La grande lezione di queste ragazze
L’ANALISISTEFANO TAMBURINISì, alla fine hanno pianto le ragazze terribili, quelle che sorridendo per tutto il Mondiale ci hanno preso per mano e regalato un sogno e una lezione. Quel sogno, la...
L’ANALISI
STEFANO TAMBURINI
Sì, alla fine hanno pianto le ragazze terribili, quelle che sorridendo per tutto il Mondiale ci hanno preso per mano e regalato un sogno e una lezione. Quel sogno, la medaglia d’oro, lo hanno visto sfumare sul più bello ma ci hanno insegnato tante cose: la prima è che vincere non è l’unica cosa che conta. Conta semmai dare il massimo e se alla fine a gioire sono le altre pazienza, magari si piange ma si applaude e si comincia a costruirne un altro di sogni come questo.
La bella lezione delle ragazze terribili degli schiaffi nell’aria per schiacciare palloni a cento all’ora è quella dello sport più sano. Prendete i sorrisi di Paola Egonu, ragazza italiana di Cittadella, dopo ogni errore; prendete la cazzimma della capitana napoletana Cristina Chirichella; prendete la gioia degli occhi dell’ultima delle riserve, la millennial Sarah Fahr da Piombino, a ogni abbraccio con chi è in campo. E prendete il batticuore di sfide infinite, dove il confine fra successo e lacrime passa per la cruna del tocco di un mignolo o da una palla fuori di un soffio.
È una nazionale giovane (22 anni l’età media) con un ct giovane come Davide Mazzanti (42), una squadra che non è arrivata per caso a prendere per mano milioni di persone, a farci smettere per qualche ora di litigare su tutto, di far fermare i lavori della convention renziana alla Leopolda e trasformarla in una gradinata da palasport e far arrivare i tweet di complimenti del vicepremier leghista Salvini. Ma non è una nazionale nata per caso, qui ci sono anni di lavoro, di programmazione, c’è una federazione che vede crescere tesserati e qualità. Una lezione fatta di studi, di umiltà e di obiettivi comuni. Prendete il Club Italia, una squadra con le migliori ragazze emergenti, che la Federazione fa giocare in Serie A con il consenso dei club: squadra che ci ha regalato quasi tutte le protagoniste di questo sogno costruito fra libri e palloni che si intrecciano in una staffetta perfetta che produce buone studentesse e ottime atlete.
Provate a pensare all’Under 21 di Gigi Di Biagio in campo in Serie A con Bernardeschi, Chiesa e Donnarumma a giocare per lo scudetto. Utopia. Eppure qui va così, qui funziona grazie all’intuizione di un grande innovatore come Julio Velasco quand’era ct delle donne.
La nazionale femminile under 19 è fresca di titolo europeo e con la stessa rosa lo scorso anno aveva trionfato al Mondiale under 18. L’Italia non giocava una finale iridata dal 2002, quando si prese il primo e per ora unico titolo. Un’altra era sportiva, seguita da due quarti e un quinto posto, alle falde di un’eccellenza sfumata e rincorsa. Ieri, finalmente, le ragazze terribili l’hanno riacciuffata regalandoci questa lezione di sport e di vita. Oggi è il momento di dolci lacrime. Domani verrà quello di un pensiero stupendo: Tokyo 2020, Olimpiadi. Chi ama lo sport non può non amare queste ragazze, sorelle e figlie dell’Italia migliore. Grazie, grazie davvero. Ce n’era bisogno. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
