il cammino è appena iniziato e prevede ancora 30 battaglie.

Perna, tracciamo un primo bilancio da capitano?

«Positivo. Avrei messo la firma per essere primo dopo quattro partite, con tre vittorie e un pareggio. Sappiamo però che possiamo e dobbiamo fare meglio, questo è fuori discussione. Stiamo comunque crescendo, abbiamo ottenuto risultati importanti lottando fino alla fine, andando anche in svantaggio e recuperando: è importante per una squadra che ha il solo obiettivo di restare al primo posto il più a lungo possibile».

La solidità del Modena è l’aspetto più positivo: due soli gol al passivo, nessuno su azione.

«Significa che in fase difensiva stiamo lavorando bene. Questo dato ti dà sicurezza, equilibrio e forza di andare avanti su questa strada. E alla fine paga sempre. Non è soltanto una questione Perna-Dierna ma riguarda il collettivo, significa che la squadra sa lottare e anche soffrire per tenere la porta inviolata. I due gol subiti su palla inattiva ci possono stare: in un campionato dove c’è l’obbligo degli under un errore tecnico o una marcatura sbagliata da parte di un giovane può capitare, fa parte del suo percorso di crescita e lo aiuta ad acquisire l’esperienza che poi lo porterà a non commettere più quell’errore».

Sei proprio tu la prima guida dei giovani, visto che la maggior parte di loro è nel tuo reparto.

«Non solo io ma tutti i giocatori di esperienza, insieme al mister. Li stiamo aiutando come abbiamo fatto sin dal primo giorno di ritiro, chiamandoli spesso e tenendoli attenti in campo, con la consapevolezza che un giovane può commettere un’ingenuità. Di tutti i nostri under siamo molto soddisfatti e credo che per loro parli il campo, con le prestazioni che hanno già saputo fare. Domenica dopo domenica accresceranno il loro bagaglio sportivo-culturale e continueranno a migliorare».

L’aspetto in cui ora il Modena deve crescere è il gioco.

«Sappiamo bene che nella manovra di squadra dobbiamo fare passi avanti, avere meno frenesia e ragionare di più. Giocare sempre con lanci lunghi è dispendioso a livello di squadra, perché devi sempre accorciare in avanti e recuperare la seconda palla. Dobbiamo cercare una manovra più dettagliata, che metta sempre più al centro le persone adatte a fare gioco. È normale che l’impostazione non sia il primo ruolo che spetta ai difensori, ma quando i tuoi registi sono marcati e c’è da dare una mano alla squadra devi cercare di farlo al meglio».

Quanto mestiere serve, a 37 anni, per affrontare attaccanti rapidi come quelli del Mezzolara?

«Il mestiere lo utilizzi sempre, con il contatto fisico quando hai l’attaccante vicino e con la capacità di leggere in anticipo un’azione avversaria. Se arrivi a 37 anni devi essere bravo ad arrivarci prima con la testa che con le gambe. Di squadre con il Mezzolara, che si chiuderanno e ripartiranno in velocità, ne troveremo tante».

Al braccio sfoggi una fascia da capitano personalizzata. C’è un motivo particolare?

«È un’idea nata insieme al mio amico Gerardo Langella del ristorante “Al Cenacolo” quando la scorsa estate un’azienda mi ha contattato per disegnare le mie fasce. Ci sono cinque o sei disegni che alternerò per tutta la stagione. Le venderò all’asta per beneficenza, con l’obiettivo di regalare un sorriso a chi ne ha bisogno: mi piacerebbe un’iniziativa per i bambini». —


 

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