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Alice Nanetti da Bastiglia, una sirenetta tra le regine dell’apnea

Davide Berti
Alice Nanetti da Bastiglia, una sirenetta tra le regine dell’apnea

Si immerge da pochi mesi e all’esordio ai campionati italiani è arrivata settima «Un’emozione unica: il cielo dal fondo del mare è come un’opera d’arte»

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BASTIGLIA. Gli occhi li ha grandi, da qualche mese le servono per guardare fino in fondo al mare. Se la chiami “sirenetta” non si offende e si mette a ridere dalla felicità, perchè l’acqua è diventato il suo habitat preferito. Alice Nanetti ha appena 16 anni, è uno dei nuovi talenti dell’apnea: vive a Bastiglia, frequenta il Selmi biologico, è tesserata per la Bruno Loschi e ha lasciato la pallavolo perchè l’acqua è come una magia che arriva tutte le volte che l’accarezza. Ai campionati italiani in assetto costante, che si sono svolti a Villasimius in acque libere, ha esordito con un bellissimo settimo posto condizionato dal maltempo: voleva superare i 36 metri, suo record personale, ma si è fermata a 30. Come debutto, niente male.

Da quanto tempo pratichi apnea?

«Ho cominciato due estati fa facendo una lezione base all'isola di Capraia, mentre ero al mare con la mia famiglia».

Come sei arrivata a questa disciplina?



«È stato subito come un gioco, con le pinne da snorkeling, seguendo i miei genitori subacquei quando cominciavano a scendere nel blu».

Come mai ha deciso di cambiare sport?

«Non avrei mai pensato, fino ad aprile dell'anno scorso, che l'apnea sarebbe diventato il mio sport. Da piccola volevo diventare “pallavolista di serie A” non apneista; questo ora non lo potrei mai pensare. Ho deciso di cambiare sport quando ho capito che giocando a pallavolo non riuscivo a provare più le stesse emozioni. Mentre l'apnea mi sta dando molto di più».

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Quando hai deciso che l’apnea avrebbe fatto parte della tua vita?

«Mia mamma ad aprile 2017 mi ha proposto di partecipare ad uno stage di Umberto Pelizzari facendomi prima vedere un suo video mentre nuota con i delfini. Una visione quasi surreale ed emozionante: non potevo non accettare la proposta di mia mamma».

Cosa ricordi della tua prima immersione?

«Il tuffo a fianco di Umberto Pelizzari. Con la sua presenza mi sono sentita tranquilla, sicura e molto fortunata ad essere con lui. Durante l’immersione ho provato sensazioni nuove, un modo diverso di percepire il mio corpo nell'acqua».

Quante ore ti alleni?

«Diciamo che ho cominciato da poco ad allenarmi seriamente; per aumentare la mia capacità aerobica mi alleno quattro volte a settimana con una delle squadre di nuoto pinnato della mia società e ogni allenamento dura in media un'ora e un quarto. Due volte a settimana vado in palestra a fare potenziamento seguendo una tabella da un'ora e mezzo».

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Dove ti alleni?

«Nel periodo estivo si predilige il mare per allenare la profondità, il resto dell'anno palestra, piscina e Y-40, la piscina più profonda del mondo che abbiamo la fortuna di avere qui in Italia».

Chi ti allena?

«Non ho un allenatore che mi segue su tutto, la società mi ha messo a disposizione i suoi tecnici per allenarmi in vista di eventuali gare. Il preparatore fisico è un ragazzo che ho conosciuto quando facevo ancora pallavolo e per la parte in mare, quindi sulla profondità, mi segue un istruttore e atleta che ho conosciuto ad uno stage l'estate scorsa. Lo ringrazio perché è lui che mi ha permesso di arrivare fin qui presentandomi a Stefano Tovaglieri».

Sono duri gli allenamenti?

«L'allenamento per essere tale deve essere faticoso. Sono una a cui piace fare fatica perché questa serve per raggiungere gli obiettivi».

Devi fare molti sacrifici?

«Li fai volentieri quando hai delle grandi passioni da coltivare. Ci sono volte che vorrei vedere delle mie amiche ma ho allenamento oppure sere che, dopo essere tornata dalla piscina, devo rimanere alzata fino a tardi per finire di studiare. Sono sacrifici che bisogna fare se vuoi crescere».

Che cos’è per te l'apnea?

«Sempre sensazioni ed emozioni diverse e nuove. Sentirsi tutt'uno con l'acqua, con il mare, percepire cosa succede in ogni parte del mio corpo, concentrarmi prima di ogni prestazione e anche osservare ogni particolare presente nel nostro mare. Non credo di riuscire a far capire a chi non prova questa disciplina, a chi mi crede pazza nel fare questo sport, che sensazioni uniche e profonde si possono provare».

Che cos’è per te l’acqua?

«Vita, è l'elemento che determina la vita, è ciò che ci costituisce per la maggior parte e forse è anche per questi motivi che amo l'apnea».

La domanda che si fanno tutti: come si resta calmi senza poter respirare?

«Concentrazione e allenamento; è questione di ascoltarsi e se non si prova non si può capire, non si può sapere».

Cosa pensi durante quei minuti di immersione?

«Quando si fa apnea devi avere pensieri positivi e l'errore che fanno in molti, ma è comprensibile, è pensare al tempo che passa. La prima cosa che ti insegnano ai corsi è di rilassarti, ascoltare il tuo corpo e “partire con la testa”, pensare a qualcosa che ci fa stare bene, un bel ricordo».

Mai avuto paura?

«No, mai. Non puoi fare questo sport se hai paura, devi cercare di essere sempre concentrato e lucido, creare automatismi che ti permettono di mantenere la calma. La cavolata, che ti fa spaventare, prima o poi arriva per tutti ma ovviamente devi fare sempre il massimo per evitarla».

Com’è il cielo visto dal fondo del mare?

«Bellissimo, i raggi che attraversano l'acqua, le onde che muovono la superficie; sembra quasi un'opera d'arte».

Che obiettivi ti sei posta? Dove vorresti arrivare?

«Sinceramente non vorrei sbilanciarmi ma cominciando ad allenarmi seriamente e costantemente credo di poter fare cose interessanti».

C’è un episodio curioso, particolare, emozionante, che ti piace ricordare?

«Amo cercare i pesci in mezzo agli scogli, mi diverto a pensare come loro: “se fossi un pesce sceglierei questo posto come tana”». —

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