È il giorno di Gravina La Figc cerca tregua dopo anni di disastri
STEFANO TAMBURININon fatevi ingannare dai baci e dagli abbracci. Nel solito albergo di Fiumicino che lo scorso 29 gennaio aveva aperto la strada al commissariamento più disgraziato della storia della...
STEFANO TAMBURINI
Non fatevi ingannare dai baci e dagli abbracci. Nel solito albergo di Fiumicino che lo scorso 29 gennaio aveva aperto la strada al commissariamento più disgraziato della storia della Federcalcio, oggi andrà in scena una pace di facciata, di convenienza fra vecchi nemici che non si possono vedere ma che alla fine, nel nome dell’ode al “facciamoci gli affari nostri”, hanno trovato il modo di ripresentarsi uniti dove erano crollati perché divisi.
E quindi da oggi il calcio italiano avrà un nuovo presidente, l’abruzzese Gabriele Gravina, 65 anni, più della metà dei quali nel mondo del pallone. Gravina è persona perbene, va detto: l’ultimo incarico, quello di presidente della Lega di Serie C, è stato turbolento ma nulla al confronto con quello del predecessore Mario Macalli, vera rovina della terza serie. Detto tutto quel che di buono c’è da dire, però, non è che Gravina venga fuori dal niente. Lo hanno scelto perché garantisce equilibri di potere che ancora non conosciamo ma vien da pensare che siano meno preoccupanti del solito se la Congrega dei Lotiti stavolta starà fuori da questo patto e se non piace a molte big. Vorrà pur dire qualcosa se Andrea Agnelli a un certo punto aveva pensato di contrapporgli il “nemico” Massimo Moratti.
Quando c’è di mezzo il calcio italiano è sempre difficile pensare che ogni passo che vien fatto sia in avanti. Spesso bisogna accontentarsi di pensare che non se ne facciano altri indietro, perché la storia recente è composta quasi esclusivamente da trapianti di poltrone sempre sotto i soliti culi, lotte di potere per il potere, debiti che crescono, società che falliscono a raffica, settori giovanili allo sbando e la ciliegina del Mondiale vissuto da spettatori, quello che ha fatto saltare la poltrona di Carlo Tavecchio, il ventriloquo di Claudio Lotito. Il commissariamento di Roberto Fabbricini, fedelissimo del presidente del Coni Giovanni Malagò, ha prodotto la flebile riforma delle seconde squadre, pasticciata al punto da essere sposata solo dalla Juventus e osteggiata da chi preferisce il traffico di carne da plusvalenze. Poi ha permesso il cacciucco informe di Serie B e Serie C partite con squadre che ancora non sanno dove giocheranno, ha offerto la poltrona di presidente del calcio femminile alla moglie di un subcommissario. E per il resto, tutto come prima o peggio di prima con presidenti come Aurelio De Laurentiis che vorrebbero poter guidare contemporaneamente due squadre in Serie A (immaginate il disastro degli scontri diretti o con le rivali della “gemella”), con i diritti tv esteri sopravvalutati e la società che li ha comprati in grave difficoltà, con la finta concorrenza Sky-Dazn a tutto danno del telespettatore. Avrà di fronte scelte delicate, con i calciatori all’opposizione in compagnia con un po’ di club forti di Serie A e parte della B. Avrà da affrontare il nodo dell’attuale caricaturale giustizia sportiva. Quindi il posizionamento del calcio femminile e, soprattutto, la redistribuzione delle risorse. Gravina troverà dunque molta polvere sotto i tappeti: avrà, questo sì, il vantaggio di sapere chi ce l’ha messa ma non sarà semplice neanche per lui. —
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